Maria Laura Manzione*
14 aprile 2026
I dati del National Institute of Mental Health indicano che più di 1 cittadino su 5 negli USA convive con un disturbo mentale.
A lungo la psichiatria si è disinteressata della accuratezza diagnostica. Solo dalla seconda metà del XX secolo l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la American Psychiatric Association pubblicano ed aggiornano i sistemi di classificazione.
Il rigore scientifico e i codici della nomenclatura hanno facilitato il rapido avvicinamento della psichiatria alle altre discipline mediche ed il suo progressivo allontanamento dal pensiero umanistico – psicoanalitico e filosofico – che sino ad alcuni decenni fa, da solo, si inoltrava nei tortuosi sentieri del conscio e dell’inconscio e decifrava le iperboli del comportamento umano.
Oggi anche in psichiatria il cut off si affida all’algoritmo delle categorie diagnostiche. L’algoritmo non contempla l’animo altrui, non perde tempo a capire, ma con freddezza referta il confine fra sano e malato.
Secondo alcuni il sistema è impietoso, secondo altri è grezzo ma mette a fuoco la soglia della diagnosi e, grazie al calcolo, difficilmente cade nei tranelli. Di questi tempi si sbriciola così anche la nixoniana madman theory con la quale i capi di Stato vorrebbero procurarsi un grimaldello ed un’attenuante per giocare alla guerra.
Anche se a noi appare tutto illogico, incomprensibile, malato, l’algoritmo non dirama alcun warning: non si tratta di follia. Questo sembra valere anche per il presidente degli USA Donald Trump e per mettere in discussione l’ipotesi di un disturbo mentale (suggerita adesso anche dai sostenitori MAGA).
Pare che Donald Trump sia sempre stato cosi, ossia non si ha notizia di un qualche evento per il quale ad un certo punto sia deragliato.
Ambizioso ed illimitato (al top), sulla cresta dell’onda (risollevandosi dalle cadute), capace di espandere relazioni (quelle giuste), creare alleanze (quelle opportune), accumulare patrimoni (milionari). Diciamolo, una marcia in più, un uomo in grado di indirizzare la corsa all’oro.
Un ego smisurato, sopra le righe con alcuni picchi che lasciano allibiti il mondo (la negazione della pandemia, l’assalto a Capitol Hill, mi prendo la Groenlandia) ma che in lui danno ossigeno alla voglia di sfida e di potere, ai suoi occhi sempre vittoriosi e comunque nei fatti funzionali.
Comportamento più che folle ma, per quanto appare, lucido e ben indirizzato, non tale da scomodare la disabilità e la psichiatria. Scomodare la scienza medica depisterebbe dall’osservare in modo obiettivo (come insegna l’algoritmo) le macerie che il 2 volte eletto Presidente semina. Sembreranno follia a noi ma non ai vari leader.
Maria Laura Manzione*
marialaura.manzone@gmail.com
* Primario di psichiatria all’ospedale di Busto Arsizio e Gallarate
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