Italia e terrorismo: impedire che in Libia la criminalità degli scafisti si saldi all’Islam

Speciale per Africa ExPress
Barbara Ciolli
Milano, 25 febbraio 2015

La propaganda con le minacce dell’ISIS – ”siamo a sud di Roma”, “stiamo arrivando a Roma con il grilletto in mano”, “coloreremo l mare con il vostro sangue” – si è concentrata verso la penisola italiana che ospita la Santa sede e il Colosseo, terra di approdo per centinaia di migliaia di migranti ed è vicina alle basi dell’ISIS in Libia. Fondato il Califfato in Siria e in Iraq, nel giugno 2014, il califfo Abu Bakr al Baghdadi ha investito moltissimo nell’ex Stato di Muammar Gheddafi, infiltrandolo pesantemente e in tempi brevi dopo alcuni proclami sulla Libia, come dimostrano gli sviluppi.

A settembre il luogotenente iracheno Abu Nabil al Anbari è arrivato a Derna, in Cirenaica, dopo aver messo in piedi le strutture ISIS in Iraq, nell’al Anbar. Con lui l’imam saudita Mohammed Abdullah, promosso a giudice religioso, e una batteria di 300 jihadisti libici della Brigata Battar, dispiegata a Deir Ezzor, in Siria, poi a Mosul, in Iraq, infine rimpatriata in Libia. A novembre Derna, già terminal di reduci dall’Iraq e dall’Afghanistan, ha giurato fedeltà ad al Baghdadi. Poi è scattata l’offensiva, con gli attentati terroristici da Tobruk, sede del Parlamento libico esiliato, fino alla capitale Tripoli. E le conquiste dell’ex roccaforte gheddafiana Sirte e di Bengasi, capoluogo della Cirenaica, quest’ultima grazie all’alleanza con i jihadisti di Ansar al Sharia.

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Infine la campagna mediatica contro l’Italia. Il magazine dell’ISIS Dabiq prende il nome da una città siriana vicina ad Aleppo, conquistata con grandi festeggiamenti, dove Maometto è riportato aver detto che le armate di Roma avrebbero allestito i loro campi, per la battaglia (e la sconfitta) finale contro l’Islam. Prima ancora della Spagna, lembo europeo del primo Califfato islamico nelle terre di al Andalus (711-1492 d.C.), a parole al Baghdadi ha posto Roma, la città del papa, in cima alla lista degli obiettivi da colpire e occupare, per rifondare, nel sangue, il Califfato dei primi discendenti del profeta.

A ottobre nel racconto su Daqib, Riflessioni sulla Crociata finale, si incitava “ogni musulmano a uscire di casa, trovare un cristiano e ucciderlo, finché la bandiera non sventolerà su Roma”. Poi i fotomontaggi delle bandiere nere issate sul Colosseo. La Quilliam Foundation, think tank contro l’estremismo, basato a Londra, ha analizzato il saggio, diffuso a gennaio, di un “prominente supporter dell’ISIS in Libia”, terra dal “potenziale immenso”, per l’abbondanza di armi in circolazione e per la “lunga costa che guarda sugli Stati crociati del sud, facilmente raggiungibili anche da barche rudimentali”.

Sharia only solution

Nel testo, l’estensore sotto lo pseudonimo Abu al Arhim Libim cita il “numero enorme di viaggi dell’immigrazione clandestina”, “solo parzialmente sfruttati e sviluppati strategicamente”, ma tali da scatenare un “pandemonio nell’Europa meridionale”, anche attraverso attacchi “alle linee di trasporto e alle navi e petroliere crociate”.  Per gli analisti al Arhim Libim è un “affiliato influente e molto letto”. Twitter ne ha più volte chiuso gli account e, ogni volta che ne spunta uno nuovo con lo stesso nome, i follower crescono rapidamente.

Significativamente il testo scoperto – in precedenza mai tradotto dall’arabo
– non è diretto a un’audience occidentale da intimidire, ma a jihadisti regionali da convincere e istruire per l’assalto. Gli esperti di Difesa italiani escludono che gli arsenali libici nascondano missili in grado di colpire la Sicilia o anche l’avamposto di Lampedusa, a circa 200 miglia marine. Ma concordano sul pericolo concreto di infiltrazione di combattenti ISIS tra i migranti. La propaganda è di per sé iperbolica, ma l’Italia non è mai stata così esposta al terrorismo islamico. Anche prima delle offensive in Medio Oriente e in Africa, l’ISIS aveva infiltrato Mosul, in Iraq, e anche Tripoli, in Libia.

bandiere e miliziani

In pochi mesi, l’intelligence americana stima che al Baghdadi abbia radunato almeno 800 combattenti in Libia. E grazie al passaparola tra tribù sunnite, il numero degli affiliati cresce rapidamente. Fonti libiche del governo esiliato filo-egiziano di Tobruk denunciano campi d’addestramento anche a Misurata e Sirte, in Tripolitania, oltre a una decina di strutture nell’hinterland di Derna e sulle Montagne verdi, in Cirenaica. In arrivo, dalla Libia l’Ufficio immigrazione di Roma prevede tra i 200 mila migranti, in aggiunta ai 170 mila del 2014, il numero più alto mai registrato dal Paese. L’ISIS ne ha minacciati mezzo milione.

Per Nasser Kamel, ambasciatore egiziano a Londra, un “esodo senza precedenti. Se non agiamo insieme, nelle prossime settimane le barche saranno piene di terroristi”. L’ambasciatore libico negli Emirati Arabi Uniti, Aref Ali Nayed, ha dichiarato che, nel Paese, l’ISIS “controlla sette centri urbani” e punta a “trasformare il territorio in una piattaforma da cui lanciare attacchi contro l’Europa”. Per Mattia Toaldo, esperto di Libia all’European Council on Foreign Relations (Ecfr) di Londra, non sarà facile per il Califfato islamico impossessarsi del traffico di essere umani, armi e droga della costa libica, “storicamente in mano ai clan criminali locali. Gruppi di beduini, berberi e tuareg spesso non arabi, già ricchissimi senza le prebende dell’ISIS”.

fila di auto

Ma, anche attraverso emissari di punta coinvolti nella strage dell’11 settembre 2001, al Baghdadi sta facendo scouting tra i qaedisti più potenti d’Africa, con una campagna di proselitismo che, dal Sinai egiziano, penetra nel Sahel, fino alla Nigeria. L’affiliazione più ambita da ottenere è quella del signore della guerra e super-ricercato algerino Mokhtar Belmokhtar, in quota al Qaeda del Maghreb (AQIM). Attiva in Libia da anni nel Fezzan e in Cirenaica, insieme con una galassia di altri gruppi jihadisti, da Ansar al Sharia all’Esercito dei Mujaheddin, alle brigate Rafallah al Sahati e dei Martiri del 17 Febbraio. Se le rotte storiche del contrabbando si saldano all’ISIS è fatta. Anche Toaldo ammette che “l’Italia sarebbe una destinazione meravigliosa per lo Stato islamico”.
http://www.quilliamfoundation.org/wp/wp-content/uploads/publications/free/libya-the-strategic-gateway-for-the-is.pdf

Barbara Ciolli
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@BarbaraCiolli

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi