Demonstrators hold placards and dolls bearing the inscription "Article 453", near the parliament of the Moroccan capital Rabat on June 25, 2019, to protest against an abortion law. - "Article 453", refers to a law which punishes the voluntary termination of pregnancy (abortion) with six months to five years of imprisonment except when the health of the mother is in danger.Protesters today led an action to demand the easing of a law they believe encourages clandestine abortions and child abandonment. (Photo by - / AFP)
15 settembre 2022
Una ragazzina di 14 anni è morta all’inizio di questa settimana in seguito a un aborto clandestino, nel villaggio di Boumia, nella provincia di Midelt nel sud-est del Marocco. La notizia è stata riportata ieri dai media nazionali e ha subito suscitato grande indignazione in tutto il Regno.
A tutt’oggi l’interruzione volontaria di gravidanza è vietata in Marocco, a meno che la vita della donna non sia in grave pericolo. Nonostante vari tentativi di cambiare la legge, l’aborto rimane punibile da sei mesi a due anni di carcere per la donna, mentre per chi lo esegue sono previsti da uno a cinque anni.
Una coalizione di associazioni femministe marocchine, Printemps de la dignité, è andate su tutte le furie quando ha saputo che l’aborto è stato eseguito a domicilio, in casa di un giovane, che sfruttava sessualmente la ragazzina.
In seguito alla tragedia, la polizia ha arrestato la madre della vittima, un’infermiera e il proprietario della casa dove è avvenuto l’aborto illegale, ha fatto sapere mercoledì l’emittente 2M sul suo sito web. Un altro sospettato è stato poi arrestato con l’accusa di assistenza durante l’aborto. Intanto proseguono le indagini degli inquirenti.
Per interruzione di gravidanza clandestina, nel 2019 è stata arrestata una giornalista, poi condannata a un anno di galera, il dottore che ha eseguito l’aborto, a due anni, e per altri due è stato interdetto all’esercizio della professione medica.
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