AFRICA

Gambia: governo crea fondo per le vittime dell’ex dittatore Jammeh

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 9 ottobre 2019

Il governo del Gambia ha messo a disposizione 900.000 euro al fondo per le vittime della dittatura. Il denaro è frutto delle vendite dei beni appartenuti a Yahya Jammeh, ex tiranno del Paese.

Jammeh, che è stato al potere per oltre ventidue anni nell’ex colonia britannica,, un’enclave anglofona all’interno del Senegal francofono, ha perso le elezioni alla fine del 2016. Ha dovuto lasciare il Paese nel gennaio 2017 sotto le pressioni della comunità internazionale e solo dopo aver svuotato le casse del governo.

Ex presidente del Gambia Yahya Jammeh

L’ex leader e tiranno possedeva oltre 280 proprietà, tra questi anche esercizi commerciali, estensioni di foreste, isole. Tutti questi beni sono stati sequestrati dal governo di Banjul e la loro vendita dovrebbe fruttare davvero parecchio e riempire un pochino le magre casse delle Stato. Jammeh, prima della sua partenza, aveva fatto trasferire 360 milioni di denaro pubblico sui suoi conti privati all’estero.

Sheriff Kijera, presidente del centro delle vittime di Jammeh, ritiene che la somma messa a disposizione dallo Stato non sia sufficiente, ma, ha aggiunto: “E’ un primo segnale”.

Truth, Reconciliation and Reparations Commission (TRRC), commissione istituita un anno fa, per fa luce sulle atrocità commesse durante il “regno” di Jammeh, dovrà ora definire le regole per la distribuzione di questo denaro in base alla storia delle vittime. I 900.000 euro costituiscono sola la base del fondo, che in futuro dovrà essere ben più consistente per risarcire familiari e/o sopravvissuti alle torture del dittatore.

Ad agosto la liberazione di tre membri degli ex Junglers (squadroni della morte agli ordini del tiranno), dopo la loro confessione pubblica davanti alla Commissione d’inchiesta, ha creato forte disappunto in tutto il Paese, in particolare tra le vittime e i familiari di chi è morto nelle galere del regine durante il regno di Jammeh. Il ministro della Giustizia, Abubucarr Tambadou, ha giustificato il suo operato per incoraggiare in tal modo altri colpevoli di violazioni contro i diritti umani durante la dittatura a venire a testimoniare.

Il Gambia

Jammeh, che “ha conquistato” il potere con un colpo di Stato nel 1994, è stato rieletto una prima volta nel 1996 grazie a “libere e democratiche elezioni”, chiaramente truccate.  Si dice che battezzato dai genitori si sia anche convertito all’islam, ma solo per ottenere più consensi, visto che la maggior parte della popolazione è musulmana. Il suo regime è stato accusato di tutte le ignominie possibili: arresti illegali, morti sospette, accanimento contro i media, violazione dei diritti fondamentali dell’uomo e repressione verso i  difensori di quei diritti, per non parlare del suo odio atavico verso gay e lesbiche.

Il Gambia è anche un Paese di transito per migranti. Nel luglio del 2005 sono sparite nel nulla oltre cinquanta persone provenienti dall’estero e dirette verso l’Europa. Tra loro c’erano nigeriani, senegalesi, ivoriani e quarantaquattro ghanesi. Martin Kyere, ghanese, l’unico miracolosamente sopravvissuto al massacro, oggi testimone prezioso. Tutti gli altri sono stati ammazzati in Gambia da una squadra della morte paramilitare “Junglers” che prendeva ordini direttamente da Jammeh, come è stato affermato in un rapporto di Human Rights Watch del maggio 2018.

E’ difficile ricostruire un Paese dopo oltre due decadi di dittatura, Jammeh ha lasciato una pesante eredità: una gestione dei fondi pubblici, finalizzata soltanto all’arricchimento di se stesso, della sua famiglia e di quella dei suoi più stretti collaboratori. Il nuovo presidente, Adama Barrow, che ha vinto le elezioni nel dicembre 2016, è sempre più criticato ed è accusato di non aver mantenuto le promesse elettorali, come la creazione di nuovi posti di lavoro, contrastare la corruzione galoppante, risollevare l’economia del Paese, abrogazione di alcune leggi ingiuste istituite dal precedente governo. Secondo molti suoi elettori finora i progressi raggiunti non sono sufficienti e la popolarità di Barrow è in forte calo.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

 

 

 

 

Cornelia Toelgyes

Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.

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