I fondamentalisti cristiani all’assalto dell’Uganda Primo obbiettivo la legge anti gay

Massimo A. Alberizzi
10 ottobre 2010
Le sette fondamentaliste cristiane americane hanno individuato da diversi mesi l’Uganda come obbiettivo per le loro campagne contro l’omosessualità. I gruppi conservatori, penetrati nel Paese grazie ai consistenti finanziamenti pubblici stanziati dall’amministrazione del presidente George W. Bush, hanno fatto un pesante lavoro di lobbying sui parlamentari, ma non solo. La propaganda antigay è fiorita sui giornali, sui pamphlet, sui volantini.

L’Uganda uno dei Paesi maggiormente colpiti dall’Aids è riuscito a ridurre il tasso di infezione propagandando l’uso di preservativi, tra le critiche dei gruppi cristiani, secondo cui la diffusione della malattia si può combattere con la castità e con la scelta di un solo partner. Una strategia difficile da applicare in una società che in gran maggioranza non condanna il sesso come tale e che quindi possiede meno freni etici e morali. Solo alcuni strati della popolazione vivono intensamente la religiosità, cristiana e musulmana e quei leader politici o sociali che di buon grado hanno accettato i consistenti aiuti finanziari per alimentare campagne cosiddette di moralizzazione.

Tra questi un giornale a bassa tiratura, Rolling Stones, che ha pubblicato i nomi e le fotografie di 15 gay, alcuni dei quali sono stati attaccati in strada. Uno degli attivisti per i diritti dei gay, Frank Mugisha, ha raccontato che una donna è stata quasi ammazzata dai suoi vicini che hanno bersagliato con pietre la sua casa. “Molte delle persone schedate da Rolling Stones hanno subito maltrattamenti e vessazioni – ha sostenuto Mugisha -. E il giornale ha promesso che pubblicherà cento nomi di omosessuali”.poster contro i gay

E’ del tutto secondario che le persone messe all’indice siano veramente omosessuali. “L’importante per loro è impartire una lezione – denuncia Mugisha – e impedire che l’omosessualità diventi un diritto personale”.

L’anno scorso un deputato, David Bahati, ha chiesto la pena di morte per alcuni comportamenti omosessuali. La proposta di legge ha suscitato indignate proteste internazionali e non è stato formalmente ancora discussa dal parlamento.

L’Uganda, come molti Paesi africani, ha ereditato dalla potenza coloniale che la governava, il Regno Unito, parecchie norme tra cui quella che punisce l’omosessualità, anche tra persone adulte e consenzienti, come un qualunque reato. I gay quindi vivono nella paura: “Abbiamo avuto amici minacciati di essere buttati fuori dal lavoro, altri insultati e ripudiati dai loro stessi familiari, che volevano cacciarli fuori di casa “, ha raccontato Mugisha.Rolling Stones

Giles Muhame, direttore di Rolling Stones, quindicinale nato solo due mesi fa, ha negato di aver incitato alla violenza, nonostante avesse pubblicato nomi e foto dei 15 gay accanto al titolo “Impicchateli“.

“Il titolo – si è giustificato – è servito solo per esortare le autorità a indagare e perseguire le persone. Questi reclutano bambini – ha aggiunto seguendo i tradizionali stereotipi omofobici, quasi mai dimostrati dai fatti -. Dimostriamo che sono colpevoli prima di mandarli al patibolo”.

“Ho pubblicato questa storia nell’interesse pubblico – ha spiegato -. Gli ugandesi non sanno in che misura l’omosessualità sta devastando il tessuto morale della nostra nazione”. Ha infine promesso che continuerà a rivelare sul suo giornale i nomi (ha detto di averne un centinaio) e le fotografie di gay ugandesi..Giornale con i nomi

Le norme ugandesi prevedono 14 anni di galera per gli omosessuali. Un altro disegno di legge vorrebbe punire i gay con l’ergastolo. Nessuno però è mai finito in galera per questa accuse.

David Bahati, il deputato dirigente del Movimento Nazionale di Resistenza (NRM) che ha proposto il disegno di legge per introdurre la pena di morte per i gay, non fa mistero dell’appoggio dei gruppi religiosi: cristiani e mussulmani uniti contro gli omosessuali? “Siamo stati sollecitati da chiese e moschee – rivela – e lavoriamo assieme a loro. Noi non riconosciamo l’omosessualità come un diritto E’ un peccato. Riportarli sulla retta via è per noi un atto d’amore”.

“Più che d’amore per le persone — rivela un attivista per i diritti dei gay contattato per telefono in Uganda – è un atto d’amore per i soldi a pioggia stanziati dai gruppi conservatori cattolici e cristiani in genere che gravitavano attorno a Bush per combattere i gay e l’uso dei preservativi per difendersi dal contagio dell’Aids. Questa gente si è arricchita a spese dei più deboli. A loro non importa nulla di omosessualità e di hiv. Sono stati reclutati a suon di dollari. Come i santoni imbonitori, sfruttano la facile impressionabilità della gente che facilmente crede a quello che dicono. La gente è ignorante e superstiziosa facile da sedurre e guidare. Persone come Bahati parlano di amore e poi esercitano la violenza. Da voi in Europa i cattolici hanno protetto i preti pedofili omosessuali – conclude il nostro interlocutore – qui invece chiede per questi la pena di morte. C’è una certa incoerenza”.

Il progetto di legge, infatti, prevede la penna di morte solo per chi compie atti omosessuali con minori, con disabili o per chi è affetto da HIV. Così chiunque sia sospettato di aver commesso atti omosessuali potrebbe essere sottoposto ad un esame medico obbligatorio per stabilire se è sieropositive o meno. Quindi potenzialmente una persona che non sa se è HIV potrebbe rischiare di essere giustiziato.Cartello di Amnesty

Oggi le persone che dichiarano apertamente di essere gay non sono perseguibili. Iinfatti dichiarare il proprio orientamento sessuale non è un crimine. Ma potrebbe diventarlo se passasse la legge proposta che punisce con sette anni di carcere chi aiuta, consiglia, incoraggia un’altra persona a commettere un atto omosessuale.

“E’ una norma fuori dal mondo – commenta Julian Pepe una gay che non nasconde il suo orientamento –. Anche i miei amici che non sono omosessuali sono spaventati. Hanno paura di essere presi di mira. Basta andare alla polizia e denunciare uno che ci sta antipatico per omosessualità e si scatena una campagna contro di lui. E’ una legga antiafricana. Da noi l’omosessualità è stata sempre accettata e mai criminalizzata”.Shame on Uganda

Il presidente ugandese Yoweri Museveni, che in un primo tempo si era dimostrato sensibile alle istanze (e ai soldi) cristiani che chiedevano la cancellazione della campagne sulla promozione del preservativo contro l’aids e di condannare i gay, ora sembra aver cambiato orientamento e subisca la pressione dei donatori internazionali che contribuiscono in maniera sostanziale al bilancio ugandese.

Tra i più critici la Svezia che ha già fatto giù sapere che se la legge sarà approvata cancellerà i 50 milioni di dollari di aiuti. Le critiche rivolte anche da Commonwealth e organizzazioni per i diritti umani ha per ora bloccato la proposta ma i conservatori religiosi non si sono rassegnati e intendono ancora insistere nella loro battaglia.

Massimo A. Alberizzi
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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi