Annalena Tonelli: amava i poveri e si indignava con i potenti

Dal Nostro Inviato Speciale
Massimo A. Alberizzi
Boroma (Somaliland) , 1° aprile 2004

 dell’ Africa, nata a Forlì nel 1943, Annalena Tonelli si laurea in legge, ma non è la professione dell’ avvocato che la interessa. Diventa insegnante di inglese, studia medicina. Sceglie la strada della missionaria laica e parte per l’ Africa, dove resta per 33 anni. Scriveva: “Impazzisco, perdo la testa per i brandelli di umanità ferita. E’ un’ esigenza della mia natura”. Negli anni ’80 si trasferisce in Kenya a Wajir, dove vivono popolazioni di etnia somala, al confine con l’ex colonia italiana, in un ospedale dove si cura la tubercolosi. Nel 1984 l’esercito reprime nel sangue alcune manifestazioni. Almeno 500 cadaveri sono esposti all’aeroporto della cittadine di frontiera. Annalena protesta e viene arresta. “Lei è sopravvissuta a due attentati – la minacciano -. La terza volta i suoi nemici potrebbero non sbagliare”.

Negli Anni ‘ 90 è in Somalia a Merca, sud di Mogadiscio, per condurre la sua battaglia contro le mutilazioni genitali femminili. E’ lì che nel dicembre del 1992 che andiamo a trovarla con Ilaria Alpi. Merca e il suo porto sono controllati dalle milizie islamiche. Con Ilaria scendiamo al porto per incontrare i loro capi e intervistarli. Una chiacchierata interessante. Tra loro lo sceicco Hassan Daher Aweis, che diventerà uno dei leader dell’islamismo radicale. Nessuno di noi si immagina che quel gruppo di miliziani che controlla lo scalo sarà 15 anni dopo il nucleo centrale degli shebab, i miliziani legati ad Al Qaeda.

Gli integralisti costringono Annalena alla fuga, minacciandola di morte. Lei va via senza dire nulla a nessuno, probabilmente per motivi si sicurezza. Meglio non far sapere che se ne andrà per sempre, qualcuno potrebbe attentare alla sua vita prima della partenza. Dice a tutti, anche ai suoi amici più stretti, che sta andando a Mogadiscio e tornerà dopo qualche giorno. Invece non si fa più vedere.

Nel 1996 apre a Borama, in Somaliland, un ospedale per malati di tubercolosi: il “Tb Centre”. Ha 30 letti, ma nel giro di poco i posti diventano 300. Non accantona però la sua battaglia in favore delle donne e lancia la campagna contro l’infibulazione. Associa alla sua lotta numerosi imam locali.

A fermarla, il 6 ottobre 1993, è un colpo di fucile, che la uccide all’ interno della sua abitazione, poco distante dall’ ospedale. Gli assassini scappano senza rubare nulla. Nell’ aprile 2003 l’ Alto commissariato dell’ Onu per i rifugiati l’ aveva premiata per la sua attività umanitaria. La sua morte “mi riempie di dolore e costernazione”, aveva scritto il presidente Ciampi.

Per il delitto di Annalena Tonelli vengono arrestate cinque persone: quattro, provenienti da Mogadiscio, avrebbero organizzato il delitto, affidandone l’ esecuzione a un quinto, ex autista dell’ italiana. Ma ci sono forti sospetti che il mandante sia lo sceicco Hassan Dihey. Odiava Annalena perché le sue campagne contro le mutilazioni genitali femminili stavano attecchendo tra la gente

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi