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Angola: alluvioni, morti e il regime corrotto e cleptocrate tappa la bocca ai dissidenti

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 14 marzo 2015

Sessantaquattro morti, tra cui trentaquattro bambini, centodiciannove case crollate nella città costiera di Lobito, nella provincia di Benguela, nell’ovest dell’Angola. Secondo Nuno Nacedo, un operatore di Christian Aid, “era notte, le persone dormivano, quando le piogge torrenziali hanno fatto crollare le case. La maggior parte dei morti è rimasta seppellita sotto le macerie. Ancora si cercano i dispersi. La gente è sotto choc, disperata”. Il presidente José Edoardo dos Santos ha promesso aiuti per le zone colpite dall’alluvione.

L’Angola è sulle prime pagine di molti giornali non solo per questa catastrofe naturale, bensì per i diritti umani pressoché assenti, libertà di parola inesistente. Proprio ieri Amnesty International ha lanciato una richiesta al Dipartimento di Stato americano perché sostenga il suo appello a favore della libertà di parola in Angola.

Rafael Marques de Morais, noto giornalista investigativo e attivista per i diritti umani, sarà processato nuovamente proprio questo mese per aver scritto un libro denuncia contro alti funzionari e generali dell’esercito angolano, corrotti e responsabili di innumerevoli abusi, in particolare nelle zone diamantifere del Paese.

La libertà di parola è un optional in Angola, Marques lo sa bene. Il governo di Luanda lo perseguita da anni: è stato denunciato, imprigionato, processato, ma lui non tace. Non ha mai smesso di denunciare a gran voce gli abusi di potere, la corruzione, il mancato rispetto per i diritti umani. Il petrolio è una iattura per i Paesi africani le cui élite dominanti abbandonano tutte le ideologie e abbracciano quella del denaro che arraffano senza tener conto delle popolazioni che muoiono di fame.  Così è accaduto nell’ex colonia portoghese.

Edoardo Dos Santos, presidente dell’Angola, da rivoluzionario combattente per la libertà si è trasformato in feroce dittatore. Sua figlia, Isabel, è una delle donne più ricche del mondo, grazie alle royalties versate dalle compagnie petrolifere (occidentali e non). Soldi diretti senza vergogna nei conti all’estero della famiglia “imperiale” che da comunista è diventata cleptocrate. Repressione è la parola d’ordine e per i giornalisti stranieri ottenere un visto di entrata è quasi impossibile: il governo vuole mantenere il più possibile segrete le sue malefatte.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
twitter: @cotoelgyes

La foto in alto si riferisce all’alluvione del 2007 in basso Rafael Marques de Morais

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maxalb

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

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