Uno dei video originali della youtuber iraniana Nasim Aghdam
Alessandra Fava
12 Maggio 2026
Se ti perseguita una dittatura scappi altrove, ma se ti zittisce una presunta democrazia che cosa resta da fare? L’interrogativo aleggia sull’ultimo lavoro della regista e artista iraniana Shirin Neshat, Do U Dare!, Ne hai avuto di coraggio!, a cura di Ilaria Bernardi e Bartolomeo Pietromarchi, presentato a Venezia a Palazzo Marin a due passi da San Marco, il giorno dell’anteprima stampa della 61esima Esposizione internazionale d’Arte, la Biennale 2026, grazie a Banca Ifis, Ifis Art e l’Associazione Genesi.
In tre video per un totale di 45 minuti, Shirin Neshat, che da sempre esplora il femminile oggi anche con lungometraggi e opere liriche, ripercorre la vita di Nasim Aghdam, iraniana come lei, ma di una minoranza religiosa perseguitata in Iran, e come lei migrata negli Usa dove divenne un’icona del web.
Neshat fa partire la storia di Nasim da una villetta come tante alla periferia dell’impero, nella contea periferica di Riverside, in California: giardinetto, parcheggio, due piani e il padre perennemente davanti alla tv intento a bersi le verità elargite dal politico di turno.
La migrazione di Nasim è complessa: nata a Urmia nel 1979 da una famiglia di origini azere, Nasim lascia l’Iran da adolescente perché la minoranza alla quale la famiglia appartiene, i Baha’ì, fondata da due iraniani a metà Ottocento, predica la fine della legge islamica, la pace e la libertà delle donne e viene perseguitata dagli ayatollah.
La famiglia nel 1996 scappa negli Usa. Nasim alle prese con la comunità emigrata negli Usa, tra una canzone tradizionale e tanta nostalgia della vera casa, diventa bodybuilder, vegana e con parrucche e lustrini abbraccia una sua nuova identità, ribelle e femminile, lontana dagli stereotipi della donna mediorientale sottomessa al marito o al padre. Online Nasim trova la sua espressione e spopola. Pubblica i suoi video in farsi, inglese e arabo, fa il verso a canzoni famose e diventa una webstar su Facebook e YouTube, attirando milioni di follower.
Fasciata di paillettes o di plastica nera, Aghdam gioca con le proprie forme e con le icone americane e racconta le sue verità: “In Iran ti uccidono con la spada, negli Usa con una piuma”. I video originali scorrono su uno schermo in un angolo a palazzo Marin.
Nel 2008 i Big del web iniziano a filtrare i follower dell’icona iraniana, riducono il traffico dei suoi account, di fatto minano le entrate pubblicitarie. Nasim denuncia, sbraita, ma non ottiene niente.
Shirin Neshat racconta così la disillusione, la fine del sogno americano, lo scotto dell’essere silenziata in una cosiddetta democrazia. Sui tre schermi del terzo video scorrono dollari, presidenti Usa compreso Donald Trump, le ultime guerre che si tratti di Afganistan, Iraq e Guantanamo e un flash dietro l’altro al ritmo rap tra una bomba e un’esplosione e un frame di guerra combattuta anche sui pc, diventa reale la violenza introiettata dalla ragazza iraniana ormai trentanovenne.
Finisce che Nasim il 3 aprile 2018 prende una semiautomatica, va alla sede californiana di Youtube a San Bruno, entra nel parcheggio, inizia a sparare, ferisce alcune persone e si suicida. Neshat non fa vedere tutto questo che si desume dai video originali della polizia americana, ma piuttosto filma la donna fasciata d’oro che si allontana nel viale di Riverside, impersonata dall’attrice iraniana Pagah Feridoni, anche lei presente all’inaugurazione a Venezia e poi il viso si cristallizza immobile nell’ultimo frame.
“Mi ha colpito la vicenda di Nasim Aghdam come me iraniana, come me immigrata negli Usa – racconta l’artista regista Shrin Neshat che oggi vive a New York –. Mi sono identificata in lei, nella sua disillusione. La mia riflessione è che la violenza genera altra violenza”.
Do U dare! è a palazzo Marin fino al 6 settembre.
Alessandra Fava
alessandrafava2015@libero.it
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