L'inferno delle donne afghane, relegate nelle quattro mura di casa
Francesca Canino
Febbraio 2025
Si è spenta la luce in Afghanistan dopo il ritorno dei Talebani a Kabul nel 2021. Oggi il popolo afgano è solo, povero e senza mezzi, ma a cambiare è stata soprattutto la condizione delle donne, ben illustrata in un servizio di Maria Grazia Mazzola, dal titolo “Grida dal silenzio”, andato in onda sulla Rai.
Dopo lunghe battaglie per la parità di genere, le donne afgane sedevano in Parlamento, erano in magistratura, nell’esercito, ma oggi la dittatura talebana le ha relegate in casa, vittime della violenza maschile, delle fustigazioni tornate in auge, del carcere in cui troppo spesso sono rinchiuse.
Molte di loro sono depresse e tentano il suicidio. La discriminazione femminile è adesso una grossa piaga che peggiora di giorno in giorno nel silenzio della comunità internazionale.
Il ritiro delle forze occidentali da Kabul ha escluso le donne dai negoziati e ha delineato per loro la condizione di schiave.
L’Afghanistan è un Paese carcere, da cui alcune donne sono riuscite a fuggire all’estero e si prodigano per aiutare chi è rimasto e vive murata nella propria casa. Ma perché le donne afgane subiscono violenze, vengono bruciate, sono schiave di una società in cui vige l’apartheid di genere?
Perché tanta cattiveria da parte degli uomini? Frustrazioni e ignoranza maschile stanno lentamente uccidendo le donne afgane, mentre il Paese sprofonda nella povertà assoluta. È l’ennesimo capolavoro americano in giro per il mondo, su cui, forse, si dovrebbe discutere di più.
Francesca Canino
francescacanino7@gmail.com
@CaninoFrancesca
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