AFRICA

Sviluppo sostenibile e decarbonizzazione: ENI e Mozambico firmano intesa

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 3 gennaio 2020

Nonostante il fallimento del COP25 di Madrid non mancano le buone pratiche a livello individuale come l’iniziativa tra ENI e governo mozambicano. La multinazionale petrolifera è ancora una volta protagonista nell’ex colonia portoghese grazie a un accordo attinente alla decarbonizzazione e allo sviluppo sostenibile.

Da sin :Claudio De Scalzi (ENI), il presidente mozambicano Filipe Nyusi e il ministro delle Risorse minerarie Ernesto Max Tonela

L’accordo è stato firmato a ottobre, alla presenza del presidente Nyusi, dall’ad ENI Claudio De Scalzi e Ernesto Max Tonela, ministro mozambicano delle Risorse minerarie. Prevede una serie di progetti nell’ex colonia portoghese in vari settori che vanno dall’area sociale a quella economica.

La firma del documento è stata accolta con entusiasmo dal ministro Tonela. “L’approvazione di questo accordo ci avvicina sempre più alla realizzazione del Progetto GNL di Rovuma. Rappresenta l’impegno del governo a garantire che questo progetto andrà a beneficio di tutti i mozambicani per un Paese prospero grazie ai giacimenti di gas”.

Il primo obiettivo del protocollo riguarda la protezione di un milione di ettari di foreste che dovrebbe permettere la diminuzione delle emissioni di CO2. È previsto il supporto di ENI alla conservazione e alla gestione sostenibile delle foreste.


Il tweet postato da ENI in occasione della firma del protocollo di intesa

Secondo il comunicato ENI altre aree di cooperazione sono relative all’accesso all’energia, sviluppo dell’industria, innovazione e infrastrutture, la lotta al cambiamento climatico e contro gli impatti ambientali. Il progetto riguarda anche l’accesso all’istruzione e alla formazione, la diversificazione economica, l’accesso all’acqua e l’accesso alla salute.

Un programma ambizioso che amplia le attività di ENI e rafforza la sua presenza in Mozambico. Se realizzato in tutti i punti, il progetto porterebbe il Paese dell’Africa australe molto lontano.

Nel riquadro rosso l’area delle attività ENI ed ExxonMobil. Nei cerchi rossi le aree di di attività di gruppi armati jihadisti a Cabo Delgado e gruppi armati RENAMO a Sofala (Courtesy GoogleMaps)

Rimane però il nodo della sicurezza a Cabo Delgado, nell’estremo nord del Mozambico, e nella provincia centrale di Sofala. Cabo Delgado, dove operano ENI ed ExxonMobil, dall’ottobre 2017 è sotto attacco jihadista. A Sofala gruppi armati RENAMO, in disaccordo con il leader eletto Ossufo Momade, attaccano mezzi pubblici e auto private.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
@sand_pin

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Sandro Pintus

Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.

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