Disegno che riproduce l'hyaenodont in posizione d'attacco
Franco Nofori
Torino, 20 aprile 2019
I curatori del Kenya National Museum di Nairobi, l’avevano frettolosamente definito Simbakubwa kutokaafrika, che in lingua swahili sta per “grande leone africano” e non considerando la scoperta di particolare rilievo, ne avevano gettato i resti scheletrici, in un anonimo cassetto, in cui erano rimasti per vari decenni, fino a che, oggi, il paleontologo statunitense Jack Tseng, docente presso l’università di Buffalo, ha rettificato questa attribuzione, attestando che non si tratta di un leone, ma del feroce e gigantesco predatore hyaenodont vissuto sulla terra ben 22 milioni di anni fa.
La scoperta, pubblicata la scorsa settimana dal Journal of Vertebrate Paleontology, è stata resa possibile dall’accurato esame dei resti scheletrici, composti da un teschio e dalle fauci mascellari che, per certe analogie con la struttura dentale delle iene, gli hanno fatto appunto attribuire il nome di hyaenodont, benché con le iene non vi siano altre analogie oltre questa.
Si tratta quindi di reperti tutt’altro che insignificanti, ma che si pongono tra quelli più importanti presenti nel museo keniano. Vissuto nell’era Mesozoica, l’hyaenodont, era il più possente predatore del tempo. Le sue dimensioni erano quelle di un odierno orso polare, con un’altezza al garrese di oltre cento centimetri; denti lunghissimi, con fauci capaci di stritolare anche le ossa più solide e un peso che poteva raggiungere i tre quintali.
I reperti ossei, che dopo la scoperta, otterranno certamente una più prestigiosa collocazione all’interno del museo, potrebbero anche consentire agli studiosi di stabilire le cause che hanno portato all’estinzione dell’hyaenodont. “Grazie alla sua potente dentatura, di gran lunga superiore a quella dell’odierno leone, – ha detto il ricercatore Matthew Borths – l’hyaenodont era il predatore carnivoro dominante dell’epoca”. Ciò che sorprende è che, per dare un nome appropriato a questo animale preistorico, ci siano voluti quasi cinquant’anni. I suoi resti erano infatti stati rinvenuti alla fine degli anni settanta nel Western Kenya ed erroneamente attribuiti a un comune leone, semplicemente “un po’ più grande della norma”.
Franco Nofori
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