Tunisi, 20 ottobre 2018
Lo scorso 9 ottobre il parlamento tunisino ha promulgato una legge che punisce la discriminazione razziale. La Tunisia è il primo Paese nel mondo arabo ad aver adottato una legge contro il razzismo, e conferma così anche la sua posizione di precursore in fatto di diritti umani.
A larga maggioranza – centoventicinque in favore, cinque astenuti su duecentodiciasette – l’Assemblea dei rappresentanti del popolo ha ascoltato finalmente l’allarme lanciato da anni dalla società civile tunisina. La legge, volta all’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, prevede da un mese ad un anno di detenzione e pene pecuniarie fino a mille dinari (trecento euro).
Per incitamento all’odio, minacce razziste, diffusione e apologia al razzismo, la fondazione o la partecipazione ad un’organizzazione che sostiene in forma chiara e ripetitiva le discriminazione, le condanne prevedono da uno a tre anni di prigione e sanzioni fino a tremila dinari (mille euro). Prima dell’adozione di questa legge, nessun testo giuridico tunisino condannava formalmente atti razzisti.
“E’ un momento storico, una svolta per il mio Paese”, sono le parole di Jamila Ksiksi, deputata del partito islamista Ennahda e principale promotrice del progetto di legge adottato dall’Assemblea. La Ksiksi fa parte della minoranza nera, che rappresenta il quindici per cento della popolazione, per lo più discendenti degli schiavi. Dunque la deputata sa bene di cosa parla, per che cosa lotta, anche se preferisce non parlare delle offese che subisce giornalmente.
Durante la sua arringa in Parlamento è riuscita a convincere la maggior parte dei suoi colleghi dell’importanza di riconoscere il razzismo come reato, un argomento rimasto a lungo un tabù nei dibattiti pubblici. “Molti deputati, malgrado l’evidenza dei fatti, negano ancora l‘esistenza del problema, altri, invece, temono rischi di divisioni interne, mentre una terza categoria punta il dito contro “ingerenze straniere”, cioè ritengono che dietro questa legge ci sia l’Unione Europea”, ha sottolineato la Ksiksi.
Ora si attende l’applicazione della norma, sia per proteggere i neri tunisini che i molti africani sub-sahariani presenti sul territorio.
Africa ExPress
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