Quei governi fatti saltare da USA anche con l’aiuto degli squadroni della morte – 3

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Speciale Per Africa ExPress
Massimo A. Alberizzi
31 gennaio 2026
(3 – fine)

Il primo articolo è stato pubblicato qui
Il secondo articolo è stato pubblicato qui

Negli anni 70 l’attenzione americana resta inchiodata al Sud America. Dopo il Cile, dove il governo legittimo e democratico di Salvador Allende viene defenestrato da un golpe guidato dal sanguinario generale Augusto Pinochet, il 24 Marzo 1976 è la volta dell’Argentina. I militari cacciano Isabel Peron, eletta anche lei democraticamente, e instaurano una dittatura dal pugno di ferro.

Migliaia di documenti che riguardano il coinvolgimento degli Stati Uniti nel golpe sono stati declassificati tra il 2001 e il 2016. Provengono da diverse agenzie governative americane, tra cui Dipartimento di Stato, CIA, Ministero della Difesa, Consiglio di Sicurezza Nazionale, FBI.

Ad esempio, un cablogramma del 5 marzo 1976 inviato dall’ambasciata statunitense in Argentina al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, afferma: “I preparativi per il colpo di stato sono pronti. Le navi e i membri della Marina sono stati schierati in punti strategici in tutto il Paese per controllare possibili disordini dopo la presa del potere”.

Argentina 24 marzo 1976. Militari in azione contro chi resiste

Nel 2016, il National Security Archive degli Stati Uniti ha pubblicato 14 nuovi documenti che gettano luce sul ruolo di Washington nei giorni che precedettero il golpe. Questa massa di documentazione suggerisce che gli Stati Uniti erano a conoscenza dei preparativi per il colpo di Stato e che c’era un certo grado di supporto o tolleranza nei confronti delle azioni dei militari argentini.

Il ruolo di Kissinger

I documenti raccontano che Kissinger, sconfessando le motivazioni che lo avevano portato al Nobel per la Pace nel 1973, si era mostrato molto comprensivo verso i militari golpisti. “Sappiamo che siete in difficoltà. Sono tempi curiosi quelli in cui attività politiche, criminali e terroristiche tendono a emergere senza una chiara separazione. Capiamo che dovete stabilire un’autorità. Farò quel che posso”, ch’è scritto in una lettera  del segretario di Stato di Richard Nixon al ministro degli esteri argentino golpista César Augusto Guazzetti. Il 9 luglio 1976, il principale consigliere di Kissinger, Harry Shlaudeman, gli forniva particolari sui sistemi di Buenos Aires, dove veniva applicato “Il metodo cileno: terrorizzare l’opposizione, anche a costo di uccidere preti e suore”.

Le mani sul Canale di Panama

La morte all’età di 52 anni, in un incidente aereo, il 31 luglio 1981, del generale di Panama Omar Torrijos, leader de facto del Paese dal 1968 non è stata ancora chiarita. Torrijos nel 1977 aveva raggiunto con il presidente Carter un accordo che sanciva, a partire dal 2000, il diritto al controllo dei centroamericani sul Canale di Panama. Quell’accordo ha suscitato solo speculazioni su un possibile coinvolgimento degli Stati Uniti nel decesso del capo centroamericano, ma non ci sono prove concrete né documenti declassificati.

Marines nella giungla di Panama

Occorre però notare che Omar Torrijos, oltre ad essere un deciso oppositore del controllo americano sul Canale, aveva manifestato posizioni politiche vicine a movimenti nazionalisti e rivoluzionari dell’America Latina. Durante la sua leadership, Torrijos aveva fatto parecchie dichiarazioni di sostegno al presidente cileno Salvador Allende, e aveva appoggiato e sostenuto la sua linea di supporto all’autodeterminazione dei popoli latinoamericani.

Ma non solo: aveva offerto appoggio politico e logistico ai sandinisti che in Nicaragua combattevano contro la dittatura ereditaria della famiglia Somoza. I sanguinari Somoza avevano governato il Paese centroamericano dal 1934, accumulando immense fortune e mantenendo il potere grazie alla Guardia Nazionale e al sostegno degli Stati Uniti. Il 17 luglio 1979 erano stati cacciati dalla rivoluzione sandinista.

Torrijos aveva mostrato simpatia verso i movimenti guerriglieri in Guatemala e per i ribelli in El Salvador, soprattutto all’inizio della guerra civile, come parte della sua politica di solidarietà latinoamericana e di sfida agli Stati Uniti.

Figura scomoda

Questo atteggiamento aveva contribuito a renderlo una figura scomoda per Washington, soprattutto nel contesto della Guerra Fredda e del controllo strategico sul Canale di Panama. Le tensioni erano culminate negli scontri del 1964, noti come ‘Giorno dei Martiri’:  ventidue morti panamensi e 4 soldati statunitensi avevano spinto gli Stati Uniti a negoziare i trattati Torrijos-Carter nel 1977, che avevano sancito il trasferimento del controllo del Canale allo stato panamense entro il 1999. Questi eventi e documenti storici testimoniano l’attrito tra gli Stati Uniti e Torrijos.

Nel 2026, i Marines statunitensi sono tornati operativi a Panama per rafforzare la sicurezza del Canale, in risposta alle crescenti preoccupazioni per l’influenza cinese e nel quadro di accordi di cooperazione militare bilaterale. Esercitazioni congiunte e il dispiegamento di personale sono previsti tra gennaio e febbraio 2026, coinvolgendo basi aeree e navali per attività di addestramento e protezione.

