GUERRA A GAZA

Gaza: omicidi sommari per eliminare testimoni scomodi, i giornalisti palestinesi

Speciale Per Africa ExPress
Valentina Vergani Gavoni
16 agosto 2025

L’esercito di Israele che occupa illegalmente la terra di Palestina, continua a uccidere giornalisti palestinesi, accusandoli di terrorismo sulla base di prove prodotte dallo stesso governo che ha esplicitamente dichiarato di voler annettere la terra rimasta della popolazione nativa.

È impossibile verificare sul campo la verità dei fatti perché il governo israeliano, che non vuole testimoni indipendenti, vieta l’accesso a noi giornalisti internazionali.

Possiamo, e dobbiamo, però sottolineare la differenza tra il terrorismo di uno Stato che sta occupando illegalmente il territorio palestinese con le armi più potenti del mondo, e il terrorismo dei militanti oppressi dall”occupazione armata che costruiscono armi con quello che riescono a trovare.

La violenza degli oppressi (e in Palestina anche occupati) e quella degli oppressori (qui anche occupanti) non sono paragonabili. Il terrorismo invece sì.

Uno Stato democratico, oltre a non occupare la terra di altri popoli, riconosce il diritto al processo giudiziario che porta alla condanna o all’assoluzione dell’imputato.

Uno Stato che non riconosce questo diritto, e commette crimini di guerra, non può quindi essere definito una “democrazia”.

Gli omicidi extragiudiziali sono uccisioni deliberate compiute da autorità statali, o con il loro consenso, senza un processo legale o una sentenza giudiziaria. Le esecuzioni sommarie facevano parte di una pratica utilizzata soprattutto dai governi fascisti sudamericani.

Parliamo di esecuzioni fuori dal sistema giustiziario, e sono contrarie ai diritti umani fondamentali perché:

  • le vittime non hanno avuto accesso a un giusto processo
  • sono commesse da forze di polizia, militari, o agenti dello Stato, oppure da gruppi paramilitari che agiscono con il consenso o la tolleranza dello Stato

L’IDF (Forze di Difesa Israeliane) commette azioni terroristiche contro il popolo dei nativi palestinesi da 77 anni. Uccide, stupra e tortura i civili sotto occupazione sistematicamente. E solo grazie alla testimonianza delle vittime di questi abusi, oggi, la verità è davanti agli occhi di tutti. Anche di quelli che continuano a chiuderli.

Noi giornalisti di Senza Bavaglio continuiamo a sostenere i nostri colleghi palestinesi, che con grande coraggio stanno difendendo la libertà di stampa con la vita. Siamo al loro fianco, contro la censura antidemocratica imposta dal governo di Netanyahu. E non smetteremo mai di ringraziarli per il loro sacrificio.

Qualcuno in Israele parla di “censura preventiva per proteggerci da Hamas”. Un nuovo modo per legittimare l’oppressione della libera informazione.

L’ennesima giustificazione per manipolare la realtà dei fatti, davanti a una Comunità Internazionale che non può più compiacere una tale falsificazione della verità.

Sia ben chiaro: condanniamo il terrorismo di qualsiasi genere, forma e provenienza. La violenza contro i civili è sempre inaccettabile. Ma è nostro dovere ricostruire la narrazione partendo da una sostanziale differenza: chi occupa (con le armi più potenti del mondo) la terra di un’altra popolazione, non ha il diritto di difendersi dal popolo occupato.

Valentina Vergani Gavoni
valentinaverganigavoni@gmail.com
©️ RIPRODUZIONE RISERVATA

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Valentina Vergani Gavoni

Giornalista iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, autrice dei libri "Metodo giornalistico applicato alla ricerca sociale a fine scientifico" e "Il mondo in un quartiere: immigrazione di massa, salute mentale, degrado e riqualificazione urbana". Fondatrice del Metodo CJM - Codified Journalistic Method. Laureata in International Relations and Politics in UK con un Master in Giornalismo IULM. Attualmente iscritta alla triennale di Psicologia.

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