AFRICA

Guerra e carestia: nel nord-est della Nigeria infestata dai terroristi si muore di fame

Speciale per AfricaExpress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 14 dicembre 2016

Nella ricca ma corrotta Nigeria si muore per fame. Si teme che gli stenti abbiano ucciso almeno duemila persone nel nord-est dell’ex colonia britannica, in particolare nella città di Bama nel Borno State, ex roccaforte dei miliziani di Boko Haram.

In base ad un rapporto di FEWS (“Famine Early Warning Systems Network”), che fa capo all’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, a causa delle continue incursioni dei terroristi, è praticamente impossibile raggiungere la città e rifornire gli abitanti con i generi di prima necessità. La siccità e l’insicurezza non permette ai contadini di coltivare i campi. La situazione è grave e si prevede un peggioramento nel prossimo futuro. Negli Stati del Borno, Adamawa e Yobe 4,7 milioni di persone si trovano in stato di estrema necessità, i due terzi di esse risiedono nel Borno.

Carestia nel nord-est della Nigeria

La carestia investe quattrocentomila bambini nei tre Stati; settantacinquemila di loro potrebbero morire già nei prossimi mesi di fame, aveva fatto sapere l’UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia) in un rapporto pubblicato in settembre (http://www.africa-express.info/2016/09/24/lago-ciad-crisi-umanitaria/). Ieri, dopo le pesanti accuse del presidente nigeriano  Muhammadu Buhari nei confronti delle agenzie umanitarie internazionali, di aver ingigantito questa crisi umanitaria con il solo scopo di raccogliere fondi, Anthony Lake, presidente-direttore generale dell’Agenzia ONU, ha sottolineato nuovamente l’estrema gravità di questa situazione.

Anzi, il rappresentante dell’UNICEF e l’FEWS concordano: nel 2017 i dati saranno peggiori di quelli attuali e la crisi si potrebbe trasformare addirittura in catastrofe. Lake ha evidenziato che nella Regione del Lago Ciad vivono anche oltre 2,6 milioni tra sfollati e rifugiati, che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni a causa delle continue violenze e incursioni dei terribili e sanguinari Boko Haram. In sette anni questi terroristi hanno ucciso oltre ventimila persone e continuano ad ammazzare barbaramente la popolazione.

Mercato di Magadali in Nigeria

Qualche giorno fa due bambine si sono fatte saltare per aria con il loro carico esplosivo, uccidendo quarantacinque persone e ferendone decine di altre a Magadali, nel Adamawa State. Violenze continue, anche se in minor tono, ma Buhari, che aveva fatto della lotta contro i Boko Haram il suo cavallo di battaglia durante la campagna elettorale, non è ancora riuscito a liberare il Paese da questa piaga, malgrado la presenza della forza multinazionale e gli aiuti internazionali stanziati per combatterli.

Muhamadu Buhari, presidente della Nigeria

 Il 14 dicembre Buhari ha presentato il budget per il 2017 all’Assemblea nazionale. Il presidente ha ammesso che il Paese sta attraversando la peggiore crisi economica degli ultimi venticinque anni, una recessione causata principalmente dal calo del prezzo del petrolio. Infatti i due terzi delle entrate governative sono legate all’oro nero.

L’estrema povertà e le violenze produrranno nuovi profughi, alcuni di loro cercheranno di affrontare il viaggio della speranza per fuggire dal loro Paese dove la vita per molti è un vero inferno. Buhari ha ricevuto finanziamenti importanti dalla Germania e dall’UE per il controllo delle frontiere e per creare lavoro nel suo Paese stesso, in particolare per i giovani e per coloro che saranno rimpatriati (http://www.africa-express.info/2016/10/15/14934) e (http://www.africa-express.info/2016/10/31/nigeria-boko-haram-sta-cercando-di-riorganizzarsi-ue-e-germania-tratta-per-arginare-flussi-migranti/). L’UE apre generosamente il portafoglio per arginare il flusso migratorio verso l’Europa, come previsto dal “Processo di Khartoum”.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

 

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Cornelia Toelgyes

Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.

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