Kenya, Uhuru vince per 4109 voti Raila contesta. Si temono disordini

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE
NAIROBI
– Multimiliardario e accusato dalla Corte Penale Internazionale di crimini contro l’umanità, Uhuru Kenyatta, figlio del padre della patria è stato dichiarato ufficialmente nuovo presidente del Kenya. Lui e il suo vice, William Ruto (anche lui sotto processo per gli stessi reati a L’Aja), festeggiano. Raiga Oginga e Kalonzo Musioka, i loro sfidanti non ci stanno e non riconoscono i risultati, il Kenya trema perché la gente teme una nuova ondata di violenza, come quella che seguì le elezioni (probabilmente truccate) del dicembre 2007. Kenyatta e Ruto hanno superato il 50 per cento dei consensi per 4109 voti su oltre 12 milioni di voti espressi.

Troppo pochi – secondo Raila e Kalonzo – anche perchè il processo elettorale è stato segnato da varie anomalie. Tutto era pronto per il conteggio elettronico, ma il sistema ha dato forfait e Kenyatta, che guidava alla grande i risultati parziali, ha perso moltissimi voti.

Uhuru Kenyatta è  il figlio del padre della patria, Jomo Kenyatta. La sua famiglia, kikuyu, la più numerosa tribù del Paese,  multimiliardaria, è la più potente del Kenya. L’incriminazione da parte dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità, non l’ha preoccupato più di tanmto. In particolare colui che corre alla sua vicepresidenza, William Ruto, un kalenjin, è accusato di aver dato l’ordine di bruciare una chiesa dove avevano trovato rifugio decine di kikuyu.

Alle scorse elezioni del dicembre 2007 Kenyatta e Ruto correvano su cavalli diversi. Kenyatta appoggiava il presidente Mwai Kibaki e Ruto l’anche allora candidato, Raila Odinga.

Anche Raila Odinga è figlio di un militante anticolonialista Jaramogi Ajuma Oginga Odinga, vicepresidente di Jomo Kenyatta, poi passato all’opposizione e messo in galera.

In una conferenza stampa convocata immediatamemte dopo la proclamazione dei risultati, Raila Odinga dichiarato di non riconoscere la validità del risultato e ha annunciato ricorso alla Corte Suprema. Ha ammonito i suoi sostenitori e la sua tribù di evitare proteste e violenze “che potrebbero distruggere questo Paese per sempre”. “La democrazia in Kenya è sotto processo – ha aggiunto -. Ma io sono fiducioso che il nuovo sistema giudiziario indipendente voluto nella nuova costituzione funzionerà a dovere. Accetterò il suo verdetto” 

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter @malberizzi

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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi