Mondiali di Calcio 2026
Costantino Muscau
15 luglio 2026
Ragazze in camera con i calciatori algerini, dopo la sconfitta e l’eliminazione della nazionale contro la Svizzera.
Atleti e allenatore della Costa d’Avorio sospettati di un grave conflitto di interessi: sarebbero gestiti dalla moglie dell’allenatore stesso.
Giocatori del Senegal a…terra per 5 giorni per non aver trovato l’aereo che doveva portarli a casa dopo l’amara sconfitta contro il Belgio. Certo non potevano fare affidamento sul medico di squadra: avevano appena scoperto che il sanitario era un ginecologo, senza specifiche competenze!
Il dopo mondiale 2026 per tre delle più attese rappresentative africane rischia di finire a schifio, ovvero nel più meschino dei modi.
I Fennec (volpi del deserto) algerini, i Leoni della Teranga e gli Elefanti ivoriani, prima ancora di tornare in patria da Stati Uniti, Canada e Messico sono stati investiti da sospetti, insinuazioni, dubbi maliziosi. Giornalisti investigativi, influencer, odiatori da tastiera, ma in fondo tutti delusi dalle prestazioni dei loro beniamini sui campi di calcio di USA, Canada e Messico, dove si è disputata la 23a edizione del Campionato Mondiale, si sono scatenati alla ricerca di retroscena che potessero giustificare una disfatta inimmaginabile alla vigilia del torneo.
Tutto era cominciato con le più rosee speranze. Nella fase a gironi, erano arrivate in dieci, mai così tante squadre africane qualificate per la massima competizione planetaria del pallone.
E a fine giugno ben nove, esclusa la disastrata Tunisia, subito rimandata a casa, erano passate ai sedicesimi. Anche perché la prospettiva di ben figurare, accanto alle conferme di compagini nazionali solide come Marocco, Senegal, Costa d’Avorio, Egitto, c’era la presenza del sorprendente Capo Verde. Lo Stato-arcipelago, con poco più di mezzo milione di abitanti, ha superato il suo girone, e il 4 luglio ha fatto vedere i sorci… verdi alla regina del calcio, l’Argentina di Lionel Messi.
Poi però le aspettative hanno cominciato dissolversi. L’andamento delle equipe del continente nero ha fatto venire in mente la canzone degli alpini della Prima guerra mondiale (Eravamo in 15, tapin tapum etc etc..!)…. “Eravamo in 10, siamo rimaste in 9, siamo sopravvissute in 2 agli ottavi di finale (Egitto e Marocco)”. Dalle illusioni si è passati alle delusioni, alla realtà.
Senegal, RD Congo, Costa d ‘Avorio, Egitto sono state falcidiate: una vera e propria strage sportiva si è consumata ai danni delle squadre africane tra il 28 giugno e il 4 luglio. L’aspetto che ha reso molto amara questa debacle è che spesso le sconfitte sono state decise sul filo di lana tra tempi supplementari, calci di rigore, episodi sfortunati.
I sogni spezzati, in Egitto e in Marocco, sono stati vissuti con una reazione di orgoglio nazionale. Nelle piazze di Casablanca, migliaia di tifosi in lacrime hanno applaudito a lungo la squadra, che per la seconda volta consecutiva ha raggiunto i quarti di finale, confermandosi la superpotenza del calcio continentale. A Londra, però, gruppi di tifosi marocchini si sono scontrati con la polizia, dopo la sconfitta per 2-0 con la Francia, a Boston.
Il presidente Abdel Fattah Al-Sisi ha reso omaggio ai protagonisti, celebrando il traguardo storico di aver superato per la prima volta una fase eliminazione diretta. Ben diverso, invece, l’atteggiamento del commissario tecnico egiziano, Hossam Hassan, al termine dell’incontro che i Faraoni hanno perso (2-3) con l’Argentina in rimonta finale negli ultimi 15 minuti. L’allenatore ha scatenato una durissima polemica. Ha accusato senza mezzi termini la FIFA e la terna arbitrale.
Hassan, riferendosi a due errori dei giudici di gara, ha parlato di “mondiale truccato per ragioni di marketing. Forse volevano tenere in gara i campioni mondiali e Messi? Non ci hanno trattato con fair play. Non guarderò più nessuna partita di questo campionato”, aveva giurato.
Di interferenza legate al marketing e alla pre-potenza americana in verità si è parlato a ragion veduta dopo l’intervento inaudito di Donald Trump sul caso della stella calcistica USA, Folarin Balogun. Il giocatore era stato espulso durante l’incontro dei sedicesimi di finale contro la Bosnia e quindi squalificato automaticamente per una giornata, ovvero per la sfida contro il Belgio. Il tycoon, convinto di tutto poter fare, nel suo solito delirio di onnipotenza, ha chiamato direttamente il suo amico fedele, presidente della FIFA (l’organismo mondiale che governa il calcio), Gianni Infantino, per invitarlo a fare la cosa giusta e a raddrizzare una grande ingiustizia.
