Cornelia I. Toelgyes
6 maggio 2026
E finalmente il presidente di Taiwan, Lai Ching-te, sabato scorso è riuscito ad atterrare a eSwatini, piccolo Regno dell’Africa meridionale, e stringere la mano a Mswati III, l’ultimo monarca assoluto del continente (e forse del mondo).
La visita del capo di Stato di Taiwan era prevista per la fine di aprile, per i festeggiamenti in occasione dei 40 anni dall’ascesa al trono che coincide con il 58esimo compleanno del monarca. Ma, dietro pressione della Cina, alcuni governi africani (Mauritius, Seycelles e Madagascar) avevano vietato all’aereo noleggiato dalla compagnia aerea di Taipei, Cina airways, di sorvolare i propri cieli. Dunque in un primo momento il viaggio era stato rinviato, anzi quasi cancellato dall’agenda.
Ma Lai è conosciuto come uomo testardo, che non demorde facilmente. Infatti anche questa volta non si è lasciato intimidire. E, dopo giorni e giorni di intensi colloqui e accordi segreti presi dai team diplomatici e dalla sicurezza nazionale, la visita di Stato è andata a buon fine. Il presidente ha raggiunto il Paese dell’Africa meridionale su un A340, jet privato del re.
L’aero con a bordo il presidente ha seguito una rotta alternativa sopra la parte meridionale dell’Oceano Indiano per aggirare lo spazio aereo controllato da Paesi vicini alla Cina.
Di fatto la Repubblica Popolare considera Taiwan, governata con un sistema democratico di tipo occidentale, parte del proprio territorio, cercando di impedire a Taipei relazioni diplomatiche con altri Paesi. Fatto che il governo di Lai contesta fermamente.
Un portavoce del Dipartimento di Stato americano ha affermato che il viaggio di Lai era “di routine e non doveva essere politicizzato”.
Va ricordato che gli USA hanno un rapporto particolare con eSwatini, visto che il Regno è tra i Paesi africani che ha accolto “persone indesiderate” dall’amministrazione.
Il piccolo Regno è l’unico partner ufficiale di Taiwan nel continente. Non va però dimenticato che anche il Somaliland, accettato come Stato indipendente solamente da Israele dall’inizio dell’anno, intrattiene rapporti diplomatici con lo Stato insulare. Anche il governo di Taipei, a sua volta, è riconosciuto da pochi Stati (tra questi oltre a eSwatini, il Vaticano e alcuni altri, per lo più in Sudamerica) e non fa parte dell’ONU.
Dall’agosto del 2020 lo Stato insulare ha una rappresentanza in Somaliland, mentre la ex colonia britannica ha aperto la sua nell’autunno dello stesso anno. Sia Pechino, sia Mogadiscio a tutt’oggi non vedono di buon occhio tale alleanza.
Il re di eSwatini è nato nel 1968 a Manzini – la città più importante della piccola nazione (la capitale è Mbabane), situata tra il Mozambico e il Sudafrica – con il nome di Makhosetive. Il padre morì quando il giovane aveva solo quattordici anni. Benchè il vecchio monarca avesse avuto centoventiquattro mogli, solo sua madre è stata nominata regina. Fino alla sua maggiore età gli affari di Stato erano stati appunto affidati a lei, Ntombi Tfawla, mentre il futuro re terminava gli studi all’International College a Sherborne in Gran Bretagna. E’ stato incoronato nel 1986 all’età di diciotto anni.
In quanto monarca assoluto, governa solamente con decreti legge e non di rado viene criticato per il suo stile di vita sfarzoso, pur sapendo che gran parte della popolazione non se la passi proprio benissimo. Lo Swaziland conta solamente 1,27 milioni abitanti.
Il Paese ha uno dei tassi HIV più alti al mondo, con circa il 25-27 per cento degli adulti (15-49 anni) sieropositivi.
Cornelia Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
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