Il jet Gulftstream G650 in volo che sarà presto acquisito dal leader zambiano
Franco Nofori
Mombasa, 15 ottobre 2018
Al presidente dello Zambia, Edgar Lungu, non basta il mostruoso indebitamento di 11 miliardi di euro contratto con la Cina, che mette a rischio la proprietà delle più importanti imprese statali, ora ha in fase conclusiva un’altra spesa di 350 milioni di euro per varie spese militari che includono anche un lussuoso e superaccessoriato Jet a suo uso personale ed esclusivo. Così, mentre il colera divampa a Lusaka, nella disperata inadeguatezza delle strutture sanitarie che dovrebbero contrastarlo, l’ineffabile presidente Lungu, potrà amenamente volteggiare nei cieli africani con il suo ultimo giocattolo e ammirare dall’alto uno sventurato popolo il cui 70 per cento vive sotto la soglia di povertà.
La prima reazione a questa dissennata e frenetica corsa verso il dissesto, viene dalla piccola Norvegia che indignata dagli irresponsabili colpi di testa del leader zambiano, ha deciso l’immediato blocco degli aiuti concessi al suo governo. Questa iniziativa si accoda alle perplessità già espresse dal Fondo Monetario Internazionale (IMF) sulla precaria situazione economica dello Zambia e alle investigazioni promosse dal governo britannico su gravi episodi di corruzione che coinvolgerebbero alcuni ministri zambiani.
Questa volta i beneficiari dell’ennesimo debito contratto dallo Zambia, non sono i cinesi, ma i russi e gli israeliani che Lungu ritiene, probabilmente, più affidabili in quanto a forniture militari. Si tratterebbe, dell’acquisto (a credito) di un imprecisato numero Jet supersonici F-5, di diciotto mini-droni Skylark, di elicotteri da trasporto russi Mi-17 e di vari mezzi militari di superfice. Nel pacchetto è anche compresa l’ultima e sofisticata versione del Jet Gulfstream G650, in una super accessoriata versione extralusso a esclusivo uso del presidente Lungu. Il prestigioso giocattolo sarà fornito dalla società israeliana Elbit che lo equipaggerà anche di un sistema laser antimissilistico.
La patologica tendenza allo spreco di molti Paesi africani, fa sorgere dubbi sull’opzione dell’ “aiutiamoli a casa loro” espressa da diversi Paesi europei per contrastare il fenomeno della migrazione. In quali mani dovrebbero essere indirizzati tali aiuti? Fatalmente non potrà che trattarsi di transazioni inter-governative, quindi i beneficiari di tali aiuti sarebbero proprio coloro che ne fanno incetta per il proprio tornaconto. In altre parole, sarebbe come affidare la prevenzione degli omicidi a Jack lo squartatore.
Il panorama africano, in quanto a crescente indebitamento, si fa sempre più preoccupante ed è favorito sia dai progetti di sfruttamento messi in atto dalle varie potenze economiche mondiali che, dietro alle quinte, ingaggiano tra loro una feroce competizione, sia dall’inesauribile ingordigia della classe dirigente africana che continua a depredare le risorse dei propri paesi, restando del tutto indifferente alle sofferenze dei popoli che governano. Popoli che, di fronte ai faraonici progetti che ingrassano i leader e i loro entourage, vedono, per contro, crescere l’indigenza e la disperazione che li condannano sempre di più al ruolo d’impotenti e vessati sudditi feudali.
Franco Nofori
franco.kronos1@gmail.com
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