SUDAFRICA

In Sudafrica ecco il corno radioattivo per salvare i rinoceronti dal bracconaggio

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
9 maggio 2026

Si chiama Risothope Project. È l’ultimo programma per salvare i rinoceronti dai bracconieri che li uccidono per contrabbandare il prezioso corno. Si tratta di un progetto pionieristico degli scienziati sudafricani che per proteggere i pachidermi hanno messo in campo la tecnologia nucleare.

Anche se da almeno sei anni cercavano una soluzione il Risothope Project è diventato ufficialmente operativo nell’agosto 2025. Oggi è in fase di sperimentazione su larga scala.

Inserimento dell’isotopo radioattivo nel corno di un rinoceronte del Rhisotopee Project (Courtesy: Wits University)

Partner di rilievo

Guidato dal James Larkin dell’Università del Witwatersrand il Progetto è supportato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA). Altri partner sono la Texas A&M University, la Colorado State University e The Rhino Orphanage  nella provincia sudafricana del Limpopo.

Il corno radioattivo

Dopo i corni sintetici chiamati “falsi credibili” creati in laboratorio per ingannare il mercato illegale arriva il corno radioattivo. 

Proprio nel Limpopo, nel 2024 e 2025, sono stati trattati con successo i primi esemplari vivi di rinoceronte con l’inserimento di isotopi radioattivi nel corno. In tutto, i pachidermi testati, sono stati 20: 18 rinoceronti neri (Diceros bicornis) e due – maschio e femmina – rinoceronti bianchi (Ceratotherium simum).

I test sono avvenuti nella Riserva della Biosfera UNESCO del Waterberg. Gli animali sono stati seguiti, 24/7 per sei mesi, da un’equipe scientifica specializzata. Gli esami effettuati hanno confermato che la dose di radioisotopi inserita nel corno non influisce sulla salute dell’animale né per chi gli sta vicino.

L’inserimento degli isotopi

Il pachiderma viene addormentato e, dopo aver forato il corno con un trapano, vengono inseriti gli isotopi radioattivi a basso dosaggio. Il corno diventa rilevabile ai sensori di radiazione già presenti in oltre 10.000 porti, aeroporti e posti di blocco internazionali di 200 Paesi.

L’Università del Witwatersrand da dimostrato l’efficacia del rilevamento: i test hanno verificato che un singolo corno dentro un container di 12 metri fa scattare l’allarme.

“Con gli isotopi al suo interno il corno rimane al rinoceronte – ha dichiarato ai media Jessica Babich, CEO del Rhisotope Project -. Dobbiamo solo ricaricare il dosaggio dopo un periodo di 5 anni”.

Effetto deterrente

La preziosa protuberanza del rinoceronte diventa rintracciabile, non supera le frontiere ed è sicuramente un enorme deterrente per i bracconieri. Certamente non li invita al bracconaggio e diventa anche meno attrattivo per i consumatori finali.

Cina e Vietnam sono i Paesi di maggior vendita della polvere di corno di rinoceronte. Nonostante sia semplice cheratina, come le unghie, secondo la medicina tradizionale cinese è considerata un medicinale potentissimo.

Viene utilizzata come afrodisiaco, per la cura del cancro ed elisir di lunga vita e altro. Ma è anche uno status symbol per chi se lo può permettere. Infatti ha prezzi proibitivi.

Più caro dell’oro

A causa della grande domanda della polvere di corno il prezzo oscilla tra 60.000 e 100.000 dollari al chilo. Il corno del rinoceronte nero pesa da media tra 1,5 e 3 chilogrammi. Quello di un pachiderma bianco pesa in media 4 chili ma può arrivare anche a 8 chili. I conti sono presto fatti e fanno capire il business in gioco che continua, soprattutto via web, nonostante i divieti imposti dalla Cina.

Il report 2012-2021 “Rhino Horn Trafficking as a Form of Transnational Organized Crime” (Traffico di corni di rinoceronte come forma di criminalità organizzata transnazionale) della Wildlife Justice Commission (WJC) riporta cifre importanti.

Il documento fornisce le stime economiche sui profitti miliardari del mercato nero di Vietnam, Cina e Africa: tra 874 milioni (743 milioni di euro) 1,13 miliardi di dollari (963 milioni di euro).

Corno di rinoceronte in vendita su un sito web

Non solo in Cina

In sito web dell’immagine è stato registrato a Reykjavik, Islanda. Africa ExPress ha trovato la pagina in chiaro che dice: “Vero corno di rinoceronte nero” in vendita a 35.000 euro (anziché e 50.000).

Nonostante la Cina abbia proibito la vendita di corni di rinoceronte, avorio e altro materiale di animali in via di estinzione, le vendite continuano sul web. La percentuale maggiore di acquisti avviene con tramite le app Alipay e WeChat.

Testo cinese che avvisa sul divieto di vendere corno di rinoceronte


La finestra pop-up

E i siti web cinesi mettono le mani avanti di fronte ai venditori di merci vietate. Si salvano con un finestra pop-up che recita:

“Avviso importante: Questo sito è sotto il monitoraggio prioritario del ministero della Pubblica Sicurezza. È severamente vietato pubblicare prodotti derivati da fauna selvatica (come il corno di rinoceronte o l’avorio). I trasgressori si assumeranno la piena responsabilità delle conseguenze! (Se ne avete già pubblicati, siete pregati di cancellarli immediatamente!)”.

(La ricerca delle fonti è stata fatta con con l’ausilio dell’Intelligenza artificiale (IA). Anche alcune delle immagini di questo articolo sono state migliorate con l’aiuto dell’IA. Tutto il materiale è stato verificato dall’autore dell’articolo)

(Ultimo aggiornamento il 9 maggio 2026 alle 14.01)

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Sandro Pintus

Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.

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