APPROFONDIMENTI

Off topic, cioè fuori tema: “La sera in cui il caso Seveso piombò in redazione”

Massimo A. Alberizzi
Milano, 10 luglio 2026

Il 10 luglio 1976 è il giorno dell’incidente di Seveso. Oggi a 50 anni di distanza, tutti i giornali hanno ricordato quella data che segnò l’inizio della consapevolezza dei danni che può causare un inquinamento chimico. Io ero appena stato assunto (il 7 luglio) al Corriere dalla Sera (direttore Piero Ottone) ed ero stato assegnato ai servizi della provincia di Milano. La notizia della fuga della nube tossica dallo stabilimento della società ICMESA, produttrice di componenti cosmetici, rimase segreta per una settimana.

Non era trapelata nessuna denuncia, nessuna notizia. Il nostro corrispondente della zona di Meda, Seveso, Desio non aveva saputo niente. Il Corriere, come tutti i quotidiani, pubblicò la notizia una settimana dopo, appunto, nell’edizione di sabato 17 luglio e fu confezionata cosi. Quella sera ero di turno di notte (cominciava alle 19 e finiva all’1:30) e come al solito verso mezzanotte arrivarono le copie appena stampate degli altri giornali. Venne portato in redazione anche Il Giorno con la storia dell’inquinamento di Seveso, senza grandi dettagli, ma in evidenza.

Al telefono il vicedirettore Michele Tito mi chiese se avevamo qualcosa nelle nostre pagine. Alla mia risposta negativa mi ordinò di scrivere almeno qualche riga. Al volo, svegliando il corrispondente che comunque  non sapeva un bel niente, controllando le agenzie che allora arrivavano via telex che non facevano alcuna menzione,  scrissi quel trafiletto di una quindicina di righe, copiandolo praticamente da Il Giorno. Lo pubblicammo in ribattuta.

Sabato 17 luglio e domenica 18  il caso si gonfiò e saltarono alla luce tutti i problemi che sono stati ben descritti dai quotidiani di questi giorni. Poiché tre anni prima mi ero laureato in chimica e ancora frequentavo amici, compagni di corso e docenti (tra loro il professor Sergio Pizzini con cui avevo elaborato la mia tesi sperimentale in chimica fisica dello stato solido) il lunedì corsi in università e chiesi se qualcuno avesse mai sentito parlare della diossina che stava emergendo come il componente di quella terribile nube tossica che aveva devastato Seveso.

Nessuno sapeva niente perché si trattava di una branca della scienza completamente diversa da quella che avevo studiato nel mio istituto. Ma con il professor Claudio Mari, mio compagno di corso che era rimasto a lavorare in università, cercammo in biblioteca qualcosa. Trovammo alcune indicazioni da cui risultava che la diossina era un composto organico diserbante utilizzato dagli americani durante la guerra in Vietnam con il nome di Agent Orange. Insomma, un micidiale veleno che aveva causato innumerevoli danni alla popolazione civile anche per i devastanti effetti teratogeni sui feti dei nascituri.

Altri tempi del giornalismo. Il Corriere sotto la direzione di Piero Ottone e la supervisione dei vicedirettori Michele Tito, Gaspare Barbiellini Amidei, Franco Di Bella (e interventi costruttivi di Giampaolo Pansa), mise in piedi una task force coordinata dal capo del servizio delle province, Alfonso Scotti, dal suo vice Giuseppe Zanini, e di cui facevano parte oltre a me (ripeto giornalista imberbe appena arrivato al Corriere) Andrea Bonanni, Francesco Metrangolo (sempre in giro sul campo) e Luciano Visentin. Abbiamo lavorato a tambur battente per un paio di anni continuando a produrre articoli su articoli, indagando, investigando e cercando di sviscerare tutti i problemi che di volta in volta si ponevano sul tappeto.

Il giornale ci sguinzagliava ogni giorno (sabati e domeniche compresi) nella zona di Seveso per parlare con la gente, scovare le famiglie che stavano subendo i danni provocati dalla nube tossica, interrogare le autorità. Alcune volte ci trovavamo in due o tre del Corriere nelle conferenze stampa a fioccavano le domande più imbarazzanti.

