AFRICA

Il paradosso del Botswana: la democrazia dei diamanti stretta tra ricchezza e povertà rurale

 

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
7 giugno 2026

Il Botswana, oggi, secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha un PIL (prodotto interno lordo) pro capite di 8.490 (2026) dollari all’anno. Rispetto al 2025 è anche aumentato di 827 dollari. È più alto del PIL pro capite di Sudafrica e Nigeria (rispettivamente 7.503 e 1.556 dollari), economie trainanti dell’Africa sub-sahariana.

Mappa del Botswana e parte dell’Africa australe (Courtesy GoogleMaps)

Eppure, quando il Botswana si chiamava Bechuanaland, era uno dei Paesi più poveri al mondo. Nel 1966, con l’indipendenza dalla Gran Bretagna, aveva solo una decina di chilometri di strada asfaltata e il suo PIL pro capite, era inferiore ai 90 dollari all’anno.

La domanda è: come ha fatto il Botswana a diventare un Paese virtuoso a differenza dei restanti Paesi africani? Grande quanto la Francia è sovrastato dal deserto del Kalahari che occupa gran parte del suo territorio ricchissimo di materie prime. La popolazione è di 2,5 milioni di abitanti, (quanto quella della Toscana).

Basso livello di corruzione

La differenza fra i Paesi dell’Africa sub-sahariana sta soprattutto nel tipo di governo e nel basso livello di corruzione. Transparency International, su una media globale mondiale di 43 punti, nel 2024 dava al Botswana un punteggio di 57/100. Ottimo per l’Africa che ha livelli di corruzione elevati.

Lindice di percezione della corruzione (noto anche con la sigla CPI, dall’inglese Corruption Perception Index) è un indicatore statistico pubblicato da Transparency International, con cadenza annuale. L’indice viene utilizzato per creare graduatoria ordinata sulla base “dei loro livelli di corruzione percepita, come determinati da valutazioni di esperti e da sondaggi”. L’organizzazione definisce la corruzione come “l’abuso di pubblici uffici per il guadagno privato”.

Indice percezione corruzione dell’Africa subsahariana 2024

Il miracolo

Seretse Khama, il padre della patria, ha iniziato e costruito il “miracolo”. Laureato a Oxford in Giurisprudenza e stato il primo presidente della repubblica.

Apparteneva alla famiglia reale Tswana ma credeva nella Nazione Botswana senza divisioni tribali. Aveva sposato Ruth Williams, una donna bianca sfidando le leggi razziali dell’apartheid sudafricano, un azzardo per quel periodo storico.

Tornato in patria vince le elezioni col Partito Democratico del Botswana (BDP) e fa nascere un governo democratico-liberale. A differenza di molti altri Paesi africani diventati indipendenti si apre al capitalismo di mercato e, soprattutto, dà la priorità alla lotta alla corruzione.

Il segreto del Botswana

L’economia dell’ex protettorato britannico è considerata una rarità virtuosa del Continente africano. Ma il segreto è la democrazia stabile dal 1966. Aiuta anche un solido stato di diritto, un livello di corruzione molto basso e gli investimenti in infrastrutture, sanità e istruzione.

La Orapa diamond mine, Botswana

Tutto questo grazie ai proventi provenienti dai diamanti che rappresentano oltre l’80 per cento delle entrate da esportazione e un terzo del reddito pubblico. È, infatti, uno dei maggiori produttori di pietre preziose, anche se vulnerabile alle fluttuazioni del mercato esterno.

Il totale stimato per il Paese dalla vendita ed esportazione di diamanti, nel decennio 2015-2025, si aggira intorno ai 35-38 miliardi di dollari. Sono dati della Bank of Botswana e dei report del Fondo Monetario Internazionale nonostante le forti oscillazioni dovute alle crisi globali.

Non solo diamanti

Nel deserto del Kalahari si trova l’area mineraria di Selebi-Phikwe con giacimenti di rame e nichel sono tra le più importanti del Paese, importanti per la transizione energetica.

 Nelle aree Est del suo territorio possiede anche enormi giacimenti di carbone mentre nei grandi depositi salini del Nord viene estratto il carbonato di calcio.

Delta dell’Okavango e Chobe

Dopo i diamanti la seconda voce economica del Botswana è il turismo d’élite. Ha puntato su turisti facoltosi disposti a spendere cifre molto alte per safari esclusivi.

 Può contare sul Parco nazionale del Chobe che ha una delle maggiori concentrazioni di elefanti di tutta l’Africa e il Delta dell’Okavango. Quest’ultimo è un fiume che nasce in Angola e dopo 1.500 km forma un’enorme oasi di 15.000 kmq nel deserto del Kalahari.

Elefanti nel Chobe National Park

Altra voce importante dell’economia di Gaborone è l’allevamento di bovini. Il Botswana ha standard qualitativi altissimi che gli consentono di vendere carne bovina pregiata in Europa e Regno Unito. Un settore che ha un valore commerciale che oscilla mediamente tra i 20 e i 40 milioni di dollari all’anno.

Elevata disoccupazione giovanile

Il luccichio dei diamanti non riesce a coprire i problemi del grande Paese del Kalahari. Il settore dei diamanti genera molta ricchezza ma poca mano d’opera. Nonostante il suo PIL pro capite elevato non riesce a creare posti di lavoro stabili. Il tasso di disoccupazione generale si attesta intorno al 28 per cento è però allarmante la disoccupazione giovanile: arriva al 38 per cento.

Povertà e disuguaglianza

La ricchezza è fortemente concentrata nelle aree urbane e legata all’apparato statale o minerario. Secondo la Banca Mondiale un cittadino su 5 in Botswana (500.000 persone) vive sotto la soglia di povertà. Sono persone delle aree rurali che vivono con un’economia di sussistenza, esclusi dalla ricchezza dei diamanti e totalmente esposte ai colpi della povertà e della siccità.

Riguardo all’equa distribuzione della ricchezza il Botswana, nonostante sia una rarità virtuosa, è allineato con la maggioranza dei Paesi africani.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com

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Sandro Pintus

Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.

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