AFRICA

Giornalisti svelano i traffici dei jihadisti in Mozambico: traffico di organi e rubini

E’ la quarta puntata di questo reportage. La prima è stata pubblicata qui, la seconda qui e la terza qui.

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
25 ottobre 2020

Una delle piste seguite dal Centro de Jornalismo Investigativo del Mozambico (CJI Moz) è quella che porta all’arruolamento jihadista a Cabo Delgado. Il team di giornalisti, grazie alle sue fonti, ha scoperto che avveniva attraverso una madrassa – la scuola islamica. La promessa fatta ai giovani della era che, alla fine, avrebbero continuato a studiare l’Islam all’estero.

Il fallimento del SISE

Una pista tutta diversa da quella seguita dai Servizi di sicurezza mozambicani (SISE). Le indagini del SISE sul reclutamento dei terroristi erano dirette verso personaggi della Resistenza Nazionale Mozambicana (RENAMO). L’ex movimento di guerriglia antigovernativa è oggi il maggior partito di opposizione in parlamento.

Le inchieste dei Servizi mozambicani sono andate avanti tra il 2014 e il 2017 senza successo. Poi è arrivato il primo attacco del 5 ottobre 2017 a Mocimboa da Praia. È stato l’inizio delle azioni terroristiche che oggi sono classificate di “estremismo islamista” del gruppo Ahlu Sunnah Wa-Jammá

Jihadisti mentre fanno uno dei loro proclami a Cabo Delgado

Il reclutamento dei giovani addestrati a uccidere e dei “mercenari”

L’indagine del CJI afferma che il centro di reclutamento di Cabo Delgado è l’area di Mocimboa da Praia. Spiega che i giovani sono reclutati nelle moschee locali e vengono convinti che tutto ciò che faranno sarà per la volontà di Allah. I ragazzi del luogo pensano che, dopo la vittoria dei jihadisti, ci sarà il loro Stato islamico. In questo nuovo Stato l’élite al potere non si occuperà solo delle ricchezze ma dello sviluppo della regione. I reclutatori cercano anche gente che vuole soldi facili, una sorta di “mercenari”, e alcuni di questi erano commercianti al mercato Natite, a Pemba.

Ci sono poi i tanti, troppi, giovani disoccupati. Sono stati indotti a pensare che avrebbero avuto un lavoro invece sono stati costretti ad andare nella boscaglia dove vengono addestrati a uccidere. Il CJI ha scoperto che, se tentassero di fuggire, verrebbero uccisi insieme alle loro famiglie. Lo scorso aprile, cinquantadue ragazzi sono stati barbaramente assassinati perché hanno rifiutato l’arruolamento con i jihadisti.

Secondo il CJI ci sono poi quelli attivi in alcune aree, come Macomia, ascoltano e riferiscono ciò che dice il governo sul conflitto. C’è chi fotografa i soldati con lo smartphone e spedisce le immagini agli amici. Queste foto sono poi postate nel gruppo chiuso Facebook “Shakira Júnior Lecticia”, punto di riferimento dei jihadisti. Sembra che, in una situazione di pesante disoccupazione e abbandono del territorio, siano riusciti a coinvolgere una parte della popolazione giovane.

Villaggio distrutto nella provincia di Cabo Delgado, nord del Mozambico

Il business di organi umani, pietre preziose e oro

Da quando sono iniziati gli attacchi ai villaggi, non si contano i massacri di uomini, donne e bambini smembrati e decapitati. Una guerra che aveva lo scopo di terrorizzare la popolazione. Ora si scoprono cose inquietanti e terribili: sono stati rimossi organi dai cadaveri. “Tutti sanno chi sono i terroristi” – ha raccontato una fonte al CJI. “Fanno la guerra per avere i nostri soldi, pietre preziose, oro. “Prendono parti del corpo umano, gole, ossa, genitali. Le vendono per avere soldi. Denaro che serve a sostenere la guerra in Mozambico e in altri paesi”. Un sospetto del quale nel nord del Mozambico si parla da anni.

(3/4 – continua)

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
@sand_pin

 

Sandro Pintus

Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.

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