AFRICA

Presidenziali 2019. in Mozambico: reggerà il partito Frelimo, al potere dal 1975?

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 14 ottobre 2019

Il 15 ottobre, in Mozambico, si saprà se l’attuale presidente Filipe Nyusy, del FRELIMO, sarà confermato per il secondo mandato. E se il partito che rappresenta, al potere da 44 anni, manterrà il 56 per cento di voti. Teoricamente, dovrebbe vincere senza troppi ostacoli.

Bandiera del partito FRELIMO

La crescente insicurezza

Il FRELIMO vuole rimanere il partito dominante ma in questa tornata elettorale, per varie ragioni, pare avere maggiore difficoltà che in passato. Uno dei problemi è la “questione islamista di Cabo Delgado” che crea crescente insicurezza. Da due anni, la provincia più ricca del Paese, al confine con la Tanzania, e sotto attacco da parte di cellule islamiste.

Finora le Forze speciali mozambicane non sono riuscite a fermare i jihadisti di Al-Sunna wa Jama’a, chiamati dalla popolazione al-Shabab. E da metà settembre sono sul posto 160 mercenari russi e squadre d’elite per combattere il terrorismo.

Fotogramma del video dei jihadisti che terrorizzano Cabo Delgado

Le Forze armate mozambicane fanno fatica a proteggere i giacimenti di gas naturale (off-shore opera ENI) e i rubini del più grande giacimento del pianeta. E fanno fatica anche a proteggere l’avorio degli elefanti del Parco Niassa e il legname pregiato che, insieme ai rubini, foraggia il contrabbando jihadista.

Ad aumentare l’insicurezza si aggiunge la posizione della frangia armata autonominatasi “Giunta militare Renamo”. La Giunta, ha bocciato il terzo accordo di pace firmato ad agosto tra Filipe Nyusi e Ossufo Momade, leader RENAMO (ex partito di guerriglia, oggi maggior partito di opposizione) e candidato alla presidenza della Repubblica.

Non riconosce la leadership di Momade, definito “traditore”. Per boicottare le elezioni, nel centro del Paese, ha già realizzato almeno quattro attacchi armati a pullman civili lungo la N1, importante arteria autostradale Nord-Sud. È il secondo fronte, non previsto, che si aggiunge a quello di Cabo Delgado.

Mitra AK-47 in mano a un militare della Giunta Renamo

Il braccio di ferro USA-Mozambico

Altro problema è quello della corruzione ad alti livelli del governo che fa aumentare la sfiducia nel partito FRELIMO. L’ex ministro delle Finanze mozambicano, Manuel Chang, accusato negli Stati Uniti di corruzione, è stato arrestato in Sudafrica. Gli americani lo vogliono processare per frode e riciclaggio e, sia Guebuza che Nyusi potrebbero essere coinvolti nello scandalo. Questa pare essere la ragione del braccio di ferro tra USA e Mozambico che ne chiede l’estradizione per processarlo in casa

La povertà non diminuisce

C’è poi la questione della povertà della popolazione. Nonostante la guerra sia terminata nel 1992 e l’economia del Mozambico sia enormemente cresciuta, la povertà non è diminuita. Ma è notevolmente aumentato l’accumulo di ricchezza della classe politica e di alcuni militari di alto rango. Nonostante questa situazione poco favorevole al FRELIMO, secondo Joseph Hanlon, esperto di Mozambico e docente alla Open University (GB), il partito reggerà.

I veterani non cedono il potere ai giovani

Hanlon dice che il potere del FRELIMO sta nella capacità di rimanere unito e con una struttura di partito riconoscibile dalla politica europea. A suo vantaggio ha una democrazia interna che non permette al presidente e agli altri leader di essere onnipotenti.

“Riuscirà il FRELIMO a rimanere il partito dominante? – si chiede Hanlon su African Arguments – I veterani della guerra di liberazione sono riluttanti a cedere il potere a una generazione più giovane – scrive. E poi conclude – E lo sono anche coloro che hanno ricoperto posizioni di medio livello poco dopo l’indipendenza. Una generazione che sta voltando le spalle alla politica”.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
@sand_pin

 

 

 

 

 

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Sandro Pintus

Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.

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