GUINEA EQUATORIALE

Il papa in Guinea Equatoriale dove un italiano si consuma in galera

Africa ExPress
Malabo, 24 aprile 2026

Il Santo Padre è arrivato il 21 aprile a Malabo, ex capitale della Guinea Equatoriale (dal 1° gennaio di quest’anno la nuova è Ciudad de la Paz), situata sull’isola di Bioko, nel Golfo di Guinea. All’aeroporto è stato accolto dal dittatore Teodoro Obiang Nguema Mbasogo.

L’82enne presidente regna con pugno di ferro il Paese dal 1979 dopo un sanguinoso colpo di Stato contro lo zio Francisco Macìas Nguema, fatto fucilare poco dopo. Ora è al suo sesto mandato.

Papa Leone XIV e il dittatore della Guinea Equatoriale, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo

Durante un primo discorso al palazzo presidenziale, il Vescovo di Roma ha invitato le autorità del Paese a “riesaminare le opportunità di affermarsi sulla scena internazionale al servizio del diritto e della giustizia”.

Repressione a 360°

Papa Leone XIV conosce bene la realtà del Paese. Repressione è la parola d’ordine della dittatura. Oltre il 50 per cento della popolazione vive in miseria, eppure è tra i Paesi più ricchi del continente africano grazie alle sue risorse petrolifere. La maggior parte delle royalities provenienti dal petrolio va a finire nelle tasche della “famiglia regnante” e in quelle di una cerchia ristretta di amici e collaboratori.

Lo yacht di Obiang al molo del porto di Cagliari

Teodorin, figlio maggiore del capo di Stato e vicepresidente del Paese, è ben conosciuto per essere amante del lusso sfrenato. Lui e tutta la famiglia Obiang gestiscono le ricchezze del piccolo Stato africano come se fossero personali. Qualche anno fa Africa ExPress ha persino trovato lo yacht del vicepresidente equatoguineano ancorato al porto di Cagliari. Un’imbarcazione dal valore di almeno 100 milioni di dollari.

In passato il figlio maggiore è stato tra i ricercati di Interpol ma la richiesta del mandato di arresto internazionale è stato cancellata nel 2013. Teodoro Obiang ha fatto risultare le proprietà sequestrate in Francia come beni della Guinea Equatoriale e non del figlio. Nonostante le accuse e i processi in contumacia in USA e Francia e il sequestro dei suoi beni, continua a girare il mondo indisturbato.

Visita alla prigione di Bata

Durante il suo soggiorno nel Paese, il Papa ha visitato anche una delle tante putride galere. A Bata, dove si sentiva ancora l’odore della pittura fresca sulle mura della prigione appena riverniciate, gli oltre 600 detenuti hanno dovuto ballare per Leone XIV sotto una pioggia battente.

Detenuti a Bata, Guinea Equatoriale

I prigionieri di Bata – per lo più uomini, ma ci sono anche circa 30 donne – hanno tutti la testa rasata. Portano divise di color arancione o marrone, in base al tipo di pena che stanno scontando. “Hanno commesso reati contro il patrimonio o contro la persona o altro che la società equatoguineana ha ritenuto punibile”, ha spiegato il direttore del centro di detenzione.

Violazione dei diritti umani

Da anni le ONG lamentano violazioni dei diritti umani nel Paese. La repressione è spietata, specie nei confronti di oppositori al regime. In una delle prigioni della Guinea Equatoriale c’è anche un ingegnere italiano residente, a Pisa, Fulgencio Obiang Esomo. Sta scontando una pena di 60 anni di carcere. La condanna è per una inesistente accusa di tentato colpo di Stato ai danni del dittatore Teodoro Obiang. L’ingegnere è stato rapito a Lomé (Togo) dai servizi equatoguineani.

Amnesty International si è attivata più volte con una richiesta di scarcerazione e recentemente anche esponenti politici della regione Toscana hanno riportato la questione di Obiang Esomo alla ribalta.

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Photocredit: Vaticanews

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Redazione Africa ExPress

La redazione di Africa Express è formata da giornalisti che hanno visitato in lungo e in largo il continente africano e il Medio Oriente

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