Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgies
Quartu Sant’Elena, 8 giugno 2016
Il Niger si trova in una situazione geografica strategica per i flussi migratori che vogliono raggiungere l’Europa. L’ex colonia francese è una tappa obbligatoria per i profughi provenienti dall’Africa occidentale, diretti verso le coste libiche per potersi imbarcare alla volta dell’Italia.
“Il Niger è un Paese chiave per prevenire l’immigrazione illegale”, ha affermato Federica Mogherini , alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione, il 13 maggio 2015.
Quel giorno il consiglio europeo ha approvato di rafforzare la missione civile EUCAP Sahel Niger (European Union Capacity Building Mission Sahel) per prevenire l’immigrazione irregolare. E’ stato anche promesso sostegno alle autorità nigerine per prevenire i flussi migratori irregolari e per combattere la criminalità ad essi connesse.
La costruzione di campi per profughi nei Paesi di transito sono parte integrante del tanto discusso Processo di Khartoum.
Si stima che lo scorso anno almeno centomila persone in fuga da fame nera, guerre e persecuzioni, abbiano attraversato Agadez, città e capoluogo della regione omonima nel nord del Niger, verso il confine con la Libia, per raggiungere le nostre coste.
Alla fine di aprile i media della ex-colonia francese hanno riportato l’arresto di oltre cento donne e bambini, che tentavano di attraversare il deserto in un camion. Giuseppe Loprete, capo della missione OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) ha fatto sapere che i migranti sono stati portati in un centro gestito dall’OIM ad Agadez, l’Organizzazione non ha predisposto il loro rimpatrio.
All’inizio di maggio, il ministro degli esteri, Ibrahim Yacoubou, in occasione della visita di Jean-Marc Ayrault e Frank-Walter Steinmeier, rispettivamente a capo del dicastero degli esteri francese e tedesco, ha sollecitato l’UE che il suo Paese ha bisogno di un miliardo di euro per combattere l’immigrazione illegale.
E proprio il 7 giugno, Federica Mogherini e il primo vice-presidente dell’UE, Frans Timmermans hanno annunciato che la Commissione europea è intenzionata ad incrementare il fondo fiduciario per l’Africa di un miliardo di euro. La metà sarà attinta dalla riserva del Fondo europeo di sviluppo e l’altra metà richiesta agli Stati membri per far fronte ad una nuova forma di collaborazione-partenariato con i principali Paesi terzi di origine e di transito dei migranti.
In sintesi, l’UE è pronta a finanziare i Paesi terzi pronti a collaborare, coloro che “produrranno” meno profughi, senza tener conto che il maggior numero di persone fuggono proprio da governi dove i diritti umani non vengono rispettati, da situazioni di conflitti interni, guerre e fame nera. Dunque non è difficile pensare che per non far espatriare loro cittadini, le dittature useranno mezzi duri, magari utilizzando quelle armi italiane messe gentilmente a disposizione da Roma.
Difficile poi che tali Stati investiranno i finanziamenti dell’UE a beneficio della popolazione. Piuttosto quei soldi finiranno nelle tasche dei dittatori e dei loro aguzzini. Scommettiamo che serviranno a comprare armi?
Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes
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