MALI

Il presidente del Mali rassicura la popolazione: “Sicurezza sotto controllo”

Africa ExPress
30 aprile 2026

Oggi la nazione tutta ha reso omaggio a Sadio Camara, ministro della Difesa del Mali, ammazzato insieme a una delle sue mogli e due bimbi piccoli durante un attacco massiccio dei jihadisti. Un’autobomba è stata fatta esplodere davanti alla sua abitazione a Kati, roccaforte della giunta militare al potere.

La cerimonia, alla quale ha partecipato anche Assimi Goïta, presidente de facto del Mali, si è tenuta sotto stretta sorveglianza dei militari.

Il capo della giunta è apparso in pubblico per la prima volta martedì, dopo attacchi simultanei in diverse zone del Paese. Le aggressioni sono state rivendicate da JNIM (Gruppo di sostegno dell’Islam e dei Musulmani), coordinate con i ribelli tuareg di FLA (Fronte di Liberazione dell’Azawad).

Assimi Goïta, capo della giunta militare in Mali

Durante il suo discorso alla nazione, ripreso dalla TV di Stato, Goïta, ha ammesso che la situazione è estremamente grave, ma ha rassicurato la popolazione che la “sicurezza” sarebbe “sotto controllo”.

Domenica scorsa i combattenti di FLA hanno conquistato Kidal, cacciando i russi di Africa Corps (contingente che ha “sostituito” i mercenari della società privata Wagner), direttamente alle dipendenze della Difesa russa, i militari dell’esercito regolare di Bamako (FAMa) e naturalmente il governatore della regione.

Blocco stradale di JNIM

In aggiunta, i militanti di JNIM tengono sotto scacco la capitale. Martedì scorso avevano infatti ordinato alla popolazione di di non uscire né entrare nella capitale. E ora stanno traducendo in fatti ciò che avevano annunciato.

Da mercoledì, diverse arterie stradali sono chiuse, altre congestionate a causa di autovetture, camion, bus fermi, bloccati. Un camionista ha raccontato ai reporter di RFI che a Sorybougou, che dista un’ottantina di chilometri da Bamako, sono fermi almeno un migliaio di veicoli, sia automobili, sia grossi camion. “Nessuno li ha aggrediti, solo bloccati. Eppure molte persone hanno avuto paura e sono scappate nelle foreste, senza nemmeno un po’ di acqua da bere”.

Jihadisti impongono blocco stradale in Mali

Stessa scena in altre importanti arterie stradali che portano verso la capitale. Ma secondo le ultime informazioni, al momento attuale i jihadisti non bloccherebbero i viaggiatori che vogliono uscire dalla capitale. Alcuni bus, che hanno evitato le strade principali, sono riusciti a entrare a Bamako.

Insomma per il presidente va tutto bene, pur avendo perso il controllo di diverse aree e città strategiche all’interno del Paese.

Mercenari russi restano

Malgrado la disfatta dei mercenari russi di Africa Corps a Kidal, in risposta alla richiesta dei ribelli dell’Azawad di ritirare Africa Corps da tutto il Mali, il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov, ha dichiarato: “La Russia proseguirà, anche in Mali, la lotta contro l’estremismo, il terrorismo e altre frange negative. E continuerà a fornire assistenza alle autorità in carica”.

Sta di fatto che la situazione in Mali ha messo in stato di allerta anche i Paesi confinanti, in primis l’Algeria. Il ministro degli Affari Esteri algerino ha riaffermato il suo sostegno per l’unità del Mali. E questo malgrado i rapporti piuttosto tesi tra i due governi. Le loro relazioni si sono ulteriormente inasprite dopo un incidente militare dello scorso anno. Allora fu abbattuto un drone maliano dalle forze armate algerine lungo confine tra i due Paesi.

La Francia ha lanciato un avviso ai propri concittadini, raccomandando loro di lasciare quanto prima la ex colonia.

Contingente comune assente

AES (Alléance des Etats du Sahel) della quale fanno parte Burkina Faso, Mali e Niger, ha messo così in luce i limiti operativi e politici di questa cooperazione. Basti pensare che FU-AES (Forza unificata dell’Alleanza degli Stati del Sahel, composto da cinquemila soldati), volto alla lotta contro il terrorismo, non è intervenuto durante gli attacchi dello scorso fine settimana.

JNIM, formazione creata nel marzo 2017, raggruppa diverse sigle della galassia dei terroristi del Sahel. Già da settembre scorso tiene sotto scacco la giunta militare del Mali bloccando i rifornimenti di carburante.

Leader del JNIM è il 67enne Iyad Ag Ghaly, ex diplomatico maliano (è stato consigliere culturale di Bamako a Gedda, Arabia Saudita) e vecchia figura indipendentista tuareg. Diventato in seguito capo jihadista, Iyad ha fondato Ansar Dine, in italiano ausiliari della religione (islamica).

Da tempo è l’uomo più ricercato in tutto il Sahel, è sotto sanzioni delle Nazioni Unite ed è iscritto nella lista americana dei terroristi. Su di lui pende anche un mandato d’arresto, spiccato dalla Corte Penale Internazionale (CPI), per crimini di guerra e contro l’umanità.

Ribelli tuareg considerati terroristi

La giunta militare di transizione del Mali, ha dichiarato nullo il “Trattato di Algeri” all’inizio del 2024, cioè l’accordo di pace del 2015 con gli indipendentisti tuareg. Il regime di Bamako li considera terroristi, alla stessa stregua dei jihadisti.

Un ribelle tuareg

Nel corso del 2024 JNIM e FLA si sono accordati con un patto di non belligeranza. Va precisato che non si tratta di un’alleanza ideologica, bensì di una cooperazione tattica. Il FLA riceve aiuti logistici dall’Ucraina che gli ha fornito droni e piloti a distanza.

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