NAMIBIA

Naufragata 500 anni fa e ritrovata nel deserto in Namibia nave portoghese con un tesoro a bordo

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
26 giugno 2026

Una nave del XVI secolo, la Bom Jesus, (Buon Gesù) trasportava un tesoro inestimabile, ma a causa di una tempesta sulla Skeleton Coast, in Namibia, è naufragata. Dell’equipaggio, composto da 300 persone, non si è più saputo nulla. Non sono stati trovati resti umani. Si suppone che qualcuno sia scampato alla morte. Ma si sa anche che la Skeleton Coast non lascia scampo.

La nave, una carraca, cioè  un grande bastimento da carico portoghese è tornata alla luce – quasi per caso – sulla terraferma, sepolta dalla sabbia del deserto, durante le esplorazioni di un’area diamantifera. Era il 1° aprile 2008, dopo cinque secoli si è ricostruita la sua storia che si era fermata a circa 150 metri dall’area della costa.

Ricostruzione del naufragio della nave Bom Jesus (Immagine prodotta con l’Intelligena Artificiale)

Il tesoro

Là sotto c’era qualcosa di importante. La compagnia mineraria e le autorità di Windhoek hanno chiamato l’archeologo namibiano Dieter Noli che ha trovato un moschetto e alcune zanne di elefante. Noli, ha poi invitato il collega sudafricano, Bruno Werz, e a loro due si è unita anche una squadra di archeologi portoghesi.

Secondo il National Geographic, gli scavi hanno portato alla luce più di duemila monete d’oro puro, portoghesi e spagnole (quasi 23 kg d’oro). Sarebbero servite a comprare le spezie. Poi 1.845 lingotti emisferici di rame, per un totale di 16 tonnellate. Sui lingotti c’è il marchio a tridente della famiglia Fugger, i più ricchi banchieri tedeschi del Rinascimento.

Faceva parte del tesoro anche un centinaio di zanne di elefante, cannoni di bronzo, moschetti, spade e rari strumenti di navigazione dell’epoca, come gli astrolabi.

Monete d’oro della nave Bom Jesus (Immagine migliorata con l’Intelligena Artificiale)

La nave

La Bom Jesus, bastimento da carico di proprietà personale di re Giovanni III d’Aviz del Portogallo, faceva parte della flotta di don João Pereira composta da sette navi. L’imbarcazione aveva un castello a poppa e uno a prua. Servivano sia come alloggio per gli ufficiali e i passeggeri d’alto rango, sia come torri difensive fortificate.

Per l’epoca il vascello era un gigante dei mari che resisteva a lunghi viaggi oceanici. Aveva una stazza che arrivava fino a 500 tonnellate e navigava a vele quadre.
 Era salpata dal porto di Lisbona il 7 marzo 1533 con il capitano Francisco de Noronha, diretto nelle Indie occidentali. Le sue ampie stive erano piene di oggetti preziosi da scambiare con le spezie.

Monopolio delle spezie

Tra il regno di Manuel I e Giovanni III, il Portogallo era riuscito ad avere il monopolio di molte delle spezie vendute in tutta Europa. Pepe nero e cannella, chiodi di garofano, noce moscata e zenzero provenivano da Ceylon, Molucche, Indonesia e India e venivano vendute a caro prezzo.

Le Onde di Agulhas

Come succedeva spesso in quell’area dell’Oceano Atlantico, prima di doppiare il Capo di Buona Speranza, la Bom Jesus deve avere incontrato le “Onde di Agulhas”.
 Si tratta di pesanti perturbazioni meteo con onde alte fino a 15-20 metri, tipiche dell’Atlantico nell’area che bagna l’Africa sud-occidentale.

Queste onde si sviluppano dall’incontro tra la Corrente di Agulhas e i venti occidentali con flutti che hanno una forza d’impatto improvvisa, capace di spezzare una nave.
 Spinta sugli scogli dalla tempesta, la Bom Jesus è naufragata e i forti venti hanno spinto il relitto e il suo prezioso carico sulla terraferma.

Jasper House Museum di Ornnjemund

Gesto di grande generosità

Oggi il materiale rinvenuto sulla Bom Jesus si trova in Namibia, nel Jasper House Museum di Oranjemund, la città mineraria più vicina al ritrovamento del tesoro.

Secondo il diritto internazionale, per una nave della Marina di Stato del XVI secolo e il suo prezioso carico appartengono legalmente al Portogallo. Lisbona ha rinunciato ai propri diritti, donando l’intero tesoro alla Namibia. Un gesto di grande generosità e cooperazione culturale internazionale.

(Questo articolo è stato redatto con il supporto dell’Intelligenza Artificiale per la ricerca delle fonti e l’editing di alcune immagini. Tutti i contenuti e i dati sono stati interamente verificati e approvati dall’autore e dalla redazione)

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com

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Sandro Pintus

Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.

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