USA deporta rifugiati alla volta di eSwatini, (ex Swaziland)
24 novembre 2025
ESwatini, piccolo Paese dell’Africa meridionale, governata da Mswati III, l’ultimo monarca assoluto del continente (e forse del mondo) ha ricevuto 5,1 milioni di dollari dagli Stati Uniti. La somma è stata versata al monarca perché accolga cittadini di Paesi terzi espulsi dall’amministrazione Trump. Un accordo in tal senso è stato siglato dalle parti a maggio a Mbabane.
Finora gli USA hanno spedito nel piccolo regno almeno 15 “persone indesiderate”. Le prime cinque sono arrivate nel luglio di quest’anno, le altre 10, invece, sono state trasferite a ottobre. I deportati sono a tutt’oggi nelle galere di eSwatini.
A luglio la portavoce del dipartimento di Sicurezza nazionale, Tricia McLaughlin, aveva precisato che i detenuti portati forzatamente nelle carceri del Paese dell’Africa meridionale provengono da Vietnam, Giamaica, Cuba, Yemen e Filippine. Erano stati condannati negli USA per svariati crimini gravi.
Infine aveva sottolineato: “Sono individui talmente barbari, che nemmeno i loro Paesi di origine li hanno voluti accogliere”. Nel frattempo però un jamaicano è stato trasferito nel suo Paese di origine.
Washington, pur di disfarsi dei rifugiati, ha aperto il portafoglio. La conferma del versamento dei 5,1 milioni di dollari è arrivata dal ministro delle Finanze, Neal Rijkenberg, il quale però ha precisato di non conoscere ulteriori dettagli, in quanto la transazione è stata gestita dal primo ministro.
Human Rights Watch ha dichiarato già a settembre di aver visionato una copia dell’accordo secondo cui il piccolo regno sarebbe disposto a accettare fino a un massimo di 160 deportati dagli USA. La somma è stata elargita per potenziare la “capacità di gestione delle frontiere e delle migrazioni” del Paese.
Oltre a eSwatini, altri governi africani, come Sud Sudan, Ghana e Ruanda hanno accettato “migranti indesiderati” dagli USA.
Il diritto internazionale vieta il trasferimento di migranti irregolari verso nazioni in cui rischiano la tortura o l’esecuzione. Intanto Washington sta lavorando per espandere le deportazioni verso altri Paesi.
Intanto Washington non ha esitato a inviare 7,5 milioni di dollari alla Guinea Equatoriale, uno dei regimi più repressivi e corrotti al mondo.
La senatrice democratica della Commissione Affari Esteri del Senato, Jeanne Shaheen, ha affermato che l’amministrazione Trump ha versato l’ingente somma al governo della Guinea Equatoriale nell’ambito di un’iniziativa volta a espellere alcune persone verso il Paese dell’Africa occidentale.
In una lettera inviata al segretario di Stato Marco Rubio, la senatrice ha sottolineato che “il versamento piuttosto insolito, a uno dei governi più corrotti al mondo, solleva serie preoccupazioni circa l’uso responsabile e trasparente del denaro dei contribuenti americani”.
La somma destinata a Malabo sarebbe infatti stata prelevata da un fondo, istituito dal Congresso per rispondere alle crisi umanitarie. La senatrice ha messo in dubbio che il denaro sia stato utilizzato appropriatamente in questo ambito.
Oltre alle espulsioni, gli Stati Uniti stanno cercando di contrastare l’influenza cinese in Guinea Equatoriale e di promuovere gli interessi commerciali americani nel settore petrolifero e del gas nel Paese.
Nonostante le ricchezze provenienti da petrolio e gas, oltre il 70 per cento dei quasi 2 milioni equatoguineani vive in condizioni di povertà. Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, al potere dal 1979, è il presidente più longevo dell’Africa e non esita a usare la forza per restare al potere.
Africa ExPress
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