Ma le ragazze rapite in Nigeria esattamente un anno fa sono state veramente sequestrate?

Speciale per Africa ExPress
Blessing Akele
Benin City, 14 aprile 2015

Il tempo passa inesorabile anche per le ragazze di Chibok, dello Stato di Borno nel nordest della Nigeria. Era il 14 Aprile del 2014, quando il mondo intero ha appreso la notizia del rapimento di circa 300 ragazze mentre si trovavano nel luogo di studio da membri del gruppo terrorista Boko Haram.

La notizia era senza dubbio straordinaria e a effetto. Infatti, ha fatto il giro dei media mondiali, ha suscitato lo sgomento dei autorevoli e importanti personaggi della politica e della società: Michel Obama, Ban Ki Mon ed altri, creando una catena umana di solidarietà e la ferma richiesta al governo nigeriano di fare tutto il necessario per il ritrovamento immediato delle studentesse con uno specifico hashtag #Bringbackourgirls, che esiste tuttora.

chibok-schoolgirls

Le ragazze di Chibok paiono scomparse nel nulla. Dopo i primi 3, 4 mesi, le notizie sulla loro fine si sono affievolite. D’allora in Nigeria non se n’è più parlato anche perché era chiaro che il governo federale aveva problemi più “urgenti e superiori” di cui occuparsi, ossia le elezioni presidenziali che li impegnava già prima del rapimento.

Sin dall’inizio la vicenda delle ragazze è apparsa di per  sé molto opaca: la dinamica, il numero delle studentesse “rapite”, le dichiarazioni, inconsistenti, per un atto odioso come quello del loro rapimento, fornite dalle ragazze fuggite dalla foresta di Sambisa dove erano state condotte, l’atteggiamento tiepido del governo, dell’intelligence nonché dell’esercito nigeriano, che non è riuscito a battere palmo a palmo il bosco.

Malala con cartello

Insomma, una serie talvolta assurda di informazioni da far chiaramente pensare che il rapimento non fosse reale ma una messa in scena, non fosse cioè autentico. Un atto di pressione politico-sociale proveniente dalla leadership nordista del Paese, contraria al governo del presidente uscente Goodluck Jonathan.

In altre parole, secondo questa tesi, che sta prendendo sempre più piede in Nigeria, i membri del gruppo terroristico Boko Haram hanno ricevuto precise istruzioni dai circoli politici settentrionali di rapire quelle ragazze. Da notare, per esempio, che il prelievo di queste giovani è avvenuto in diversi momenti: non sono state portate via tutte in una volta sola. La versione iniziale, secondo cui sono state prelevate con dei camion, è stata smentita dalle studentesse scappate. La notizia del maxi sequestro è stata tenuta segreta e diffusa nel mondo solo dopo che l’ultima di loro è stata rapita.

Vero è che, ad oggi, non è dato sapere il movente del cosiddetto rapimento che si potrebbe anche definire “prelevamento organizzato a dovere”. Se ciò fosse vero, che cioè sia stata mossa politica fondata sul formidabile argomento della mancanza di sicurezza interna e quindi uno strumento di pressione contro l’amministrazione Jonathan, per sottolinearne l’incapacità di garantire la protezione dei cittadini, bisogna ammettere che l’operazione ha ottenuto grande successo.

Abubakar Shekau

In Nigeria non vi è stato il tanto temuto patatrac del dopo elezioni presidenziali e Muhammadu Buhari, di etnia hausa, espressione del nord musulmano, è stato eletto presidente (assumerà le sue funzioni il 29 maggio). Ora staremo a vedere se tra qualche tempo, verranno diffuse buone notizie sulle ragazze di Chibok. E non solo: il Paese potrebbe diventare, come per Ebola, anche Boko Haram free.

E’ probabile, perché in Nigeria la classe dirigente riesce a sorprendere, non solo nel male.  Sono in molti a sostenere che le ragazze del psuedo-rapimento di Chibok, non siano in uno stato di segregazione, né vendute come schiave o trasformate in mogli bambine dei membri del gruppo terrorista, né tantomeno addirittura eliminate, come ha malauguratamente  sostenuto la settimana scorsa Raad Zeid al Hussein portavoce del UNHRC ad Abuja, per poi immediatamente correggersi auspicando invece che il nuovo governo possa restituire a più presto le ragazze alle rispettive famiglie. Bring back our girls, now. Restituite le ragazze, adesso.

 Blessing Akele
blessing.akele@yahoo.com
twitter @BlessingAkele
#BringBackOursGirls

Nella foto in alto le ragazze di Chibok, poi Malala Yousuzai, con il cartello e l’hashtag e infine il capo di Boko Haram, Abubakar Shekau

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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi