Franco Nofori
Mombasa, 22 dicembre 2017
Con il contributo del presidente Kenyatta e altri amici, William Ruto ha utilizzato centomila euro per organizzare nella contea di Baringo il sontuoso party in cui è stato celebrato il suo cinquantunesimo compleanno. Parte di questa somma – costituita da quattro voluminosi pacchi di banconote, appena ritirate dalla Kenya Commercial Bank, da sempre l’istituto di credito preferito dai vertici governativi – è stata utilizzata per l’acquisto di mille capre, di cui cinquanta, trascinato da un impeto di generosità, il vicepresidente ha regalato a una scuola femminile di Elgeyo Marakwet.
L’episodio ha provocato accese reazioni nel pubblico che, dopo aver faticosamente digerito i 700 milioni di euro spesi per il processo elettorale e la cerimonia del giuramento dei leader, riceve oggi con questa ulteriore manifestazione di opulenza, uno schiaffo morale che oltraggia i 15 milioni di keniani che vivono sotto la soglia di povertà.
Ma ciò che appare più grottesco e che alcune settimane fa, lamentando la mancanza di fondi nelle casse dello Stato, per finanziare il sistema scolastico nazionale, il governo aveva chiesto (meglio dire: imposto) ai circa novantamila poliziotti del Kenya di autotassarsi per mille scellini a testa onde dare un responsabile e tangibile supporto alla cassa pubblica, da loro stessi saccheggiata.
Si sa che, nel lessico delle classi dirigenti africane, i termini “vergogna” e “imbarazzo” trovano raramente ospitalità, ma comportamenti come questo di William Ruto, attuati con sfrontata arroganza, dovrebbero far sì che la comunità internazionale si chieda seriamente, lungo quali tortuosi canali e – soprattutto – a quali lidi sono approdati i mille miliardi di dollari già erogati all’Africa e fare quindi il possibile affinché gli altri, che il mondo si propone di inviare ora, non facciano la stessa misera fine.
Franco Nofori
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