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Sudan, il leader dei guerriglieri del Sud Kordofan: “Usano la fame come arma”

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE
LOCALITA’ SEGRETA (Sudan) – Pacioccone e sorridente ha piazzato il suo quartier generale in una grotta sui Monti Nuba nel Sud Kordofan (devo rispettare la consegna di non rivelare il luogo). Da lì Abdelaziz Al-Hilu, il leader del Sudan Peopleís Liberation ArmyñNorth dirige le operazioni militari.

Ha una voglia matta di parlare e denunciare i massacri delle truppe sudanesi. “Avevo vinto le elezioni per governatore del Sud Kordofan – racconta – ma Harun mi ha battuto con i brogli. Lui è ricercato dal tribunale internazionale per crimini contro líumanità. Non potevo accettare una sconfitta organizzata nei palazzi Khartoum con il preciso scopo di sterminare la gente di qui e quindi ho ripreso le armi”.

“In Darfur le truppe sudanesi (guidate dalla diabolica mente del presidente Omar Al Bashir) – continua il leader ribelle che sembra un fiume in piena – hanno massacrato almeno 350 mila persone. Qui, in Sud Kordofan e Blue Nile (i due stati abitati da popolazioni africane dove è stato impedito il referendum per líindipendenza, ndr) si sono fermati a quota 200 mila. La loro intenzione era di battere tutti i record, ripetendo gli stessi crimini, ma li abbiano fermati”.

Abdelaziz sostiene che il presidente Bashir, andato al potere con un colpo di Stato militare il 30 giugno 1989, viola ogni patto che firma: “Qui aveva promesso di permettere l’invio e la distribuzione del cibo, ma poi ha cambiato idea e non ha firmato l’accordo. Così la gente muore di stenti”.

“La fame come arma per piegare le popolazioni, indurre i combattenti per la libertà a rinunciare ai loro progetti – chiosa il comandante -. Non è la prima volta in Sudan. Accuse rivolte alla fine degli anni ’80 anche dal vostro attuale sottosegretario agli esteri, Staffan de Mistura, mio grande amico. Staffan era riuscito, forzando senza clamori le regole della diplomazia, a fare distribuire cibo anche nelle zone controllate dai guerriglieri dall’SPLA. Il governo di Khartoum, allora come oggi, era contrario, ma De Mistura, che allora era capo del World Food Programme (il programma alimentare mondiale, ndr) riuscì a far arrivare il cibo alla gente che stava morendo di fame. Venne a Juba con Madre Teresa di Calcutta”.

Abdelaziz parla lentamente, quasi pesasse le parole, che snocciola con pacatezza. Nonostante parli di carneficine, stragi, massacri, da quello che racconta non traspare nessun sentimento di vendetta, ma piuttosto di giustizia:”Dopo l’indipendenza del Sud Sudan, l’anno scorso, il governo di Khartoum ha dichiarato che il Paese, sbarazzatosi dei cristiani del Sud, poteva a buon titolo rivendicare di essere arabo e islamico. Ha negato tutte le diversità. Sbagliato. Io le paio arabo? – aggiunge -. Noi siamo africani. Loro non vogliono accettare la realtà della diversità. I leader sono gli stessi che ospitavano Osama Bin Laden, che hanno organizzato l’attentato a Mubarak, che sono rimasti silenziosi dopo l’attacco alle due torri”.

Sud Kordofan (e i Monti Nuba che ne fanno parte) e Blue Nile – conclude il capo – devono restare uniti al Sudan, ma solo a patto che il Paese si trasformi: diventi realmente democratico, accetti diversità ed etnie, non ci consideri ancora schiavi e non si appelli al Corano per giustificare il massacro di chi non è arabo. In caso contrario noi possiamo solo rivendicare la nostra autodeterminazione e unirci al Sud Sudan. Díaltro canto è questo che la gente vuole”.

Massimo A. Alberizzi
twitter @malberizzi
malberizzi@africa-express.it

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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

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