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Uganda: troppi candidati affollano la sfida a Museveni

Speciale per Africa ExPress
Giacomo Albrieux
Kampala, 4 ottobre 2015

L’ex primo ministro ugandese Amama Mbabazi, ha deciso di sfidare alle prossime elezioni, previste per il febbraio 2016, il presidente Yoweri Museveni, al potere dal 1986. Mbabazi aveva già tentato di scalzare l’uomo forte dell’Uganda e aveva chiesto le primarie all’interno del loro partito, il National Resistance Army, ma gli sono state rifiutate. Si è messo così alla guida di parte della opposizione.

In un primo tempo aveva cercato di trovare un accordo con lo sfidante di Museveni alle precedenti elezioni, il dottor Kizza Besigye ex medico personale del presidente e leader del Forum for Democratic Change, ma il progetto di un’alleanza tra i due gruppi, aperto a tutte le opposizioni per tentare di trovare un candidato unico, è miseramente fallito.

Kizza Besigye è un acerrimo nemico delle politiche di Museveni che accusa di brogli nelle precedenti sfide elettorali e di controllo dei mezzi di informazione e della potentissima Electoral Commission. Ma la mossa odierna di Amama Mbabazi in pratica favorisce il vecchio leader perchè divide le opposizioni. La campagna elettorale di Besigye quindi è cominciata prendendo di mira l’altro oppositore.

Amama Mbabzi, potente ex segretario generale dell’NRM, primo ministro fino alla scorso anno ed ex uomo di fiducia del presidente uscente, non ha convinto il portabandiera dell’FDC che continua a ritenerlo come colui che ambirebbe alla presidenza della Repubblica per continuare a esercitare il potere nello stesso modo e con gli stessi mezzi (corruzione diffusa, malgoverno e controllo dei mezzi di comunicazione) dell’attuale governo.

L’ex primo ministro, che recentemente è stato arrestato due volte e che ha la sua residenza perennemente controllata dalla polizia, quindi ha deciso di lanciarsi la solo nella sua corsa alla presidenza. Può contare certamente su un seguito popolare capace di scalfire una buona parte di elettori all’interno dell’NRM. Sensibili al suo richiamo sono soprattutto le donne che vedono nella potente moglie, Jacqueline Mbabazi, una loro leader, essendo stata per anni e anni alla guida delle iscritte all’NRM, con battaglie per l’emancipazione femminile nel Paese.

Inoltre Mbabazi è popolare nella parte Occidentale dell’Uganda il vero feudo del presidente e quindi rappresenta la vera ‘’spina nel fianco’’.

La situazione dell’Uganda andrà d’ora in avanti monitorata con grande attenzione, per evitare che vengano modificate le condizioni di svolgimento della campagna elettorale. La comunità internazionale dovrebbe vigilare soprattutto sulla attività della Electoral Comission, uno strumento in mano sempre alla presidenza.

Recentemente sono state fortemente disattese le condizioni di democrazia e libertà, con arresti di militanti e intralci ai raduni, alle assemblee e ai comizi. Il mese scorso Amama Mbabazi è stato arrestato per alcune ora mentre si recava a Mbale nella parte orientale del Paese per un raduno di militanti, che, per altro era stato preventivamente comunicato alla polizia.

L’Uganda gioca una partita da protagonista nella regione dei Grandi Laghi e nell’intero scacchiere dell’Africa Orientale. In Somalia schiera la spina dorsale del contingente dell’Africa Union impegnato nell’ex colonia italiana. Di conseguenza dovrebbe orientare la sua politica interna in senso liberale e aperto per esercitare una forte leadership sugli Stati vicini, nella Regione e per essere un credibile interlocutore a livello internazionale.

E’ un esame di maturità per il Paese e i suoi governanti non possono fallire. Museveni deve dimostrare lungimiranza se vorrà essere poi ricordato come il grande padre della patria.

Giacomo Albrieux
Console Onorario Uganda dal 2001 a Genova
consulgiacomo@icloud.com

Nella foto in alto Amama Mbabzi (a sinistra) e Yoweri Mseveni in basso una manifestazione a Kampala

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maxalb

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

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