La FIFA, in effetti, con una mossa sconvolgente, ha congelato la squalifica di una giornata. Apriti o cielo: la Federazione europea di calcio (UEFA) ha commentato parlando di “linea rossa superata, con una decisione incomprensibile e ingiustificabile”. La FIFA, si sa, vieta qualsiasi interferenza governativa nelle decisioni sportive. A meno che non irrompa Trump sulla scena e creare un precedente che ha lasciato sbalordito e indignato mezzo mondo.
A essere precisi, c’è stata una eccezione: nel 1978 il brutale generale argentino Jorge Rafael Videla, quello che faceva catapultare gli oppositori fuori dagli aerei in volo sull’oceano Atlantico, volle consegnare la Coppa a Daniel Passarella.
Perfino Hitler non arrivò a tanto, nelle Olimpiadi del 1936. Si congratulò con due atleti tedeschi, ma un intervento del presidente del CIO (Comitato Olimpico Internazionale), il conte belga Henri de Baillet-Latour ricordò – privatamente – allo sterminatore nazista che, in qualità di capo di Stato ospitante, doveva mantenere la neutralità olimpica.
Pur ambiguo verso il nazismo, l’aristocratico belga “impose” un’alternativa: ricevere e fare le congratulazioni a tutti i vincitori (indipendentemente dalla nazionalità), oppure a nessuno.
Per evitare di dover stringere la mano ad atleti neri (in particolare Jesse Owens), o ebrei, Hitler scelse di non ricevere più alcun vincitore nel suo palco a partire dal giorno successivo.
Di altro genere le polemiche che hanno coinvolto la rappresentativa algerina. Secondo un noto giornalista investigativo, Romain Molina, “la Federazione nazionale ha dimostrato di essere in decomposizione. Gelosie, lotte fra clan, assenza di controlli, conti non pagati… L’hotel era un colabrodo, potevi entrare e uscire a tuo piacimento”.
Diversi giocatori hanno approfittato di questa libertà per frequentare i locali dove si fuma il narghilè, altri sono rientrati in hotel in…buona compagnia (femminile).
Anche la Federazione senegalese non sembrava godere, se è vero che squadra e dirigenti hanno dovuto aspettare 5 giorni un aereo per rientrare a Dakar. Il loro volo era stato cancellato non si sa se per questioni politiche, o perché nella capitale erano sicuri che i Leoni sarebbero andati avanti nella giostra calcistica. Ma non è tutto: nelle ultime ore proprio il presidente della Federazione calcistica senegalese (FSF), Abdoulaye Fall, ha rivelato che il medico del team “aveva una formazione da ginecologo! Non possedeva le competenze specialistiche necessarie per supportare la squadra in Nord America. Il problema è stato scoperto tardi e i giocatori non si sentivano sufficientemente rassicurati dal suo sostegno”.
Mentre gli esperti nazionali e internazionali disquisiscono sul perché e per come si è verificato “il tapin tapum” (“Mancanza di esperienza o di abilità? Disorganizzazione societaria”), un dato è certo: vince il…nero!
Tutto il mondo ha potuto vedere come il calcio sia cambiato. Quasi nessuna nazionale era ed è priva di figli dell’immigrazione.
Un esempio lampante, senza citare la solita Francia, è la Germania. Ha scritto il Berlin Magazine: “La nazionale tedesca si è presentata con una rosa che non ha precedenti nella sua storia. Otto dei ventisei convocati hanno origini africane: vengono dal Senegal, dalla Sierra Leone, dalla Nigeria, dal Ghana e dalla Costa d’Avorio. Sono nomi come Jamal Musiala, Antonio Rüdiger, Jonathan Tah, Leroy Sané e Assan Ouedraogo, cresciuti calcisticamente in Germania e orgogliosi di rappresentarla”.
Insomma: il calcio, mai come nella World Cup 2026, rispecchia l’integrazione o comunque un cambiamento epocale, planetario. Il che dovrebbe far tacere i razzisti di ogni genere. Come il politico francese di estrema destra, Eric Zemmour secondo il quale “la Francia d’America 2026 non ha rappresentato la Francia vera e intera, ma solo quella nera e araba delle banlieue dove i giovani musulmani cacciano i giovani bianchi dai campi di calcio”.
Facendo finta di non sapere che su 260 giocatori delle nazionali africane presenti nella competizione, 115 sono nati in Europa(il 44 per cento). Stando al pensiero Vannacci-Salvini, dove verrebbero re-immigrati?
Costantino Muscau
muskost@gmail.com
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