Il 31 gennaio il quotidiano filo Trump The Epoch Times, pregiudizialmente anticinese e anticomunista, ha pubblicato la notizia che la Corte suprema di Panama ha ufficialmente espulso la Cina comunista dal Canale di Panama.

1966: è la volta dell’Indonesia

All’attenzione americana non sfugge neppure l’Indonesia. Dopo un periodo tumultuoso di democrazia parlamentare, nel Paese insulare, nel 1959 Sukarno introduce un sistema autoritario noto come “democrazia guidata” per ripristinare la stabilità e reprimere le ribellioni regionali.

All’inizio degli anni ’60, Sukarno persegue una politica estera in cui e posiziona l’Indonesia tra i leader del Movimento dei Paesi Non Allineati (NAM), schierato dichiaratamente contro le interferenze americane e sovietiche negli affari interni di altri Paesi. Queste politiche aumentano le tensioni con le potenze occidentali che accusano l’Indonesia, nonostante fosse uno Stato non comunista, di avvicinarsi troppo all’Unione Sovietica.

Il culmine di questa politica si colloca il CONEFO (Conference of the New Emerging Forces) il piano di Sukarno per una nuova Organizzazione delle Nazioni Unite con sede a Giacarta ideato proprio per limitare il potere sia degli Stati Uniti, sia dell’Unione Sovietica.

A seguito del tentativo di colpo di Stato del 30 settembre 1965, attribuiti al Partito Comunista Indonesiano (PKI), il generale Suharto nel 1967 assume il controllo del governo con un golpe. Subito dopo scatta una vasta epurazione anticomunista sostenuta dalle agenzie di intelligence occidentali, comprese quelle degli Stati Uniti e del Regno Unito. Tra le 500.000 e oltre un milione di persone vengono massacrate in massa; vengono presi di mira membri e sospetti simpatizzanti del partito comunista (PKI).

Suharto (in mimetica) accompagnato da militari fotografato a Giacarta nel 1965 (Photo courtesy del US National Security Archive)

Esistono file statunitensi desecretati che mostrano un coinvolgimento indiretto degli Stati Uniti nella caduta di Sukarno e nell’ascesa di Suharto alla fine del 1965. In particolare:
documenti della CIA e del Dipartimento di Stato desecretati negli anni ’90 e 2000 rivelano che Washington seguiva da vicino le tensioni interne in Indonesia e forniva sostegno logistico e intelligence all’esercito durante la repressione contro il Partito Comunista Indonesiano (PKI).

Alcuni cablogrammi declassificati mostrano che funzionari americani incoraggiarono l’esercito a muoversi contro Sukarno e il PKI, fornendo liste di sospetti comunisti e assistenza politica.

Nel 2017, il National Security Archive ha pubblicato un ampio dossier di documenti che confermano la conoscenza e la tolleranza da parte degli Stati Uniti delle violenze di massa tra il 1965 e il 1966. Questi documenti non provano un ruolo diretto americano nel colpo di Stato, ma confermano un sostegno strategico e informativo all’azione militare che portò alla rimozione di Sukarno.

Squadroni della morte

Gli squadroni della morte in America Latina erano gruppi paramilitari o clandestini, spesso legati a governi, eserciti o forze di polizia, che operavano durante le dittature militari e i conflitti interni tra anni ’60 e ’80. Il loro compito era eliminare oppositori politici, sospetti guerriglieri o presunti simpatizzanti della sinistra attraverso sequestri, torture, sparizioni forzate e omicidi.

Erano particolarmente attivi in Paesi come Argentina, Cile, El Salvador, Guatemala e Brasile, e furono responsabili di migliaia di vittime nell’ambito di quella che veniva definita “guerra sporca” o, a livello regionale, Operazione Condor.

Anche in questo caso esistono prove documentali che indicano una relazione tra gli Stati Uniti e gli squadroni della morte in Sud America. Ad esempio, gli Archivi del Terrore contengono documenti che mostrano la cooperazione tra i servizi di sicurezza di vari Paesi sudamericani e l’implicazione degli Stati Uniti nella repressione politica. Inoltre, il Progetto FUBELT della CIA mirava a sovvertire il governo di Salvador Allende in Cile, contribuendo indirettamente alla formazione di gruppi paramilitari. Le prove documentali principali riguardano:

Archivi del Terrore (Paraguay, 1992): scoperti da Martín Almada, contengono comunicazioni tra i servizi di sicurezza di Argentina, Cile, Brasile, Uruguay, Bolivia e Paraguay durante l’Operazione Condor. Alcuni documenti mostrano contatti diretti con CIA e FBI e la presenza di ufficiali statunitensi in attività di cooperazione contro i dissidenti politici.

Operazione Condor (anni ’70-’80): un coordinamento tra dittature sudamericane per eliminare oppositori politici, spesso con il supporto logistico e di intelligence degli USA

Progetto FUBELT (Cile, 1970-1973): una serie di operazioni coperte della CIA autorizzate da Nixon per creare le condizioni di un colpo di stato contro Salvador Allende. Includeva finanziamenti, propaganda e sostegno a gruppi militari che avrebbero poi instaurato la dittatura di Pinochet, responsabile dell’uso di squadroni della morte.

Scuola delle Americhe (Fort Benning, USA): ha addestrato migliaia di ufficiali latinoamericani in tecniche di contro-insurrezione e operazioni speciali, molte delle quali furono impiegate per la repressione e le esecuzioni extragiudiziali.

Questi documenti e testimonianze storiche delineano un quadro di supporto statunitense, diretto o indiretto, alla creazione e operatività degli squadroni della morte in America Latina.

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@africa-express.info

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Il secondo articolo è stato pubblicato qui

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