ERITREA

Crudele, dispotica e belluina: la dittatura Eritrea sotto la lente dell’ONU

Africa ExPress
Ginevra, 7 luglio 2026

“Non si registrano segni di miglioramenti significativi nella situazione dei diritti umani in Eritrea, dove continuano a verificarsi violazioni sistematiche e diffuse, che restano impunite”. Inizia così il rapporto dell’esperto indipendente dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR).

Il sudanese Mohamed Abdelsalam Babiker, professore associato di diritto internazionale presso l’università di Khartoum e fondatore e direttore del Centro per i diritti umani dell’ateneo, ha presentato la sua relazione alla 62esima sessione del Consiglio dell’OHCHR a Ginevra dello scorso giugno.

Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, Ginevra

Il mandato di Babiker, che occupa questa posizione dal 2020, non può più essere rinnovato e occorre scegliere un nuovo rapporteur speciale. Da 14 anni, data in cui l’Ufficio dell’ONU per i diritti umani ha nominato gli esperti per monitorare la situazione in Eritrea, poco è cambiato.

Repressione contro oppositori

Asmara continua la sua repressione nei confronti di oppositori al regime, giornalisti, membri di comunità religiose. Proseguono gli arresti di persone, poste in isolamento senza accuse e alcun processo e spesso sottoposte a tortura.

Parecchi prigionieri restano rinchiusi anche per decenni nelle putride galere, senza che le autorità rivelino quale sia il luogo di detenzione, il loro stato di salute, la loro sorte. Nulla di nuovo sull’orizzonte, un déjà vu nei rapporti precedenti.

E’ bene ricordare che alcuni esponenti della dirigenza del movimento di guerriglia che aveva combattuto per l’indipendenza e la libertà (Eritrean People’s Liberation Front) e che dopo la guerra facevano parte del governo, sono stati arrestati tra il 18 e il 23 settembre 2001 e da allora languono in qualche putrida prigione.

Non hanno mai avuto un processo, non si sa che fine abbiano fatto e neppure se sono ancora vivi. Il primi ad essere arrestati, il 18 settembre di quell’anno, sono stati il ministro degli affari locali, Mahmoud Ahmed Sherifo, sua moglie ed eroina della guerra d’indipendenza, Aster Fissehatsion, e gli ex ministri degli Esteri, Haile Woldetensae e Petros Solomon. Assieme ad altri dirigenti avevano sottoscritto una lettera aperta al dittatore Isaias Afeworki chiedendo riforme democratiche, in linea con i programmi e le idee dell’FPLE.

Pochi giorni dopo, il 23 settembre, il regime ha arrestato i giornalisti che avevano pubblicato la lettera –  Dawit Isaak, Seyoum Tsehaye, Dawit Habtemichael, Mattewos Habteab, Fesseaye “Joshua” Yohannes, Amanuel Asrat, Temesegn Gebreyesus, Said Abdelkader, Yosuf Muhamed Ali e Medhanie Haile – da quel momento detenuti da qualche parte. Da allora, tutta la stampa indipendente nazionale è al bando.

Ma la spietata punizione del sanguinario e belluino dittatore si è scatenata un paio di anni dopo, nel dicembre del 2003 anche sulla moglie di Petro Salomon, altra eroina di guerra, Aster Yohannes.

La donna, che al momento dell’arresto del marito si trovava in America, aveva intavolato trattative con il governo: era decisa a rientrare in patria per parlare con Isais e cercare di convincerlo a rilasciare i prigionieri di coscienza.

Aveva avuto tutte le assicurazioni che avrebbe avuto un salvacondotto, non le sarebbe stato torto un capello e avrebbe avuto l’opportunità di parlare con il dittatore, suo vecchio compagno di lotta.

Invece, appena scesa all’aeroporto di Asmara, Aster, ferocemente e crudelmente tradita, è stata arrestata e trascinata via mentre i suoi figli l’aspettavano assieme alla nonna fuori dallo scalo. Da allora di lei non si sa più nulla.

