Dian Fossey tra i gorilla che ha studiato in Ruanda
Sandro Pintus
19 maggio 2026
“Nessuno ha amato i gorilla più di lei. Riposa in pace, cara amica, eternamente protetta in questa terra sacra perché sei a casa nel luogo a cui appartieni”.
E continua: “Onoriamo la sua memoria e l’eredità del gorilla di montagna che lei ha contribuito a salvare dall’estinzione. La sua opera ci sarà sempre d’ispirazione”. Questo si legge sulla tomba della primatologa Dian Fossey, uccisa 40 anni fa in Ruanda. Il memoriale è stato eretto dal governo del Ruanda nella foresta in cui ha lavorato per 18 anni.
La donna, il 27 dicembre 1985, era stata trovata morta dalla persona di servizio alle 6.30 di mattina. Il corpo giaceva in un lago di sangue sul pavimento della camera da letto. La testa le era stata fracassata da colpi di machete, arma trovata sotto il letto.
Tra le mani la scienziata aveva una ciocca di capelli castano scuro. La camera da letto fu trovata completamente a soqquadro, ma i beni di valore erano in casa. Dalla sua abitazione non erano stati rubati migliaia di dollari in contanti, i passaporti e la sua pistola trovata vicino al corpo. Questi dettagli avevano escluso la pista di una rapina.
Wayne McGuire, studente di antropologia dell’Università dell’Oklahoma, venne accusato dell’omicidio. Il giovane era in Ruanda per seguire gli studi della Fossey e incolpato di averla uccisa per impossessarsi dei suoi preziosi appunti. Sia la comunità scientifica che l’FBI non credettero nella colpevolezza di McGuire, invece il governo ruandese intendeva farne un capro espiatorio.
Il giovane, avvisato dall’ambasciata statunitense, riuscì a fuggire dal Paese prima dell’arresto. C’era un testimone chiave della macabra vicenda. Era il tracker locale, Emmanuel Rwelekana, arrestato come presunto complice di McGuire. Venne trovato morto nella sua cella poco dopo l’arresto. La versione ufficiale parla di morte per suicidio ma molti investigatori ritennero sia stato messo a tacere.
Tra il 1960 e la fine degli anni ’70 il numero dei gorilla si era dimezzato. Un giorno, in un mercato turistico, la scienziata vide in vendita teste di gorilla trasformate in trofei e le loro mani in posacenere. Una terribile, rabbiosa scoperta che l’aveva mandata su tutte le furie. Era stata la fine che aveva fatto Digit, uno dei gorilla che studiava da anni.
Dian Fossey si opponeva alla deforestazione perché faceva diminuire l’habitat dei gorilla. Una posizione che la faceva odiare dagli agricoltori e soprattutto dai bracconieri, che non potevano continuare il loro lucroso business.
Le inchieste giornalistiche sulla morte di Fossey hanno portato nuove informazioni riguardo all’omicidio della scienziata. Tra queste “Secrets in the Mist “ del National Geographic, reportage che ha spostato l’attenzione sui papaveri della politica ruandese.
Nei suoi diari Dian scriveva riguardo a una scoperta: nel parco nazionale oltre al bracconaggio di gorilla si fa contrabbando illegale di oro e valuta. La primatologa aveva minaciato di denunciare e rendere pubblici i nomi dei funzionari governativi corrotti, implicati nel traffico.
Tra questi, Protais Zigiranyirazo. L’uomo, conosciuto come “Monsieur Z“, era il cognato del presidente ruandese dell’epoca e governatore della provincia in cui si trovava il centro di Karisoke della Fossey. Il politico era fortemente legato al bracconaggio e ai traffici illegali nella zona. Un’ottima ragione che potrebbe aver fatto decidere l’omicidio della scienziata.
Le prove fisiche raccolte all’epoca dell’assassinio sono, purtroppo, andate distrutte o perdute. Il maggiore danno è stato fatto soprattutto durante i tumulti e il genocidio che sconvolsero il Ruanda nel 1994.
L’indagine è un “cold case”. In teoria sarebbe tecnicamente possibile che emerga una “prova regina”. Infatti, rimangono due parti della ciocca di capelli conservate in due buste dal medico francese Philippe Bertrand.
Una è all’FBI di Washington e l’altra nel laboratorio scientifico della prefettura di polizia di Parigi. Il quotidiano francese Le Monde ha contattato la polizia forense di Parigi riguardo al referto avuto quattro decenni fa, ma ha rifiutato di commentare la questione.
Eppure a Le Monde, Fabrice Martinez, ex comandante della polizia ha prospettato una speranza per la riapertura del caso. “…La scienza ora permette di risolvere i casi diversi decenni dopo il fatto – ha dichiarato -. …Nuove competenze utilizzando le ultime tecnologie potrebbero fornire un profilo del DNA, che sarebbe un nuovo elemento.” Ma ci sono grandi ostacoli da superare.
“NYIRAMACHABELLI” (la donna che vive da sola nella foresta) così veniva chiamata in lingua Kinyarwanda. Dian Fossey, californiana di 53 anni, dal 3 gennaio 1986, riposa in pace nel cimitero dei gorilla, a Karisoke, sul Monte Visoke, in Ruanda.
Grazie al suo lungo, profondo e meticoloso lavoro con quei grandi primati ha aiutato la scienza a capire come vivono i gorilla di montagna.
Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
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