AFRICA

Spunta in Algeria parte del riscatto pagato per il rilascio di 4 ostaggi (2 italiani) in Mali

Speciale per Africa ExPree
Cornelia I. Toelgyes
1° gennaio 2021

All’inizio della settimana il governo algerino ha annunciato di aver recuperato oltre 80 mila euro, parte del riscatto pagato per la liberazione di quattro ostaggi in Mali. La trattativa per il loro rilascio comprendeva anche la scarcerazione di oltre 200 jihadisti. Africa ExPress aveva ampiamente documentato dettagli delle negoziazioni.

Padre Maccalli, a sinistra, Nicola Chiacchio, a sinistra

Tutti, ma proprio tutti, sono rimasti in religioso silenzio quando, dopo la liberazione di Soumaïla Cissé – uomo politico dell’opposizione maliana deceduto pochi giorni fa di Covid-19 a Parigi –  la francese Sophie Pétronin e i due italliani, Padre Pierluigi Maccalli e Nicola Chiacchio – si è parlato del pagamento di un lauto riscatto. Allora era emersa la corresponsione  di 30 milioni di euro. Anzi, a dirla tutta, la Francia aveva negato categoricamente di aver sborsato un solo centesimo. E Florence Parly, ministro alla Difesa del Paese d’Oltralpe aveva sottolineato: “Nessuna implicazione di Parigi nei negoziati per la liberazione degli ostaggi in Mali”. Già allora Algeri non aveva apprezzato il rilascio dei terroristi per timore che potessero riprendere la loro attività nel Paese.

Operazione anti-terrorista delle forze algerine

Secondo quanto riportato dalle autorità di Algeri, la somma sarebbe stata ritrovata dai militari il 28 dicembre durante un’operazione anti terrorista. L’ingente somma era nascosta in alcuni bunker che servivano ai criminali come nascondiglio nelle campagne vicino alla città di Djidjelli. I jihadisti non sono più attivi in quella zona, che viene ora utilizzata per lo più da chi è ricercato, come nascondiglio di materiale e  famiglie dei terroristi. E secondo quanto riporta Le Monde, quotidiano francese, sarebbe stato proprio uno degli oltre 200 miliziani rilasciati in Mali, poi arrestato in Algeria a aver rivelato la presenza dei soldi vicino a Djidjelli.

Algeri non ha rivelato ulteriori dettagli, ha solamente assicurato che è stato sventato un piano di riorganizzazione nel Paese di AQMI (acronimo per Al Qaeda nel Maghreb Islamico), che fa parte del raggruppamento terrorista fondato nel 2017 Gruppo di sostegno dell’Islam e dei musulmani, guidato da Iyad Ag-Ghali, vecchia figura indipendentista touareg, diventato capo jihadista e fondatore di Ansar Dine – in italiano: ausiliari della religione (islamica) – e alleato con al-Qaeda e i talebani afgani. Il leader di AQMI, l’algerino Abdelmalek Droukdel e alcuni suoi stretti collaboratori sono stati uccisi lo scorso giugno nel nord del Mali dai militari francesi di Opération Barkhane, presenti in tutto il Sahel con 5.100 uomini.

E sempre il 28 dicembre scorso sono morti tre militari di Barkhane nella zona delle “tre frontiere” (Mali, Niger,Burkina Faso) in territorio maliano. Si chiamavano Tanerii Mauri, Quentin Pauchet e Dorian Issakhanian ed erano arrivati sul terreno solo a novembre.

Operazione Barkhane in Mali

L’incidente si è verificato appunto lunedì mattina, mentre i tre stavano rientrando dalla base di Hombori dove avevano scortato un convoglio con viveri, acqua, carburante e materiale logistico ed erano diretti a Gossi (un tragitto di una novantina di chilometri). Il blindato leggero ha urtato una mina artigianale e è saltato per aria, imboscata secondo il manuale dei miliziani dei gruppi armati del Sahel. E con questo agguato salgono a otto i militari di Barkhane morti nel 2020, 47 dal 2013, da quando la Francia è presente militarmente in Mali.

Quest’area è uno dei santuari dei terroristi attivi nel Sahel e per questo motivo dall’inizio dell’anno gran parte delle operazioni di Barkhane sono concentrate lì, anche grazie ai rinforzi inviati da Parigi dopo il vertice a Pau, città della Francia, dello scorso gennaio. Africa ExPress ha documentato dettagliatamente l’incontro tra Emmanuel Macron e i Capi di Stato del G5 Sahel.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

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Cornelia Toelgyes

Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.

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