Africa ExPress
Luanda, 9 agosto 2016
Nuovi scontri qualche giorno fa tra i militanti separatisti del movimento “ Front for the Liberation of the Enclave of Cabinda” (FLEC) e l’esercito angolano nell’enclave della ex-colonia portoghese tra il Congo-Brazzaville e il Congo-Kinshasa.
I combattimenti hanno avuto luogo l’ultimo week end di luglio tra Dinge e Massabi e si sono protratti per due giorni, durante i quali sono stati uccisi quattro ufficiali angolani e sette soldati, mentre altri sei militari delle truppe delle forze armate dell’ex-colonia portoghese (FAA) hanno perso la vita in un imboscata in altra un’altra località della provincia. Sembra che siano morti anche due militanti dei ribelli. Sale così a quaranta il numero di vittime dalla ripresa delle ostilità.
Una fonte delle forze armate ha confermato gli scontri ci sono stati, ma non ha fatto menzione né di vittime, né di feriti. La fonte ha precisato che le misure di sicurezza nella regione sono state notevolmente rafforzate anche con pattugliamenti aerei.
Con l’indipendenza dal Portogallo, ottenuta nel 1975, l’enclave è stata inclusa come provincia della nuova nazione. Da allora è iniziato un lungo periodo di instabilità politica, tuttora non risolta, con continui scontri fra il FLEC e organizzazioni analoghe e l’esercito angolano. Dal 2007 è diventata una Provincia a statuto speciale.
L’enclave è ricca di petrolio, diamanti e oro e da alcuni stata ribattezzata “Il Kuwait africano” . Dall’Oceano Atlantico, non lontano dalla costa, viene estratto il sessanta per cento del greggio angolano, per lo più dai cinesi. La Cina è infatti il maggiore partner economico del governo del Paese. Malgrado le immense ricchezze dell’enclave, la popolazione – all’incirca quattrocentomila persone – vive in povertà, per non dire in miseria.
In un comunicato di pochi giorni fa la leadership del FLEC ha chiesto al governo cinese di rimpatriare immediatamente i suoi cittadini residenti, impiegati nell’estrazione del petrolio. La loro presenza, è stato sottolineato, rappresenta “una provocazione”.
Finora il governo dell’Angola non ha rilasciato nessun commento sull’accaduto.
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