Il colpo di Stato in Sud Sudan colpa di un malinteso: ancora scontri e oltre 60 morti

Massimo A. Alberizzi
17 dicembre 2013
Potrebbe non essere cominciato come colpo di Stato, ma come reazione a una notizia falsa lo scontro tra fazioni dell’esercito cominciato sabato in Sud Sudan. Si era diffusa la notizia che Riek Machar, il vicepresidente defenestrato a luglio assieme a tutto il governo, fosse stato arrestato. Così i soldati di etnia nuer, quella di Machar, la seconda del Paese, hanno reagito per liberare il loro leader e preso d’assalto il quartier generale delle forze armate.

Comunque, malinteso o meno, gli scontri sono continuati ancora oggi. Secondo fonti ospedaliere almeno 60 tra lealisti e ribelli hanno perso la vita e centinaia di persone si sono riversate nei compound delle Nazioni Unite per cercare protezione, A Juba, nei pressi dell’aeroporto, c’è la base dei caschi blu della UNMISS (United Nation Mission in South Sudan)

Ormai da mesi il presidente Salva Kiir ha cambiato atteggiamento nei confronti della democrazia. Sta accentrando il potere nelle mani dei notabili della sua etnia, dinka, e allontanando i nuer e gli shilluk (terza tribù del Paese). Per non parlare dei gruppi più piccoli che stanno subendo una forte emarginazione.

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I più politici e sensibili dei dinka, comunque, non si riconoscono in questa posizione accentratrice e hanno capito che se si procede su questa strada si rischia l’implosione del Paese con la possibilità che il potente vicino del nord, il Sudan, se ne avvantaggi. Per esempio, Rebecca Garang, la vedova di John Garang, l’eroe della guerra di indipendenza morto in un incidente di elicottero, ha preso le distanze da Salva Kiir e ha partecipato qualche giorno fa a una conferenza stampa accanto a Machar che denunciava i pericoli di una deriva autoritaria del Paese.

Questa mattina, comunque, si combatteva ancora e l’aeroporto di Juba era ancora chiuso. Arrivano poi notizie preoccupanti di arresti indiscriminati di elementi critici con il governo e di ufficiali dell’esercito.

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter @malberizzi

Nella foto il presidente Salva Kiir il uniforme da combattimento durante la conferenza stampa di lunedì

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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi