Pescatori colpiti nel bacino del lago Ciad da raid aerei del Ciad
Cornelia I. Toelgyes
11 maggio 2026
Non si arrestano gli attacchi aerei dell’esercito ciadiano sulla parte nigeriana del bacino del lago Ciad. Fonti locali hanno fatto sapere che da venerdì scorso i cacciabombardieri di N’Djamena stanno sganciando bombe su bombe su due isole ritenute roccaforte dei terroristi Boko Haram.
Durante i raid aerei sono stati però colpiti anche i pescatori. Infatti 40 di loro sono dati per dispersi, ma potrebbero essere morti, annegati, in seguito ai bombardamenti.
Va ricordato che nel 2015 è stata istituita una Multinational Joint Task Force (MNJTF), una coalizione regionale, composta da truppe provenienti da Nigeria, Camerun, Ciad e Benin (il Niger si è ritirato nel 2025), incaricata di combattere Boko Haram e l’ISWAP nel bacino del Lago Ciad. La base della Task Force si trova a N’Djamena. Compito di MNJTF è ripristinare la sicurezza tramite interventi militari, agevolare gli aiuti umanitari e garantire la stabilità regionale.
Per ora il bilancio è ancora provvisorio, perché, da quanto si apprende, i raid sono ancora in corso in una vasta zona del bacino del lago, situato nella parte centro-settentrionale dell’Africa, sui confini di Nigeria, Niger, Ciad e Camerun.
Nell’area vivono quasi 30 milioni di persone, tra questi almeno 3 milioni sono sfollati o rifugiati in fuga dai sanguinari terroristi Boko Haram di matrice jihadista e dei loro cugini di ISWAP, affiliati allo stato islamico, che nel 2016 si sono separati dal gruppo originale.
Secondo alcune testimonianze, pur di sopravvivere e portare a casa un tozzo di pane, alcuni pescatori per ottenere l’accesso a zone di pesca remote e ricche di pesce, verserebbero delle tasse a Boko Haram. I jihadisti provvederebbero poi al loro trasporto verso queste isole, per poi riportarli indietro con il pescato.
L’attacco ciadiano è una rappresaglia in risposta alle recenti incursioni di Boko Haram nel nord-ovest del Ciad, dove, in due distinte aggressioni a una base militare i terroristi hanno ammazzato 23 soldati e altri 26 sono stati feriti.
In una nota dello Stato maggiore dell’esercito della ex colonia francese viene sottolineato che i militari avrebbero reagito, giustiziando parecchi terroristi e recuperando gran parte del bottino che i jihadisti stavano tentando di portare via dalla base.
Anche un villaggio vicino sarebbe stato incendiato e saccheggiato dai terroristi, ma non è dato sapere se ci sono state vittime tra i civili. Le attività delle ONG nell’area sono state momentaneamente sospese.
Finora N’Djamena non ha rilasciato nessun comunicato ufficiale sugli attacchi.
I civili sono spesso coloro che pagano il prezzo più elevato contro le offensive degli eserciti volte a colpire i terroristi.
Anche il quartier generale della Difesa nigeriana proprio oggi ha smentito le notizie relative alla morte di civili a seguito di attacchi aerei nel Niger State nella parte settentrionale del Paese. I militari hanno affermato che gli attacchi erano stati guidati da informazioni di intelligence e avevano colpito solo obiettivi di bande armate criminali, considerati terroristi anch’essi.
Alcuni residenti hanno rivelato a Reuters che il mese scorso circa 200 persone sarebbero state uccise dopo che alcuni aerei militari avevano colpito il mercato di un villaggio. Il portavoce della Difesa nigeriana, Miachael Onoja, ha fatto sapere che durante l’ultimo attacco sono stati ammazzati almeno 70 presunti banditi.
Le offensive di Boko Haram e dei loro “cugini” continuano senza sosta da anni. Secondo l’ultimo rapporto di SIPRI (Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma) del 9 maggio scorso, la Nigeria è il primo Paese per importazioni di armi in Africa. Ma la ex colonia britannica è in buona compagnia. Pure Mali e Burkina Faso sono tra le top ten nella lista di SIPRI. Anche questi Stati dell’area subsahariana devono confrontarsi giornalmente con gli attacchi dei terroristi. Ma le armi non bastano e non di rado le vittime non sono i terroristi, bensì i civili.
Cornelia Toelgyes
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