CONGO-K

Ebola fuori controllo in Congo-K: il virus si sta espandendo a una velocità senza precedenti

Africa ExPress
Kinshasa, 12 luglio 2026

L’epidemia di ebola, dichiarata ufficialmente il 15 maggio scorso nella Repubblica Democratica del Congo, è fuori controllo e si sta propagando con una velocità inedita. Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), rilasciati il 7 luglio scorso, i morti causati dalla terribile febbre emorragica del ceppo Bundibugyo, sono 625, mentre i pazienti risultati positivi al virus, particolarmente aggressivo, sono 1792.

In Uganda, invece, raggiunta ugualmente dalla temibile malattia virale, sono morte due persone, i casi confermati, invece, sono venti.

La variante del virus ebola della 17esima epidemia è il Bundibugyo. Prende il nome dall’ omonimo distretto ugandese, dove è stato identificato per la prima volta nel 2007 e finora non esiste nessun vaccino per questo ceppo. Al momento attuale l’immunizzazione è disponibile solamente per ebolavirus variane Zaire.

Contagi raddoppiati ogni 28 giorni

Secondo l’Agenzia Sanitaria dell’Unione Africana (CDC) l’epidemia si sta diffondendo più rapidamente di qualsiasi altra in precedenza. E Wessam Mankoula, responsabile per le emergenze dell’Agenzia, ha dichiarato che nella parte orientale del Congo-K il numero dei casi sta aumentando in maniera costante: si stima che raddoppi ogni 28 giorni.

Congo-K: emergenza ebola fuori controllo

Il focolaio della febbre emorragica si trova nell’Ituri, al confine con il Sud Sudan e l’Uganda. Da decenni questa provincia è teatro di violenze perpetrate da gruppi armati e dai terroristi ADF (Alliance Democratic Forces, un’organizzazione islamista ugandese, presente anche nel Congo-K dal 1995), alleati allo Stato islamico. Sono conosciuti per la loro ferocia e violenza nei confronti dei civili.

Il virus si è diffuso anche nelle province del Nord e del Sud Kivu, dove ampie zone del territorio sono controllate dalle milizie M23/AFC, sostenute dal Ruanda.  Non hanno nessuna esperienza nella gestione della mortale patologia.

Bunia, focolaio di ebola

Ma è interessante notare, che a Bunia, appunto il cuore del focolaio della malattia, l’80 per cento dei nuovi casi non proviene dalle liste delle persone già monitorare perché hanno avuto contatti con ammalati. Lo ha dichiarato ai reporter di Reuters il direttore per le emergenze di OMS, Chikwe Ihekweazu.

Invece nelle aree con un numero minore di casi, come la provincia del Nord Kivu, quasi tutti i nuovi malati hanno avuto contatti con persone contagiate comunque portatori sane e così inserite in appositi elenchi.

Secondo Ihekweazu resta preoccupante il fatto che a Bunia, un paziente su due testato per ebola è positivo. E’ segno che è in corso una trasmissione comunitaria intensa.

virus ebola

In base ai dati in possesso, sembra che il ceppo Bundibugyo del virus ebola causi sintomi iniziali più lievi rispetto ad altre varianti, riducendo così la percezione del rischio tra le comunità colpite. E parecchie famiglie tendono a prendersi cura del proprio congiunto a casa prima di ricorrere alle cure mediche. Ma ciò aumenta il rischio di trasmissione e propagazione del virus.

Malgrado tutto Kinshasa cerca di essere rassicurante di fronte alla propagazione della patologia. Il ministro della Comunicazione, Patrick Muyaya, ha affermato ai reporter di Le Monde che il governo avrebbe fornito in breve tempo risposte finanziarie e logistiche solide. Ma sul campo la situazione si presenta un pochino diversa.

Stipendi in ritardo

Alcuni operatori sanitari si sono infatti lamentati di gravi ritardi nel pagamento dei loro stipendi, ritenuti anche insufficienti, e hanno denunciato anche le loro condizioni di lavoro. Hanno inoltre affermato di essere costretti a operare con attrezzature limitate. Per questo motivo un gruppo dei lavoratori del settore l’altro giorno ha manifestato il proprio disappunto nel capoluogo di Ituri. Il ministro della Sanità, Roger Samuel Kamba in visita a Bunia, ha incontrato i rappresentanti dei manifestanti.

Kamba ha poi fatto sapere che chi ha protestato avrebbe già ripreso il lavoro. Tuttavia il capo del dicastero della Sanità congolese ha riconosciuto che molte rivendicazioni sono “legittime”, in particolare quelle relative ai ritardi nei pagamenti e delle retribuzioni.

Protezione civili

Anne Ancia, rappresentante dell’OMS in Congo-K, ha spiegato che “gli sfollamenti, la persistente insicurezza e la fragilità del sistema sanitario continuano a complicare gli sforzi volti a tenere sotto controllo l’epidemia”. Ha anche sottolineato che “i bisogni umanitari rimangono ingenti, in particolare per quanto riguarda la protezione dei civili, l’accesso al cibo e ai servizi sanitari essenziali”.

Preoccupazioni condivise anche da Tom Fletcher, sottosegretario generale di OCHA (Ufficio dell’ONU per gli Affari Umanitari). Ha infatti specificato che tali problemi erano presenti già ben prima della nuova ondata di ebola. E milioni di persone da anni sono alle prese con conflitti, fame, sfollamenti. E a tutt’oggi hanno limitato accesso all’assistenza sanitaria e ai servizi di base.

Piccoli orfani in Congo-K. Hanno perso i genitori a causa del temibile virus

Ma sono soprattutto i bambini rimasti orfani a causa della terribile febbre emorragica a portare il peso maggiore. Nell’epicentro della crisi, i piccoli che hanno perso i genitori a causa del virus, devono tentare di ricostruirsi una vita da soli. Spesso sono i fratelli e le sorelle maggiori, a volte poco più che maggiorenni, a prendersi cura dei più piccoli.

Intanto è stato reso noto che un altro cittadino americano è risultato positivo a ebola. Lavorava per una organizzazione umanitaria nel Congo-K.

Secondo Reuters, sabato il portavoce del dipartimento di Stato ha dichiarato che l’agenzia era a conoscenza del caso e si stava adoperando per fornire l’assistenza necessaria. Il portavoce ha rifiutato di fornire ulteriori dettagli. Certo, Washington avrebbe voluto aprire un ospedale per soli americani in Kenya, richiesta congelata da un Tribunale della ex colonia britannica.

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