AFRICA

Mozambico: intervento militare contro i jihadisti. Il Sudafrica insiste sulla SADC

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 23 maggio 2021

La Comunità per lo Sviluppo dell’Africa Australe (SADC) ha già un piano per liberare dai jihadisti Cabo Delgado, estremo nord del Mozambico. Ad aprile gli esperti militari SADC lo hanno preparato: quasi tremila militari armati con elicotteri da combattimento e navi da guerra. Lo conferma il quotidiano sudafricano Daily Maverick. E il Sudafrica è il primo sostenitore dell’intervento militare anti-jihadista a Cabo Delgado. Pretoria ha preso una posizione netta: farà pressione sulla SADC per un’azione urgente.

Non permettere che l’insurrezione sfugga di mano

“È la forza di riserva SADC che vogliamo entri in gioco – conferma a Reuters Naledi Pandor, ministra sudafricana per le Relazioni internazionali e la cooperazione -. I nostri colleghi nigeriani, ci hanno pregato di non permettere che l’insurrezione ci sfugga di mano. Se dovesse diventare incontrollabile sarebbe molto difficile da bloccare. Ecco perché crediamo che sia necessario agire urgentemente”.

Naledi Pandor, ministra sudafricana per le Relazioni internazionali e la cooperazione

Il prossimo vertice SADC è previsto dal 25 al 28 maggio, a Gaborone, capitale del Botswana. Secondo Pandor la Comunità dovrà determinare natura e condizioni del sostegno esterno, come quello dell’Unione Europea e/o del Portogallo.

La SADC, da 2008, ha previsto una brigata di riserva, parte di un patto di difesa regionale. La brigata permette l’intervento militare per prevenire la diffusione di un conflitto come quello presente a Cabo Delgado.

Il Sudafrica è già stato minacciato dall’ISIS nel caso dovesse intervenire militarmente a Cabo Delgado. Durante l’assedio di Palma, iniziato il 23 aprile, è stata confermata anche la presenza di sudafricani tra i jihadisti. La cittadina più a nord di Cabo Delgado è rimasta sotto attacco per una decina di giorni.

Posizione ambigua di Nyusi

Il problema è però la posizione del presidente mozambicano Filipe Nyusi. Nonostante abbia chiesto l’aiuto SADC, non si riesce a capire perché non voglia i militari sudafricani a Cabo Delgado. Al Sudafrica, disposto a intervenire indipendentemente dalla SADC, ha rifiutato di condividere i suoi dati di intellegence.

Il leader mozambicano preferisce utilizzare mercenari, tra questi i russi del Wagner Group, che hanno fallito, o i sudafricani di Dyck Advisory Group (DAG) presenti a Palma. I mercenari DAG sono stati accusati da Amnesty International di violazione dei diritti umani per aver sparato dagli elicotteri anche contro civili. E con DAG ha accusato anche le Forze armate mozambicane (FADM) e i jihadisti di Al Sunnah wa-Jammà. I terroristi, dall’ottobre 2017, terrorizzano il nord.  Nyusi, in caso di intervento SADC, vuole che le operazioni siano controllate dalle FADM.

Famiglia di sfollati a Cabo Delgado (Courtesy MSF)

Gli sfollati sono 1,2 milioni

Intanto continua ad aumentare il numero degli sfollati a causa degli attacchi jihadisti. Se ne sono aggiunti altri 54 mila fuggiti dal 23 marzo dal distretto di Palma. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS-WHO) più di 1,2 milioni di persone hanno bisogno di assistenza sanitaria urgente a Cabo Delgado. La causa è l’insurrezione di Al Sunnah wa-Jammà, organizzazione affiliata allo Stato islamico dell’Africa centrale (ISCAP).

Pesanti sospetti sul FRELIMO

Daily Maverick ipotizza pesanti sospetti riguardo al presidente mozambicano, Nyusi. “Potrebbe anche voler evitare che le truppe regionali apprendano troppo sul traffico di droga e di risorse naturali a Cabo Delgado – scrive – . Situazioni nelle quali si presume che le élite del FRELIMO (il suo partito, al potere dal 1975 ndr) abbiano un interesse”. Total, che a Palma ha fermato i cantieri, dice che riprenderà i lavori quando non ci sarà più la guerra a Cabo Delgado.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
@sand_pin
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Sandro Pintus

Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.

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