AMBIENTE

ONU: allarme Africa, intervento umano ha causato degrado a quasi metà dei terreni agricoli

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
7 novembre 2025

L’ultimo rapporto FAO, Agenzia ONU per l’alimentazione e l’agricoltura, fa un’analisi allarmante sulla situazione dei terreni agricoli in Africa.

 Lo studio si chiama “The State of Food and Agriculture 2025: Land Degradation and Food Security” (Lo stato dell’alimentazione e dell’agricoltura nel 2025: degrado del suolo e sicurezza alimentare).

Presentato lo scorso 3 novembre il rapporto stima che sul nostro pianeta circa 1,7 miliardi di persone vivono in aree con suolo degradato. Le rese agricole sono inferiori di circa il 10 per cento e, purtroppo, la decadenza del terreno agricolo è cosa indotta dall’uomo.

Allarme Africa

Le stime del report 2025 dicono che oltre il 46 per cento dei terreni agricoli africani mostra segni di degradazione moderata o grave. 
Sahel, Corno d’Africa e nell’Africa meridionale sono le aree maggiormente colpite dall’impoverimento del suolo.
In queste regioni l’erosione, la perdita di materia organica e la salinizzazione stanno riducendo in modo significativo la produttività dei raccolti.

Copertina del report FAO “The State of Food and Agriculture 2025: Land Degradation and Food Security”

Le cause

Sono quattro le cause principali. Secondo lo studio FAO, una delle maggiori è la deforestazione accelerata dovuta alla domanda crescente di legna da ardere e di nuove aree agricole. Un’altra delle cause che impoveriscono il suolo sono la monocoltura e il pascolo eccessivo.

Ci sono poi i cambiamenti climatici, altro fattore importante. Eventi meteorologici estremi come cicloni, alluvioni e siccità, oltre che distruggere i raccolti portano ad erosione del suolo.

Crisi socio-economica

In Africa il degrado del suolo, secondo il rapporto, è una vera e propria crisi socio-economica che impatta direttamente sulla sicurezza alimentare di oltre 300 milioni di persone.

La maggior parte degli agricoltori africani ricava il cibo e denaro dal proprio orto, un appezzamento di terreno di inferiore ai due ettari. La degradazione del suolo per queste famiglie significa rimanere senza cibo e senza reddito da subito, una estrema vulnerabilità economica.

È facile che diventino profughi ambientali che disboscheranno altre aree portando deforestazione e ulteriore impoverimento del suolo.
Il documento FAO evidenzia che in molte zone agricole l’erosione del terreno porta alla perdita di due miliardi di tonnellate di suolo fertile. I sedimenti di questi terreni sterili vanno a finire nei bacini fluviali riducendone la capacità idrica e danneggiando i sistemi di irrigazione.

Desertificazione del suolo

I suggerimenti FAO

L’agenzia ONU afferma che solo il 30 per cento dei Paesi africani ha politiche per la conservazione dei suoli, è quindi indispensabile invertire tendenza.

Propone quindi grandi investimenti per rigenerare i suoli in modo naturale con il coinvolgimento delle comunità nella gestione delle risorse.

Suggerisce il rafforzamento dei sistemi agricoli locali e l’accesso ai dati satellitari per il monitoraggio della degradazione. E poi finanziamenti internazionali. Stima almeno 4 miliardi di dollari annui per i prossimi dieci anni.

Sfida critica

“l’Africa si trova di fronte a una sfida critica – sottolinea l’Agenzia ONU -. Senza un’azione urgente, la degradazione del suolo potrebbe compromettere fino al 20 per cento della produzione agricola totale del continente entro il 2040”.



E incoraggia all’azione: il ripristino del 10 per cento delle terre degradate potrebbe fornire cibo aggiuntivo per oltre 60 milioni di persone all’anno. Significa ridurre significativamente la povertà rurale.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com

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@sand_pin
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Sandro Pintus

Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.

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