Liberati 13 detenuti

Tuttavia nella sua relazione, Mohamed Abdelsalam Babiker ha anche sottolineato che lo scorso dicembre il regime autoritario ha rilasciato 13 detenuti che languivano da anni in carcere. Ma ha espresso altresì grande preoccupazione per le incessanti e continue detenzioni arbitrarie e prolungate e sparizioni forzate, tra loro anche due leader musulmani, prelevati nel luglio 2025. Si stima che attualmente ci siano ancora almeno 10 mila persone imprigionate arbitrariamente, uno strumento sistematico del regime, quello degli arresti incommunicado, per reprimere ogni dissenso.

Babiker ha anche evidenziato il pericolo che corrono rifugiati e richiedenti asilo eritrei nel mondo intero. Da tempo molti vengono espulsi o messi arbitrariamente in galera. Sono soggetti alla tratta di esseri umani, subiscono estorsioni. Inoltre in alcuni Paesi è stata persino sospesa la possibilità di potersi registrare come rifugiati.

Esperto indipendente Mohamed Abdelsalam Babiker

L’attuale relatore speciale, arrivato alla fine del suo mandato, ha ricordato che i suoi ripetuti appelli alla cooperazione con l’Eritrea e altri Paesi della regione, comprese le richieste di visite in loco, sono sempre rimasti senza risposta.

Negata cooperazione monitoraggio

La dittatura non ha mai voluto collaborare con i relatori speciali indipendenti per la tutela dei diritti umani, tanto meno ha apprezzato i loro rapporti. E anche lo scorso anno Asmara ha cercato in tutti modi di bloccare il rinnovo del mandato di Babiker.

Quest’anno, per impedire la nomina di un suo successore, incaricato di indagare sulle possibili violazioni dei diritti fondamentali nel Paese, Isaias Aferworki ha inviato Sophia Tesfamariam Yohannes (ambasciatrice dell’Eritrea accreditata alle Nazioni Unite a New York) a Ginevra, sede di OHCHR. La diplomatica è molto vicina al dittatore e gode della sua massima fiducia. L’anno scorso un tentativo per non estendere un monitoraggio indipendente internazionale sui diritti umani era fallito.

Nel 2025 il rappresentante dell’Eritrea al Consiglio dei Diritti Umani, Habtom Zerai Ghirmai, aveva accusato l’UE di essere affetta da “complesso di mentalità salvatrice neocoloniale”.

Anche quest’anno la dittatura non ha risparmiato le sue critiche al rapporto e ha chiesto agli ambasciatori presenti in Eritrea e ai membri dell’Organizzazione dell’ONU di votare contro il rinnovo del mandato.

Ginevra, Palazzo dell’ONU, sede dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani

Di fatto però, per migliaia di eritrei in tutto il mondo, l’ufficio del Relatore speciale delle Nazioni Unite è ben più di una semplice carica internazionale. Rimane uno dei pochi canali attraverso cui le vittime, i prigionieri politici e le famiglie separate dall’esilio possono rivolgersi alla comunità internazionale.

Appello società civile

Per questo motivo organizzazioni delle società civile eritrea hanno inviato una lettera ai 47 membri del Consiglio dell’OHCHR, chiedendo di confermare il monitoraggio dei diritti umani nel Paese, guidato con pugno di ferro da Isaias Aferworki.

E così anche quest’anno il tentativo di Asmara di revocare il mandato all’OHCHR è fallito: 23 Paesi si sono espressi a favore. Il consiglio continuerà a monitorare la situazione dei diritti umani nell’ex colonia italiana.

Ora si passa però all’ultima fase: nominare il successore di Babiker. Per ora in pole position ci sono otto esperti, cinque dei quali africani. A giorni sapremo chi tra loro sarà designato dal Consiglio .

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