Il Mozambico è classificato in arancione come "Paese con problemi sensibili" (Courtesy Reporter sans Frontieres)
Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 17 agosto 2018
Grazie all’espediente del presidente mozambicano Filipe Nyusi, l’informazione libera avrà sempre meno voce. Secondo Reporters sans Frontieres (RSF) il Mozambico continua ad andare sempre più in basso nella graduatoria della libertà di informazione.
Se lo scorso anno era piazzato al 93esimo posto su 180 Stati censiti, nel 2018 l’ex colonia portoghese è scivolata di sei punti passando al 99esimo. Il “decreto avvelenato” contro la stampa libera contribuirà a far scendere ulteriormente il Mozambico nella classifica RSF.
Eppure, lo scorso 3 maggio, nell’ultima Giornata internazionale della libertà di stampa, il presidente mozambicano Filipe Nyusi, secondo quanto scrive RSF, aveva riconosciuto il ruolo essenziale dei giornalisti nello sviluppo della democrazia. Non solo: il capo dello Stato mozambicano si era anche impegnato a “garantire un ambiente favorevole al rispetto della libertà di informazione”.
Allora perché questo giro di vite sui media e i giornalisti? Il prossimo 10 ottobre ci saranno le elezioni amministrative che saranno un test che anticipa quelle generali dell’ottobre 2019. Davanti al decreto governativo del governo di Filipe Nyusi viene naturale pensare a uno strumento che permette a chi è al potere di mantenere il controllo dell’informazione e strozzare la stampa indipendente.
Il FRELIMO (Fronte di liberazione del Mozambico), dall’indipendenza, nel 1975, ad oggi è sempre stato al governo con i suoi organi di informazione statali. TV Moçambique (TVM), Radio Moçambique (RM), l’Agencia de Informação de Moçambique (AIM), il quotidiano Noticias e il settimanale Tempo erano gli unici media del Paese. Fino a quando, nel 1992, è apparso Mediafax. È stato il primo quotidiano indipendente, fondato da Carlos Cardoso ex direttore dell’AIM. Veniva spedito via fax su abbonamento e aveva riscosso notevole successo.
Purtroppo la voce libera di Cardoso è stata messa a tacere, nel novembre del 2000, a colpi d’arma da fuoco mentre stava indagando su un’importante frode bancaria. Vedeva coivolte importanti figure del FRELIMO e il figlio dell’allora presidente Joaquim Chissano.
Da allora sono nati diversi media indipendenti: reti radiofonioche e televisive e testate cartacee ed è esplosa l’informazione nel web. Continuano però le minacce e le intimidazioni ai giornalisti che non sono allineati con il potere.
Visto il rapporto che i governi e le dittature africane hanno con i media e i giornalisti viene da pensare che il “tariffario” mozambicano diventi uno strumento che utilizzeranno con piacere.
Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
(2/2 – fine)
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