AFRICA

Il mio straniero è il mio dio: parola di un nigerino non pentito

Mauro Armanino
Niamey, 17 giugno 2018

L’affermava come un’evidenza. La tradizione del suo popolo lo raccomanda senza ambiguità. Mon étranger c’est mon Dieu. Il Dio è uno straniero oppure lo straniero è lui stesso un dio. Non sapevano della via della seta cinese o delle vicende dell’Aquarius sulla via della Spagna. Seduto come un patriarca su una sedia di ferro il vecchio Lawali non aveva dubbi in proposito. Lo straniero, il suo straniero, è il suo dio. Un’ovvietà per la quale non c’è bisogno di spiegazione. Chissà che cosa si nasconde dietro uno straniero. Un messia, un razziatore oppure un campione di calcio. Desta timore e ammirazione, proprio come un dio preso alla sprovvista e senza documenti. Uno straniero divino che potrebbe piantare in asso il cielo da un momento all’altro e poi sparire nel mare o nella sabbia del deserto. Proprio dove il Sahel e il Sahara  inventano insieme frontiere mobili che creano un paese chiamato di cognome utopia.

C’è poi una signora di Niamey che lo ricorda con un certo rammarico. Qui nel Niger, mormora con un sospiro,  ogni straniero è un re. Si tratta dello stesso concetto elaborato dalla sapienza con altre parole. Sarà anche vero ma intanto Agadez e il nord del Niger sono zone di caccia riservata. In Algeria prima si ruba il lavoro dei migranti, poi i loro averi e infine li si deporta nel deserto più vicino. La solidarietà africana non ha limiti e per questo le stesse frontiere cercano di migrare altrove. Un’analoga storia si sviluppa in Europa, in America, in Asia e persino nell’Oceania, che pure di mare e di isole se ne intende. Guerra dichiarata a chiunque si azzardi a prendere sul serio la propria missione divina. Portare contenitori di speranza senza etichette o data di scadenza. L’altro mondo vuole una migrazione concordata, sicura, ordinata e se possibile scelta. Intanto fomenta un’economia, una politica e una guerra permanente  che tutto sono meno che ordinati. Impresa impossibile ordinare quanto prima si distrugge, rapina e sfrutta.

L’unico dio riconosciuto, in quella porzione del mondo, è il ‘signore del denaro’. Per questo in god we trust, sta scritto sui dollari di colore verde che sono come tute mimetiche. In quel dio si confida e allora tutto e tutti diventano funzione del sistema di accumulazione da spogliamento. Le prime a farne le spese, sono non casualmente le donne. Spogliate, violentate e infine rivendute come mercanzia deperibile. Difficile o forse inevitabile perché dalla colonizzazione in su, donna, terra, risorse naturali e presa di possesso sono un tutt’uno. Una parte del mondo assediata e l’altra in vendita, ecco perché si travestono da dei e arrivano come e quando possono per metterlo sottosopra, ossia finalmente ordinarlo. Sono cacciati, sfruttati financo dall’umanitario che di loro prospera, imprigionati e fatti percepire pericolosi. Ogni giovane che viaggia verso il nord  del paese è considerato un potenziale migrante, se non terrorista, almeno pericoloso e dunque da imprigionare. Potrete tagliare tutto dell’albero e dei fiori ma non fermerete la primavera.

Donna nigerina

Anche Euripide ci mette la sua quando nelle ‘Baccanti’ del  suo teatro sostiene con Dionisio che ogni straniero è un dio. Siamo dunque rei di deicidio, crimine dalle conseguenze non sempre prevedibili. Nell’eliminazione dello straniero si elimina l’estraneità, la stranezza, la possibilità di orizzonti meno scontati, la scoperta della propria dimensione di straniero a se stesso. Quando, come sembra essere stato affermato ai più alti vertici dello stato, che il viaggio è in realtà una crociera, la perdita irreversibile dell’umano non è lontana. Sulla strade, nella sabbia e nel mare ci sono degli dei sconosciuti che, mandati con una missione da compiere, non saranno fermati da nessuno. Con paziente tenacia continueranno a smontare fili spinati e accordi di riammissione. La speranza che con loro e in loro si nasconde è seminata nel mare. Ogni nome perso tra le onde è quello di un dio sconosciuto.

Mauro Armanino

Sostieni il nostro giornalismo indipendente

Ogni contributo aiuta a mantenere l’informazione libera.

maxalb

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

Recent Posts

Boia in azione: altri quattro etiopi giustiziati in Arabia Saudita

Speciale per Africa ExPress Cornelia I. Toelgyes 30 giugno 2026 La “giustizia” dell’Arabia Saudita non…

2 giorni ago

Palestine, West Bank: the colonization of Christian religious sites doesn’t stop

From our correspondent in the West Bank Eyad Hamad June, 26th 2026 The occupation of…

3 giorni ago

Bugie di guerra, il governo minimizza ma la NATO conferma: le basi USA in Italia sono la piattaforma degli attacchi all’Iran

Dal Nostro Redattore Difesa Antonio Mazzeo Giugno 2026 Se le bugie hanno le gambe corte,…

4 giorni ago

Pakistan, Egitto, Arabia Saudita, Turchia: insieme per risolvere i conflitti in Medio Oriente

Speciale Per Africa ExPress Emanuela Ulivi 27 giugno 2026 Il 21 giugno scorso si è…

5 giorni ago

Graham Watson: “Da Starmer a Burnham, pochi cambiamenti nella politica estera britannica”

Speciale Per Africa ExPress Chiara Bazzani Edimburgo, 26 giugno 2026 Negli ultimi giorni l'Inghilterra è…

6 giorni ago

Naufragata 500 anni fa e ritrovata nel deserto in Namibia nave portoghese con un tesoro a bordo

Speciale per Africa ExPress Sandro Pintus 26 giugno 2026 Una nave del XVI secolo, la…

7 giorni ago