Il Natale in una galera della Guinea Equatoriale: il calvario di Roberto Berardi

Massimo A. Alberizzi
25 dicembre 2013
Le condizioni di detenzione di Roberto Berardi, l’imprenditore italiano rinchiuso in una galera della Guinea Equatoriale da gennaio, sono peggiorate. Berardi è stato messo in isolamento il cibo è peggiorato e le ritorsioni per avere ricevuto la visita di un diplomatico italiano, inviato dalla nostra ambasciata italiana in Camerun, competente, sono diventate continue.

Un incontro piuttosto singolare, al quale hanno partecipato, oltre a Roberto Berardi e al rappresentante dell’ambasciata italiana, un consistente e ingombrante gruppo di autorità locali: un generale dell’esercito, un delegato della amministrazione penitenziaria, un rappresentante del presidente del tribunale e l’amministratore del carcere.

La famiglia di Roberto Bernardi, ha scritto al papa per cercare di farlo intervenire sul presidente dell’ex colonia spagnola, Teodoro Obiang perché intervenga a favore del loro congiunto. Il pontefice il 25 ottobre ha ricevuto in Vaticano Obiang, considerato uno dei dittatori più feroci di tutta l’Africa. La Guinea Equatoriale è un Paese che galleggia sul petrolio e le royalty pagate dalle compagnie finiscono nei conti della famiglia al potere, invece che nelle casse dello Stato.Manifestazione

Guinea Equatoriale e Santa Sede nell’occasione della visita di Obiang a Roma, per suggellare “le buone relazioni bilaterali esistenti tra i due Paesi”, hanno raggiunto un accordo secondo cui il Paese africano riconosce la personalità giuridica della Chiesa e delle sue istituzioni. Insomma è stato firmato una sorta di Concordato che garantisce personalità giuridica al matrimonio canonico, garantisce l’intangibilità dei luoghi di culto, delle istituzioni educative, l’assistenza spirituale ai fedeli cattolici negli ospedali e nelle carceri. Già nelle carceri: anche in quella di Bata, dove langue Roberto Berardi, la cui famiglia sperava che, durante la visita del dittatore al papa qualche funzionario vaticano tirasse la giacchetta del plutocrate e lo obbligasse a riflettere sulla sorte di quell’italiano detenuto nel suo Paese. Invece nulla. E’ legittimo il sospetto che Berardi fosse ingombrante, in quel momento, anche per il Vaticano, e che potesse in qualche modo rovinare la festa legata a quella visita.

Il figlio di Teodoro Obiang, Teodoro anche lui, ma conosciuto come Teodorino, è piuttosto eccentrico. A lui piacciono le belle donne, le belle automobili, le belle residenze, ma ha parecchi problemi con la giustizia, americana e francese. La stampa non è stata tenera con lui, nonostante la sua reputazione sia stata affidata a una costosissimo studio di avvocati che dovrebbero ricostruirla.

La sorella Clementine Obiang, sembra invece diversa dal fratello: ha fondato un’organizzazione non governativa che si occupa di aiutare i detenuti nelle inospitali (è un eufemismo, naturalmente) carceri africane.

Oggi Roberto ha passato il Natale nella sua torrida cella di isolamento e sono pochi quelli che pensano di muovere qualche pedina per cercare di aiutarlo. Non ci pensa neppure l’ENI che comunque nel Paese petrolifero opera e lavora ed ha un certo ascendente sul presidente Obiang. In realtà il nostro governo oltre che esercitare pressioni sul padre padrone del Paese, dovrebbe esercitarle sulla nostra compagnia petrolifera, sicuramente in grado di muoversi con più incisività.

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi