Mappa del nord del Mozambico con il punto dell'imboscata jihadista e l'area di sfruttamento LNG ENI (Courtesy Google Maps)
Sandro Pintus
3 novembre 2019
Continua l’azione terroristica jihadista a Cabo Delgado, estremo nord del Mozambico. L’ultima, pesantissima, del 27 ottobre scorso è stata un’imboscata nella provincia di Muidumbe, 170 a sud-ovest di Palma, dove operano ENI e ExxonMobil. Il bilancio è stato di venti morti tra le Forze di Sicurezza mozambicane e cinque militari russi.
Al giornale online Carta de Moçambique una fonte ha detto che i jihadisti hanno atteso un convoglio militare mettendo un blocco sulla strada. All’arrivo del mezzo hanno cominciato a sparare lasciando sull’asfalto 25 morti. Il massacro lo hanno “firmato” decapitando i cadaveri.
Una vera e propria azione militare che indica l’aumento del livello di pianificazione mai avuto fino a questo momento. Secondo il giornale mozambicano i cinque russi sono mercenari del Gruppo Wagner che appoggia il governo del Paese lusofono nella guerra contro i jihadisti.
I dati di Zitamar News, dal 5 ottobre 2017 – data di inizio del jihadismo in Mozambico – al 23 settembre 2019, mostrano 170 attacchi. Le vittime, tra militari e soprattutto civili – molti dei quali decapitati – sono state 436. A queste si aggiungono i 25 dell’ultima imboscata.
Il periodo di maggiore violenza jihadista di Al Sunna wa-Jama’s, chiamati dalla popolazione al Shebab, si è avuto negli ultimi undici mesi. Secondo Zitamar News ci sono stati 116 assalti armati che hanno causato 310 morti. La maggior parte a poca distanza da Palma, dove, off-shore, opera ENI per lo sfruttamento degli immensi giacimenti di gas naturale (LNG).
Lo scorso 22 agosto, a Mosca, il presidente mozambicano Filipe Nyusi ha firmato un accordo con Vladimir Putin per aiuti militari contro il jihadismo. Nella seconda metà di settembre sono arrivati in Mozambico tra 160 e 200 mercenari. E il quotidiano russo indipendente The Moscow Times rivela che, lo scorso 10 ottobre, altri due mercenari russi sono morti durante un altro attacco jihadista. È la prima volta che si sente parlare di morti russi. E probabilmente non sarà l’ultima.
(ultimo aggiornamento 3 novembre 2019, 10:58)
Sandro Pintus
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