Published On: Mon, Feb 26th, 2018

Pugno di ferro in Guinea Equatoriale, parte il processo all’Arte del dissenso

andrea-spinelli-barrile82Speciale per Africa ExPress
Andrea Spinelli Barrile
Roma, 26 febbraio 2018

Domani, 27 febbraio 2018, inizierà il processo per contraffazione di banconote a Ramon Esono Ebalé, detto anche Nse Ramon, fumettista della Guinea Equatoriale detenuto a Malabo. A dare la notizia sono state le ONG internazionali Human Rights Watch ed EG-Justice, citando il giudice del tribunale guineano che sarà incaricato di giudicare il fumettista che da oltre cinque mesi si trova nel carcere Black Beach di Malabo.

Il 16 settembre 2017 Esono Ebalé era stato arrestato mentre si trovava in un ristorante di Malabo con due amici di nazionalità spagnola, costoro poi rilasciati dopo un breve interrogatorio. Residente all’estero dal 2010 l’artista si trovava a Malabo per il rinnovo del suo passaporto. Dopo un muscoloso interrogatorio durante il quale gli sarebbe stato chiesto di rendere conto di alcune vignette satiriche sul presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo è stato trasferito alla prigione di Black Beach della capitale della Guinea Equatoriale, dove si trova tuttora. Tre giorni dopo il suo arresto sono emersi i dettagli della vicenda, tramite la televisione di Stato, secondo cui il fumettista era accusato di contraffazione di banconote, l’equivalente di circa 1.800 dollari in valuta locale che la polizia avrebbe rinvenuto nella sua auto.

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Secondo quanto riportato dalla nota di Human Rights Watch uno dei due spagnoli che erano in compagnia di Ebalé è stato riconvocato in commissariato, dove l’ufficiale di polizia gli avrebbe spiegato che le domande sulla produzione artistica poste dagli ufficiali all’artista durante l’interrogatorio erano solo parte di una strategia d’indagine ma per l’ufficialità dell’imputazione il tribunale si è riservato altri 82 giorni, confermando infine l’arresto. Un periodo al di fuori della legge della stessa Guinea Equatoriale, durante il quale la procura non ha risposto a nessuna delle tre interpellanze presentate dagli avvocati di Ebalé.

Non si hanno molte notizie degli ultimi cinque mesi ma dal carcere, come riporta Nigrizia, il fumettista è riuscito a trasmettere un messaggio di resistenza: «A nome mio e di tutta la mia famiglia voglio ringraziare tutti coloro che continuano a lottare, nella speranza di farmi uscire da questa situazione, a cui non appartengo. Non appartengo a nessun luogo, eccetto quelli in cui le persone possono essere libere e responsabili delle proprie azioni. Tuttavia chi sta al potere ha deciso di non ammettere la ragione della mia detenzione, laddove ragionare significherebbe un progresso verso lo sviluppo generale. È mia speranza presentare #218Empire a Vienna, come era previsto, e sostenere il sogno nazionale di vivere al livello delle altre nazioni, attraverso l’unica cosa che posso fare bene: disegnare. Non mi arrenderò, non sono nato con il mondo ai miei piedi, sono nato dalla felicità di mia madre. E oggi vivo per rappresentare il mio popolo attraverso i miei disegni.»

La sua attività di artista e fumettista è sempre stata connotata da una forte vena satirica, marcatamente maleducata vista la crudeltà del regime repressivo del capo di Stato Obiang, e non è la prima volta che la dittatura cerca di imbavagliare le voci di dissenso, in particolare quando queste riescono ad ottenere un’eco decisamente internazionale. I personaggi dei fumetti di Ramon, le sue opere, sono infatti note agli appassionati di tutto il mondo e raccontano, con la gelida ironia della satira, i crimini morali e penali di una dittatura ridicola e grottesca. Ottime ragioni, per quest’ultima, per perseguitarlo: l’accusa di contraffazione infatti sembra essere un pretesto per incriminarlo, con tempi e modi goffi e decisamente al di fuori della legge, perfettamente nello stile della dittatura di Malabo.

La redazione di Africa-ExPress, che sin dall’inizio segue con preoccupazione la vicenda di Ramon Esono Ebalé, aderisce e rilancia la petizione online lanciata dalla ONG EG-Justice e dalla famiglia di Ebalé per chiederne la liberazione.

Andrea Spinelli Barrile
aspinellibarrile@gmail.com
@spinellibarrile 

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