Era il tempo in cui stavano crescendo e sviluppandosi le radio libere. Ricordo una conferenza stampa in cui gli organizzatori volevano allontanare i rappresentanti delle emittenti private. Mi alzai e dissi: “Se cacciate loro, me ne vado anch’io”. E poi con voce squillante: “Il Corriere se ne va”. Furono costretti a lasciare tutti dentro.

Massimo Alberizzi alla sua scrivania del Corriere della Sera in quegli anni

Nelle settimane successive il “Caso Seveso” comparve sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo e a Milano piovvero i corrispondenti di mezzi di informazione grandi e piccoli provenieni da ogni dove: ricordo tra gli altri l’inglese Deborah Mc Kenzie della BBC e il tedesco Johannes Von Donanyi di un piccolo e indomito quotidiano svizzero.

Il Corriere della Sera è stato di gran lunga il giornale che ha affrontato, approfondito e analizzato il drammatico inquinamento meglio di chiunque altro.

Nelle ricostruzioni che visto in televisione e letto sui giornali in questi giorni ho potuto constatare con un certo rammarico che nella maggior parte dei rapporti sono stati omessi alcuni dettagli che ritengo importanti.

Viene correttamente riportato il nome della fabbrica, ICMESA, ma pochi raccontano che l’ICMESA era di proprietà della svizzera Givaudan, la più grande azienda al mondo produttrice di fragranze e profumi impegnata da qualche anno nella produzione di cibo, carne, pesce e frutti di mare, coltivati in laboratorio.

La Givaudan a sua volta è controllata dal colosso farmaceutico La Roche, le cui responsabilità si erano rivelate lampanti e innegabili durante i processi che si sono susseguiti in quegli anni. L’azienda è stata accusata di avere sottovalutato le pessime condizioni dell’impianto dell’ICMESA, di non avere aggiornato i sistemi di sicurezza e, soprattutto, di non avere informato immediatamente del grave disastro le autorità. Dettagli che, forse, negli articoli di questi giorni avrebbero dovuto essere ricordati.

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Vuoi contattare Africa ExPress?
Manda un messaggio WhatsApp con il tuo nome e la tua regione (o Paese) di residenza al numero
+39 345 211 73 43 oppure +39 377 090 5761
Ci si può abbonare gratuitamente ad Africa Express sulla piattaforma Telegram al canale https://t.me/africaexpress
e sul canale Whatsapp https://whatsapp.com/channel/0029VagSMO8Id7nLfglk

Sostieni il nostro giornalismo indipendente

Ogni contributo aiuta a mantenere l’informazione libera.

maxalb

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

Recent Posts

I Paesi più generosi del mondo? La grande lezione dell’Africa

Speciale per Africa ExPress Sandro Pintus 10 luglio 2026 I più generosi donatori del pianeta…

16 ore ago

Parlando della guerra in Libano, Netanyahu ammette in TV: “Annessione”

Africa ExPress Emanuela Ulivi 9 luglio 2026 Il fantasma alla fine si è materializzato. A…

2 giorni ago

Crudele, dispotica e belluina: la dittatura Eritrea sotto la lente dell’ONU

Africa ExPress Ginevra, 7 luglio 2026 “Non si registrano segni di miglioramenti significativi nella situazione…

3 giorni ago

Il governo tace sui criminali di guerra italiani che hanno combattuto a Gaza

  Alessandra Fava Milano, 6 luglio 2026 John McEvoy e Phil Miller di Declassified UK…

5 giorni ago

Il Libano al centro del ridisegno del Medio Oriente: tra giochi di influenze e ricerca della pace

EDITORIALE Emanuela Ulivi 5 luglio 2026 Teatro di un “pezzo” della guerra in Medio Oriente,…

6 giorni ago

Sahel in fiamme: ribelli all’attacco e il Burkina Faso interrompe le relazioni con la Francia

Speciale per Africa ExPress Cornelia I. Toelgyes 4 luglio 2026 Ibrahim Troré, capo della giunta…

7 giorni ago