In this photo released by the US Navy on November 10, 2008, the crew of the hijacked merchant vessel MV Faina stand on the deck on November 9 after a US Navy request to check on their health and welfare, at sea off the coast of Somalia. The Belize-flagged cargo ship owned and operated by Kaalbye Shipping, Ukraine, was seized by pirates September 25 and forced to proceed to anchorage off the Somali Coast. The ship is carrying a cargo of Ukrainian T-72 tanks and related military equipment. MCS2 Jason R. Zalasky/ RELEASED RESTRICTED TO EDITTORIAL USE = GETTY OUT =
Dal Nostro Inviato Speciale
Massimo A. Alberizzi
Nairobi, 10 agosto 2009
Dunque finalmente il rimorchiatore italiano Buccaneer, sequestrato l’11 aprile dai pirati somali è stato liberato assieme al suo equipaggio: 10 connazionali, cinque rumeni e un croato. A Roma il ministro degli esteri, Franco Frattini, ha sostenuto che non è stato pagato alcun riscatto. I pirati, raggiunti a bordo, ieri sera, prima di rilasciare nave ed equipaggio, avevano invece raccontato che stavano contando 4 milioni di dollari.
Secondo quanto riferito ad Africa ExPress da Andrew Mwangura, che da Mombasa, in Kenya, coordina il monitoraggio delle acque dell’Oceano Indiano attraverso l’organizzazione East African Seafarers’ Assistance Programme, “è stato pagato un riscatto che va da 4 a 5 milioni di dollari”.
Ecoterra un altro autorevole gruppo, impegnato a seguire le azioni dei pirati somali, scrive sul suo notiziario che già alcune settimane fa i bucanieri hanno ricevuto 250 mila dollari a patto che non parlassero più con i giornalisti.
Ecco probabilmente perché il telefono satellitare di bordo è stato spento e sono stati attivati nuovi numeri di cellulare con cui le autorità italiane hanno tenuto i contatti con i rapitori.
Festa grande a bordo del Buccaneer – dove l’equipaggio ha finalmente mangiato un pasto decente portato a bordo dagli ufficiali italiani dalla nave militare San Giorgio che per tutto questo tempo è stata di vedetta poco lontano dal rimorchiatore sequestrato – ma festa grande a che a Las Qorey, il villaggio di pescatori dove vivono i pirati, tornati a terra con il loro riscatto.
Conferma un alto funzionario del governo del Puntland, la regione semiautonoma del nord della Somalia. “Senza il pagamento di una forte somma i pirati non sarebbero mai stati convinti a rilasciare nave ed equipaggio. Ha sbagliato il governo italiano a pagare. Così la pirateria non si sconfigge e ogni riscatto pagato inventiva altri pescatori a cambiare mestiere e trasformarsi in banditi del mare. Rende molto di più”.
Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter@malberizzi
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