Camerun: Papa Leone lancia messaggio di pace a Bamenda
Cornelia I. Toelgyes
19 aprile 2026
Durante il suo primo “Safari” in Africa, Papa Leone ha scelto – sicuramente non a caso – quattro Paesi molto diversi tra loro. Algeria, ex colonia francese, Camerun ha una storia coloniale assai complessa (dapprima colonia tedesca, poi dopo la prima guerra mondiale, spartito tra Francia e Regno Unito); Angola colonizzato dai portoghesi; Guinea Equatoriale, prima conosciuta come Guinea Spagnola.
Dopo la visita apostolica in Algeria, Paese a maggioranza musulmana, dove il Papa è stato accolto con tutti gli onori anche dall’imam, Cheikh Mohamed Maâmoun Al-Kacimi Al-Hoceini, e rettore della grande moschea di Algeri, Djamaâ El-Djazaïr, il Papa si è poi recato in Camerun.
All’aeroporto internazionale è stato subito ricevuto dall’82enne Paul Biya, al suo ottavo mandato. E’ il capo di Stato più anziano al mondo e dal 1982 dirige il Paese con pugno di ferro.
Negli ultimi 40 anni, Biya ha dato il benvenuto a ben tre Papi. Giovanni Paolo II si è recato per ben due volte nel Paese: nel 1985 e nel 1995, mentre Benedetto XVI nel 2009. E anche oggi, il presidente, ancora sulla sua inseparabile poltrona, ha accolto Papa Leone XIV.
Quasi il 70 per cento dei camerunensi è cattolico, il 21 per cento è musulmano, mentre altri professano credo tradizionali. Va sottolineato che per quanto concerne la religione, vige il massimo rispetto reciproco nel Paese.
Ovviamente non è tutto oro quello che brilla. Se le diverse religioni vivono in armonia, dalla fine del 2016 nel Paese si consuma un conflitto sanguinoso di secessione in due province del Camerun: Nord-Ovest e Sud-Ovest.
Solamente in due delle dieci province del Camerun si parla inglese.
All’inizio del ‘900 il Paese era una colonia tedesca. Dopo la prima guerra mondiale nel 1919, è stata divisa tra Francia e Gran Bretagna, secondo il mandato della Lega delle Nazioni. La parte francese, molto più ampia, aveva come capitale Yaoundé, mentre quella inglese era stata annessa alla Nigeria, si estendeva fino al Lago Ciad e aveva come capitale Lagos. Gli inglesi erano poco presenti in questa regione, la loro attenzione era concentrata sui territori dell’attuale Nigeria.
Ora il conflitto è una vera e propria guerra di secessione, iniziata appunto quasi 10 anni fa, dopo la decisione del presidente-dittatore Paul Biya di voler spostare gli insegnanti francofoni nelle scuole anglofone. Ma, secondo un accordo sull’educazione scolastica del 1998, i due sotto-sistemi, quello anglofono e quello francofono, sarebbero dovuti restare indipendenti e autonomi.
I separatisti sono insorti dopo questa decisone del capo di Stato e da allora sono scoppiati violenti scontri tra ribelli indipendentisti e l’esercito regolare.
I secessionisti, che vorrebbero trasformare le due regioni in uno Stato autonomo chiamato “Ambazonia”, denunciano da anni la loro marginalizzazione da parte del governo centrale e della maggioranza francofona.
Da tempo la Chiesa cattolica locale, in particolare grazie all’arcivescovo di Bamenda, Andrew Nkea, è impegnata a promuovere il dialogo tra le parti. Le difficoltà però non sono poche, alcune sono legate alle divisioni interne dei separatisti mentre altre sono dovute alla poca fiducia nei confronti del governo di Yaoundé.
In occasione dell’arrivo del Santo Padre nella provincia del Nord-Ovest, i separatisti anglofoni hanno annunciato un cessate il fuoco di tre giorni per consentire agli abitanti di recarsi alla messa all’aeroporto di Bamenda.
Ancora oggi, nelle due province persiste una grave situazione umanitaria, tra le più trascurate al mondo.
In questi anni, a causa degli scontri sono morte oltre 6 mila persone (tra civili, separatisti e militari governativi). Più di mezzo milione di persone sono sfollate, mentre 70 mila e più sono fuggiti nella vicina Nigeria. Decine di migliaia di bambini non riescono a frequentare le scuole.
Ecco un’altra guerra dimenticata dalla comunità internazionale, dai maggiori media, ma non dal Santo Padre. Papa Leone è andato a Bamenda, capoluogo della provincia anglofona del Nord-Ovest per portare il suo messaggio di pace e di riconciliazione.
Cornelia Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
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