Dal Nostro Inviato Speciale
Sono tutti musulmani ma le rivalità etniche non hanno religione, specie quando in ballo ci sono interessi economici e motivazioni politiche. Così venerdì sera un gruppo di gabra, provenienti dall’Etiopia aiutati e sostenuti da garre, una tribù di etnia somala, hanno attaccato i borana, che sono la maggioranza nella contea di Marsabit ai confini tra l’ex impero abissino e l’ex colonia britannica. Tre morti.
Ma gli scontri sono continuati sabato e domenica mattina violentissimi e se i morti si sono fermati a quota 13 è una vera fortuna, giacché ci sono stati anche 38 feriti, alcuni dei quali gravissimi.
Il governatore della contea, Ukur Yattani (gabra) ha raccontato al quotidiano keniota The Nation, che venerdì sera un gruppo di banditi ha assalito un convoglio di due camion carichi di merce destinata a Moyale, città di frontiera tra Kenya ed Etiopia. Tre persone sono rimaste uccise durante la razzia.
Ma Wako Teponi, una guardia privata borana, racconta a Africa ExPress un’altra versione: “I gabra hanno attaccato indiscriminatamente la nostra comunità. Hanno sventrato le nostre vacche e bruciato alcune capanne e ammazzato i nostri amici che tentavano di resistere”.
Wako sostiene che il governatore protegga o comunque copra gli assalitori, mentre la polizia è schierata a fianco dei borana. “Noi non abbiamo armi e per difenderci che le hanno date gli agenti”.
Ma non solo. Accanto ai gabra combattono i somali garre ai quali per l’occasione si sono uniti elementi shebab, gli islamici somali che sostengono di essere la branca africana di Al Qaeda. “I gabra – spiega Wako – vogliono impadronirsi delle nostre terre e gli attacchi negli ultimi mesi sono stati frequenti. Lo stato ci ha lasciato soli e spesso indifesi”. I motivi dei ripetiti assalti – come sempre in questi casi – non si possono ridurre a razzie di banditi. Ci sono sempre interessi più vasti che sfruttano odi e antagonismi ancestrali.
Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter @malberizzi
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